<span style=”font-size: 16px; “><img alt=”" src=”http://detoni.files.wordpress.com/2011/03/1521d94e5bb7696375f5b745c5c40040_medium.jpg” style=”border-top-width: 1px; border-right-width: 1px; border-bottom-width: 1px; border-left-width: 1px; border-top-style: solid; border-right-style: solid; border-bottom-style: solid; border-left-style: solid; float: left; margin-top: 0px; margin-right: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; width: 450px; height: 293px; ” /><span class=”Apple-style-span” style=”font-family: Georgia, serif; “>Caro te,</span></span>
<p style=”text-align: justify; “>
<span style=”font-size: 16px; “><span style=”font-family: Georgia, serif; “>il tuo aspetto è pieno di grazia e i tuoi occhi sono gentili, ma dentro sai di essere un mostro urfido e pessimo; io, che un po' ti conosco, penso che questa bizzarra convinzione ti venga da qualcosa accaduto in una più tenera età, e mi chiedo quanto a lungo questo debba ancora condizionarti, MA: va bene, faremo allora che sei un essere venuto dallo spazio, e qui sulla terra hai assunto forma umana; e sul tuo pianeta magari il tuo aspetto è pieno di grazia e i tuoi occhi sono gentili. </span></span></p>
<div style=”text-align: justify; “>
<span style=”font-size: 16px; “><span style=”font-family: Georgia, serif; “>Mi sono svegliata e sudavo, perché ho un po' di febbre ma anche perché stavo facendo un sogno tremendo, ero parte di una banda di rapinatori che rubava a dei criminali pericolosissimi, e così alla fine mi trovavo con l'ultimo compagno rimasto vivo in un furgone pieno di soldi, inseguito dalla banda più efferata dei due emisferi. Avevamo deciso di nasconderci in campagna quando lo Zio (il fantomatico Zio) se ne fosse andato (gli efferati sapevano sempre dove si trovava lo Zio), ma non ce l'abbiamo fatta: eccoci infatti su un basso viadotto, sotto cui mi butto dal furgone in corsa, cercando di fuggire. Mi volto e vedo che il compare viene raggiunto dagli efferati e stritolato tra due tir; raggiungo la città e mi infilo in un negozio le cui pareti sono vetrine verdi, dentro sembra di essere in un acquario: un nascondiglio talmente stupido che non mi cercheranno proprio lì. O forse invece sì.<br />
<br />
Adesso vado, l'alba colora le tende di rosa, è il segnale convenuto con le piante quando vogliono essere bagnate. </span></span></div>
Archivio per la categoria ‘comunicazioni di servizio’
lettera tre
Inciccipuccimucci, comunicazioni di servizio, orrore, sueños su 27 marzo 2011 a 09:11sulla pelle
Incomunicazioni di servizio, esiti resistenziali su 19 febbraio 2011 a 10:02<p style=”text-align: center; “>
<a href=”http://thefragmina.wordpress.com/2011/02/18/coccipella/” target=”_blank”><br />
<br />
<span style=”font-size: 18px; “>qui</span></a></p>
lettera uno
Inciccipuccimucci, comunicazioni di servizio, condominio e dintorni, il peso della mole, pessimismo e fastidio, una bella merda su 8 febbraio 2011 a 00:07<div style=”text-align: justify; “>
<span style=”font-size: 14px; “>S'inaugura, con questa, una serie di tot lettere.</span></div>
<div style=”text-align: justify; “>
<span style=”font-size: 14px; “>Dicono non sia necessario spedirle. Dicono basti scriverle, e qualcosa cambia.<br />
Sono esibizionista, del resto chi ha un blog che cosa può mai essere se non esibizionista. </span><span class=”Apple-style-span” style=”font-size: 14px; “>E poi magari qualche destinatario potrebbe pure trovarle e leggerle. Anche se non sono messaggi in bottiglia. Sono scritti a prescindere.</span></div>
<div style=”text-align: justify; “>
<span style=”font-size: 14px; “>La prima non è la più importante.</span><br />
</div>
<div style=”text-align: justify; “>
<span style=”font-size: 16px; “><span style=”font-family: Georgia, serif; “>La prima è per te, che non sei – anche se ti piacerebbe, visto che ti ci comporti – un cane fuori dalla porta: sei una merda appesa a un palo, oppure un verme senza però nemmeno quel minimo di dotazione da essere vivente che potrebbe farmi provare un briciolo di pietà.</span></span></div>
<div style=”text-align: justify; “>
<span style=”font-size: 16px; “><span style=”font-family: Georgia, serif; “>Stammi a sentire, <a href=”http://en.wikipedia.org/wiki/Homunculus” target=”_blank”>homunculus</a>: puoi andare dove vuoi. Dove ti pare. Questo è ancora un paese libero. MA: non venirmi vicino. Non venirmi davanti, non venirmi sotto. Già una volta, tanti anni fa, ti ho fatto piangere; e pensa a quante persone hai fatto piangere tu, stronzo da quattro soldi. </span></span><span class=”Apple-style-span” style=”font-family: Georgia, serif; font-size: 16px; “>Posso farti molto male, lo sai. Allora guardati da me: non venirmi vicino. Vorrei dirti di non parlare di me, delle mie cose, coi tuoi amichetti. Ma non posso. Non sarebbe giusto. Anche se mi infastidisce e non sai quanto, perché manco mi dovresti nominare. Mi volevi cancellare, e dunque adesso che diavolo vuoi, schifosa imitazione di una blatta? Non mi provocare invadendo i miei spazi. Mai mi verrebbe in mente di fare la stessa cosa con te. Non esisti, se non come un teatro fatiscente al pari della tua casa, piena di trovate a effetto ma senza calore, senza personalità. Sei un bluff. E oggi, se ti vedo in strada, manco ti riconosco. Quindi perché venirmi di nuovo davanti? Vattene per il tuo cammino, miserabile, sapendo che mai più s'incontrerà col mio.</span></div>
Sbirulini che non siamo altro
Incomunicazioni di servizio, esiti resistenziali, pessimismo e fastidio, sbirulino, una bella merda su 6 ottobre 2010 a 14:16<div style=”text-align: justify; “>
<img alt=”" src=”http://emigrationfordummies.files.wordpress.com/2010/09/veronicadonato_sbirulino.jpg?w=420&h=398″ style=”border-top-width: 1px; border-right-width: 1px; border-bottom-width: 1px; border-left-width: 1px; border-top-style: solid; border-right-style: solid; border-bottom-style: solid; border-left-style: solid; float: left; margin-top: 0px; margin-right: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; width: 300px; height: 284px; ” />C'è stato, in tutto questo tempo, che la Mondaini ha raggiunto Vianello, ma non però nel loculo, ha preferito decomporsi vicino alla sua mamma, in Lombardia. Lei che non era riuscita a vivere se non pochi mesi dopo la morte del marito, come Giulietta Masina. Mi fanno tenerezza, queste donne; mi sembrano robe da animali affezionati, più che da esseri umani. </div>
<div style=”text-align: justify; “>
Le piante crescono meglio insieme, i bambini malati vicino a quelli sani guariscono meglio, anche il brutto anatroccolo per essere felice si cercò un intorno più adatto alle sue esigenze. Quando l'intorno è una persona sola, è come se crollasse il mondo e la terra si sfaldasse sotto i piedi. Visti così, i rapporti umani a me fanno, anche, molta paura.</div>
<div style=”text-align: justify; “>
Hanno detto, dopo che è morta la Mondaini, che sì, era una brava attrice, ma Sbirulino. Sbirulino proprio no, è stato una caduta di stile, una cavolata, e anche di peggio, hanno detto.</div>
<div style=”text-align: justify; “>
Ho pensato: pietà l'è morta.</div>
<div style=”text-align: justify; “>
Va bene, Sbirulino. Ma quindi? Se muore un tizio con un orrido porro al naso, qualcuno vorrà ricordarlo dicendo: sì, era un brav'uomo, ma con quel porro? Quel qualcuno, magari, in vita non gliel'avrebbe mai neanche fatto notare.<br />La Mondaini, a un certo punto, in tarda età, volle fare 'st'accidenti di Sbirulino. Ricordo come Vianello recitasse la parte del criticone insofferente. Faceva bene. Era come un gioco, tra loro due, la Mondaini che sbarella vestita da clown, con quella vociaccia da finto bambino, e Vianello col solito aplomb, a prenderlo, metaforicamente, a calci nel sedere. Anche questo, adesso, fa tenerezza.</div>
<div style=”text-align: justify; “>
Insoddisfatto desiderio di maternità, e quindi: Sbirulino?</div>
<div style=”text-align: justify; “>
Inizio di demenza senile, e quindi: Sbirulino.</div>
<div style=”text-align: justify; “>
Voglia di allegria, di gioco, di non prendersi troppo sul serio, e quindi: Sbirulino!</div>
<div style=”text-align: justify; “>
Voglia di fare una burla fastidiosissima a Vianello, e quindi: Sbirulino…</div>
<div style=”text-align: justify; “>
Che ne sappiamo?</div>
<div style=”text-align: justify; “>
Ce ne fossero, di Sbirulini. Di persone che, essendo grandi, nella vita prendono decisioni da grandi, e sono responsabili, e hanno capito che è meglio trattare gli altri come vorrebbero essere trattati loro, e cioè, almeno, con rispetto e con dolcezza; poi, quando gli gira storta, o stortissima, si mettono una maschera, diventano Sbirulini, e rompono i coglioni, fanno i capricci con la vociaccia insopportabile. </div>
<div style=”text-align: justify; “>
Ma almeno tu lo sai: quando poi si levano la maschera, si son sfogati, e ti ci puoi relazionare. Magari, mentre sono Sbirulini, fai lo Sbirulino pure tu, oppure il Vianello.</div>
<div style=”text-align: justify; “>
Invece no. Gente che punta i piedi, che sfrange le ovaie come gli infanti quando han le coliche o mettono i denti, e questo nella vita di tutti i giorni, che abbian 30, 40, 50, 60 anni.</div>
<div style=”text-align: justify; “>
Tu ti sforzi di diventare grande, di non fare la bambina, anche se lo fai per te, perché ti fa cagare fare la bambina a 40 anni e pussa, e – anche – ti fanno cagare quelle che lo continuano a fare nonostante l'età avanzata, e allora, pur non avendo mai fatto altro che la bambina, cerchi di capire come crescere, prendendo a modello altre vite, parli con la bambina che eri, la convinci a modi più urbani, a non rompere troppo le balle, che ci sono anche altre cose, magari, nella vita, più interessanti che star dietro alle menate infantiloidi di 'sta ceppa. Poi ovviamente ricadi, e ti rialzi, dandoti della deficiente e a fatica ti perdoni; vuoi cercare di preservare dentro di te le cose belle dell'infanzia, uno sguardo puro, ed è difficilissimo; una certa ingenuità, anche se quando invecchi più che ingenua sembri, e sembrerai, cogliona; ma resisti, te ne sbatti, e resisti.</div>
<div style=”text-align: justify; “>
E poi arrivano quelli, e quelle, che danno fiato alle trombe e ti dicono qualsiasi roba, senza pensare a te e alla tua storia, perché ci son solo loro. Quelli, e quelle, che gli rode il culo e ti trattano di merda, e tu non c'entri niente, hai solo dato confidenza. Quelli, e quelle, che ti fan trovare lunghissimo, perché sono insicuri, insicure, e devono dar prova che invece no, allora magari fanno anche i duri, le dure, e gli sboroni, e le sborone, e i saccentoni, e le saccentone, senza sapere un cazzo, soprattutto di se stessi e di stesse; e magari se 'ste cose se le fossero risolte prima saremmo tutti un pochino più contenti, e contente. Anche, soprattutto, loro, perché non stanno mica bene.</div>
<div style=”text-align: justify; “>
Io mi ci incazzo ancora, ma voglio imparare a fare lo Sbirulino, e quando mi beccano e mi sfiniscono con le loro paturnie gli do delle botte in testa con un clavone di plastica.</div>
<div style=”text-align: justify; “>
Ma ce ne fossero, cazzo, di Sbirulini!</div>
saccopelismo interiore
Incomunicazioni di servizio, condominio e dintorni, esiti resistenziali, eternal sunshine su 23 maggio 2010 a 18:14<img alt=”" src=”http://detoni.files.wordpress.com/2010/05/3244032222_164069ffea.jpg” style=”width: 500px; height: 317px; float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt;” />Ieri notte ho dormito nel sacco a pelo. Non sarà l'ultima volta. Sto rifacendo casa e adesso tocca alla camera da letto. Chi mi sta dando il bianco (io non ho più né la voglia né l'età, abbiamo già dato, e anche vaffanculo) è un amico molto in gamba ma che non lo fa di mestiere, bensì nei ritagli di tempo, quindi l'operazione è lunga e laboriosa. Come tutti gli artigiani bricoleur che si rispettino, però, ama mettere sottosopra tutta la casa pure mentre sta dipingendo una cucinetta 1×1 (un metro x un metro) come la mia. Per lui è più comodo, certo. Per me che nel frattempo ci devo vivere, meno. La novità è che non scappo. Potevo andare a dormire da un'altra parte, andarmene al mare o anche solo a Casale, invece no. Un po' è perché devo comunque mettere a posto delle robe, fare cernite, chiudere scatoloni, riaprire scatoloni. Ecco, il fatto di disfarmi di tutta 'sta vecchia rumenta mi fa sentire così bene che la mattina mi alzo cantando e accendo subito la radio. Si diffondono nell'aria note di canzoni d'amore che mi fanno sognare e incazzare, poi cambio stazione e ballo. Rivaffa. La sensazione è: luce, leggerezza, facilità, neuroni, cellule e atomi felici. Siete felici, atomini? Celluline? Sì, mi rispondono, e poi sorridiamo, facciamo colazione e balliamo. Apriamo vecchie scatole piene di paure e peccati e nostalgia, piene di ricordi legati a potere ma anche creatività e soprattutto speranza che qualcosa nel mondo potesse cambiare, guardiamo i faldoni, i progetti, le ricerche, le fotocopie, i rapporti, le interviste, ricordiamo e: oddio, ma questo lavoro lo saprei ancora fare? Chi se ne frega, perché non lo voglio rifare: non lo farò mai più. M'era caduto addosso, m'era piaciuto, ma non l'avevo scelto.<br />Mi aveva scelto lui, per mano di una persona che dopo più di cinque anni ho rincontrato per caso l'altro giorno: caso, quale caso. Niente è a caso, ormai. Non ho cambiato strada, solo ho girato la testa dall'altra parte; più che altro per non metterlo in imbarazzo. Per non metterci reciprocamente in imbarazzo. Potrei dire – tempo fa, ancora l'avrei detto – che non mi piace schiacciare i vermi. Invece no. Dico che non me ne sbatteva nulla. Non m'importava mentre ci incrociavamo e ci lasciavamo alle spalle. Ho osservato che è invecchiato, e pure male, che aveva troppi capelli bianchi per la sua età e un'andatura saltellante da Topolino. In effetti. In effetti il nocciolo – banale – della nostra relazione è tutto qui: è vero che le storie più fighe di solito erano quelle con Topolino, ma ho sempre preferito Paperino e Pippo. Non meritavo comunque quel che è successo; non l'ho mai illuso. Gli ho voluto bene; gli ho dato molto. Semplicemente, ha seminato quel che ha raccolto. Non so se la miglior vendetta sia il perdono; io non l'ho perdonato, il perdono la maggior parte delle volte è una cazzata buonista; dico solo che non me ne frega più un cazzo.<br />Dormire in casa col sacco a pelo è figo, perché non bisogna stare attenti a dove mettere la faccia o le braccia come quando si è in giro e si dorme su materassi sfondati buttati su pavimenti pieni di polvere dove la sera prima di spegnere la luce trovi la carcassetta secca di una blatta.<br />La risposta giusta è: lo saprei fare, e molto meglio di prima. Perché sono cambiata. Ma è proprio perché sono cambiata che saprei non darmi più così tanto. Arrivederci amore, ciao? Sì, ma sono io che me ne vado. Che ci sono e non ci sono. Più.<br />Ieri pomeriggio abbiam rimontato la <a href=”http://detoni.files.wordpress.com/2010/05/3244032222_164069ffea.jpg” target=”_blank”>bookworm</a>.<br />Illo ha fissato due mensole; la prima era posticcia e a un certo punto è caduta e si è sfracellata. Io me lo sentivo che cadeva.<br />Illo una volta andò febbricitante a casa di una nostra comune amica (che ora non lo è più, chissà come mai?) a cui s'era rotta la porta blindata. Di fronte alla quale specificò che, per quanto "manitas", non era sicuro di farcela. E infatti fece un bordello, vennero via le molle, esplose tutto, e si dovette poi chiamare un fabbro. Lei non l'ha perdonato, per anni l'ha evitato anche se abitavano vicini e la donna di lui era una delle sue migliori amiche. (Lei) Fa l'educatrice e ha un tot di anni più di me. Una persona intelligente, di certo stimata in ambito professionale e non solo. 'Na pazza.<br />Allora, io so che illo è una brava persona e ce la mette tutta e spesso fa delle cose molto belle, perché dovrei incazzarmi se mi ha spaccato un pezzo di bookworm che costa un occhio della testa? Cioè, perché nella mia infinità magnanimità e maturità preferisco lasciar perdere? La verità è che non m'è proprio venuto da incazzarmi. Per questo dico che sono cambiata. Che succede insomma con il buon illo? Che lo lascio sbagliare. Fa la cazzata, poi si rende conto, si sente in colpa, e ancor di più non essendo cazziato, perciò cerca in tutti i modi di rimediare. E mi dà di tutto e di più. Fanno così le donne, no? Per questo non potrò mai fidanzarmi con illo: perché non è mio figlio.<br />[Fanno così le donne ma mia madre no, infatti se qualcosa in casa veniva rotto/perso era 'na tragedia, tutto doveva scorrere perfetto e integro e immutato for ever and ever. tiè, mamy. tua figlia è diversa da te]<br />Poi, se a qualcuno venisse in mente di paragonare il mio ignorare Topolino per strada con l'atteggiamento dell'ex amica che non caga illo quando lo incrocia, sappia che il povero ratto non mi ha rovinato una serratura; praticamente m'ha pugnalato mentre stavo già morendo (dimostrando anche in questo la sua viltà, non avrebbe mai avuto il coraggio di farmi fuori, altrimenti. I cagasotto li detesto, proprio come tipologia del genere umano). Capirai. Data la situazione, non ci ho fatto neanche troppo caso. Diciamo che mi sono indignata perché se fosse successa la stessa cosa a qualcuno cui volevo bene mi sarei incazzata come una biscia e magari avrei anche fatto qualcosa. Qualcosa che per me nessuno ha fatto, è vero, ma va bene anche così. Ormai son più di trent'anni che ho letto Don Chisciotte per la prima volta. Posso quindi affermare con ragione di causa che la persona più donchisciottesca che conosco sono io. Inutile che cerchi un Don Chisciotte. Devo cercare una Dulcinea o tutt'al più un Sancho?<br />Ma poi, visto che son felice, e mi piaccio molto, sarò ancora proprio così donchisciottesca? Sto diventando qualcosa che non so? O vado dove voglio andare? Mah e rimah. E soprattutto: cazzomene.<br /><br />E adesso mi piace anche <a href=”http://www.youtube.com/watch?v=Np5oLWpBX_Y&feature=related” target=”_blank”>questa canzone</a>. Non sarà che sto diventando un po' paracula come quello che la canta e so
prattutto come quello che l'ha composta? Brrrr.
ultimi complementari, inizio e partenza
Inargentina, comunicazioni di servizio, cortazar, hofmann su 2 gennaio 2010 a 14:29<div style=”text-align: justify;”><a target=”_blank” href=”http://www.exibart.com/notizia.asp?IDCategoria=75&IDNotizia=29360″><img align=”cssLeft” alt=”" style=”margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left;” src=”http://detoni.files.wordpress.com/2010/01/69887.jpg” /></a><em>Così godo con gli occhi, se si può dire, di tutte le meraviglie che si mostrano e che incontro; e occupo il mio spirito su come immortalare le idee suggerite dalla natura. Forse è espresso con troppa arroganza, ma tu capisci: realizzare in un’immagine ciò che si vede. Così vedo continuamente i quadri più meravigliosi, mentre il mio spirito sottrae o aggiunge questo o quello alla natura, lo mette in luce o lo vela, combina una cosa o l’altra. In questo modo mi aggiro come in una grande mostra, i cui quadri sarebbero solo da copiare… solo con l’ansia di non potercela mai fare, oppure, se arrivasse il momento buono, con il timore di aver dimenticato tutto. Questo occuparmi del mondo intorno a me è l’unico legame che mi riconcilia con questa vita nella quale mi ha buttato il destino e che per sua natura è così lontana da tutto ciò che riguarda la guerra.</em></div>
<div style=”text-align: right;”><br />
<a href=”http://www.palazzoducale.genova.it/naviga.asp?pagina=8369″>Otto Hofmann</a>, 14 dicembre 1941</div>
<div style=”text-align: justify;”><span class=”quote”><br />
<br />
</span><em><span class=”quote”>Detesto il lettore che ha comprato il suo libro, lo spettatore che ha pagato per la sua poltrona, e che a partire da quel momento sfrutta il morbido cuscino del godimento edonista o dell’ammirazione per il genio.<br />
Che cosa importava a Van Gogh della tua ammirazione? Voleva la tua complicità, che tu cercassi di guardare come stava guardando lui, con gli occhi scorticati da un fuoco eracliteo. Quando Saint-Exupéry sentiva che amarsi non è guardarsi reciprocamente negli occhi ma guardare insieme nella stessa direzione andava oltre l’amore di coppia perché l’amore, se è amore, va sempre oltre la coppia, e io sputo in faccia a chiunque venga a dirmi che ama Michelangelo o E.E. Cummings senza provarmi che almeno in un’ora estrema è stato quell’amore, è stato anche l’altro, ha guardato insieme a lui attraverso il suo sguardo e ha imparato a guardare come lui verso l’infinita apertura che aspetta e reclama.</span>”</em></div>
<div style=”text-align: right;”>Julio Cortázar, <i>Il giro del giorno in ottanta mondi<br />
<br />
<br />
<br />
</i></div>
<div style=”text-align: justify;”>Sono nei preparativi per la partenza, volo in Argentina per un mese. Vado quasi senza libri, tanto là mi voglio comprare alcuni Cortázar e <a href=”http://es.wikipedia.org/wiki/Bomarzo_%28novela%29″>Bomarzo</a>, romanzone ambientato in itaglia che anni fa ebbe enorme fortuna nel mondo iberoamericano e qui da noi è pressoché <a href=”http://www.ibs.it/code/9788886091206/mujica-lainez-manuel/bomarzo.html”>sconosciuto</a>. Altre idee? Sì, magari anche qualche Borges, Bioy Casares, ecco, poi? Tipo, di Soriano, che cosa, a parte <em>Triste, ecc.</em>?<br />
E c’è qualche film che dovrei assolutamente vedere, prima di partire?<br />
Quando viaggio (anche solo sul treno regionale) mi dico le stesse robe di Hofmann, che però quando scriveva quella lettera là sopra era prigioniero in Russia, mica saltabeccava qua e là come la vispateresa sottoscritta. Poi, peraltro, non solo non son pittrice e scribacchio poco e male, ma di tutto quello che vedo/sento/rielaboro la gran parte delle volte non scrivo un kaiser. Pace. Fotograferò. Però: la descrizione è importante, per me, sempre più importante, che si tratti di una via, di un suono, di un naso o di uno stato d’animo, son tutti paesaggi e valgono tutti allo stesso modo, e il lavoro da fare – sempre per me – è quello d’imparare a vederli dal di dentro, a sentirmeli dentro, a sentirmici dentro, e poi parlarne come se ne fossi fuori, come se (mi) vedessi contemporaneamente dal di fuori, sennò chi non è me non capirà, forse. Anche chi pensa di scrivere solo per se stesso in realtà non fa altro che comunicare. Anzi: tenta di. E siccome son da poco passate le feste e siamo tutti più buonini, piace molto anche il tentativo, come diceva?, Beate le donne e gli uomini di buona volontà.</div>
<div style=”text-align: justify;”><br />
<br />
<span style=”color: rgb(255, 102, 0);”><strong>UPDATE</strong></span>: c’è <a href=”http://zop.splinder.com/post/21881146#21881146″>un concorso di zop</a>, si tratta di mandargli uno o più racconti sul precariato, non più di 3000 battute; dice zop: <span style=”color: rgb(102, 102, 102);”><span style=”font-size: small;”><span style=”font-family: Georgia;”><em>I<span style=”color: rgb(102, 102, 102);”><span style=”font-size: small;”> giochi si aprono il <strong>17 dicembre</strong> 2009, quando su REPUBBLICA XL uscirà la segnalazione, e si chiudono il <strong>17 gennaio 2010</strong>. </span></span>Prossimamente terrò l’indice dei racconti pervenuti sul mio blog, e aprirò una pagina web in cui li renderò visibili. Successivamente al 17 gennaio sceglierò i vincitori, come al solito a mio insindacabile giudizio. <span style=”color: rgb(102, 102, 102);”><span style=”font-size: small;”><span style=”color: rgb(102, 102, 102);”><span style=”font-size: small;”>Una selezione dei migliori raccolti a tema sarà inviata a degli editori nella speranza che qualcuno li pubblichi.</span></span></span></span></em></span></span></span><br />
(roba appresa da bobboti, che <a href=”http://bardofulas.splinder.com/post/21959426″>già contribuisce</a> da par suo)</div>
allarme rosso su marte!
Incafonano, comunicazioni di servizio, italiano vero, pessimismo e fastidio, viaggi su 13 dicembre 2009 a 19:52<div style=”text-align: justify;”>Buonasera. Alla luce degli <a href=”http://www.repubblica.it/2009/12/dirette/sezioni/politica/comizio-berlusconi/comizio-berlusconi/index.html”>ultimi accadimenti</a>, riproponiamo un <a href=”http://petarda.splinder.com/post/3856402″>pezzo di repertorio</a> risalente al 2001 d.C.<br />
<span style=”color: rgb(0, 0, 0);”><span style=”font-size: medium;”><br />
</span><span style=”font-size: large;”><span style=”font-family: Courier New;”>Dallo <em>Space Guardian</em>: </span><strong><span style=”font-family: Courier New;”>Allarme </span></strong></span></span><span style=”font-size: large;”><strong><span style=”font-family: Courier New;”><span style=”color: rgb(128, 0, 0);”>rosso</span></span></strong></span><span style=”color: rgb(0, 0, 0);”><span style=”font-size: large;”><strong><span style=”font-family: Courier New;”> su Marte!</span></strong></span></span><span style=”font-size: small;”><span><span style=”font-family: Courier New;”><br />
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<img style=”margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; width: 397px; height: 204px;” src=”http://detoni.files.wordpress.com/2009/12/f362a8d3f094d069087d1b8ccd5dc13c_medium.jpg” alt=”cav spockoni” /></span></span></span><span style=”color: rgb(0, 0, 0);”><span style=”font-size: small;”><span><span style=”font-family: Courier New;”>L’astronave ammiraglia Azzurra è atterrata ieri sul pianeta Marte, in seguito agli accordi intercorsi tra la diplomazia terrestre e quella marziana; l’incontro era finalizzato a una verifica preliminare per futuri insediamenti terrestri sul pianeta Marte, a scopo industriale e residenziale. </span></span></span></span></div>
<p align=”justify”><span style=”color: rgb(0, 0, 0);”><span style=”font-size: small;”><span style=”font-family: Courier New;”>La delegazione terrestre, composta dal Faccendiere Intercontinentale Berluskhan e dai suoi vice, Bosstik e Phinix, ha incontrato l’Imperatore T’Inkul e il Ministro degli Affari Interplanetari T’Inkiappett alle 25.70 (ora locale). Al momento dello sbarco, i tre terrestri sono stati accolti da un beneaugurante lancio di uova fermentate di Phetecks (un volatile marziano di considerevole stazza) e hanno prontamente ricambiato salutando la folla festante con il saluto convenzionale terrestre (il trifasico Corna, Saluto Romano e Ombrello, rispettivamente eseguito dal Faccendiere e dai due vice). La visita sul Pianeta Rosso è proseguita in un clima lieto e molto caloroso, talché la carnagione di Berluskhan ha cominciato a sciogliersi e a colare sull’uniforme azzurra di rappresentanza, costringendolo a un anticipato ritorno alla sala estetica dell’astronave ammiraglia. Alcune ore dopo, munito di scafandro autoibernante, il Faccendiere Capo ha potuto supervisionare gli insediamenti urbani e produttivi della capitale planetaria, Martinia, e illustrare all’Imperatore T’Inkul e al Ministro T’Inkiappett i benefici delle politiche sociali ed economiche terrestri, grazie alle quali oggi un buon 0.0001 per cento della popolazione terrestre gode di rendite garantite da qui all’eternità, per via delle riforme introdotte nei regimi fiscali e contrattuali continentali che hanno permesso l’utilizzo della manodopera planetaria a costo zero, con grande giovamento dell’economia mondiale; ha inoltre sottolineato l’aumento dell’aspettativa di vita virtuale, grazie all’introduzione del Free TV-Net in tutte le case, che permette allo 0.002 per cento della popolazione terrestre di rimanere a letto o in poltrona per tutta la vita, senza doversi esporre all’atmosfera e alla luce solare (letali, a causa dell’inquinamento, dell’effetto serra e del buco nell’ozono) o agli assalti delle bande terroristiche comuniste. <br />
Alla domanda del Ministro T’Inkiappett sulla sorte della restante percentuale di esseri umani, Berluskhan ha risposto con un gesto inequivocabile (Cuorna e Bicuorna), volto a significare la poca rilevanza di miliardi di terrestri (per lo più comunisti) rispetto alla salvifica causa dell’Involuzione Pilotata del Genere Umano, di cui si pregia essere uno dei maggiori fautori. <br />
All’intenso scambio di vedute ha fatto seguito il pranzo diplomatico, durante il quale l’Imperatore T’Inkul ha spiegato alla delegazione terrestre di non essere interessato alla proposta iniziale di Berluskhan, in quanto le politiche sociali ed economiche marziane, basandosi sul baratto di merci, prestazioni, sentimenti ed idee, si presentano del tutto incompatibili con quelle terrestri. <em>Gli abitanti di Marte </em>- ha affermato – <em>dopo secoli di guerre che avevano quasi portato all’estinzione di ogni forma di vita sul pianeta, sono stati costretti a rivedere radicalmente i propri valori. Oggi, Marte non presenta razze sfruttate o schiavizzate, e tutta la popolazione ha raggiunto un’accettabile soglia di benessere</em>. Alla successiva offerta di Berluskhan di un kit gratuito per l’installazione di Free TV-Net Intergalaxy per l’Imperatore e la Sua famiglia, T’Inkul ha risposto che la televisione su Marte è stata bandita e ha chiesto con affettuosa partecipazione al Faccendiere Capo se e come avesse risolto il Conflitto di Interessi. In quella, il vicefaccendiere Bosstik è stato colpito da un violento singhiozzo; di fronte a lui, il Ministro Marziano per la Difesa Intergalattica, T’Accid, temendo un Attacco Batteriologico Salivare, ha attivato il dispositivo di Rimpatrio Coatto, e i tre terrestri sono stati riaccompagnati con la forza all’astronave Azzurra; a nulla sono valsi i tentativi di chiarimento di Berluskhan (<em>Ma… Mi consenta</em>!), ahimé, si teme, almeno in parte vanificati dalle grida dei due vice (Phinix: <em>Soluzione Finale! Già l’ora si avvicina!</em> Bosstik: <em>Terùn! Negher!</em>).</span></span></span></p>
<p style=”text-align: justify;”><span style=”color: rgb(0, 0, 0);”><span style=”font-size: small;”><span style=”font-family: Courier New;”>Al ritorno sulla Terra, nel suo discorso in Mondovisione, Berluskhan ha riferito che la missione esplorativa è stata sostanzialmente positiva, anche se per il momento le trattative sono in fase di stallo a causa dell’infiltrazione nella compagine governativa marziana di esponenti del subdolo Complotto Comunista Intergalattico. La questione sarà adeguatamente seguita dall’apposita nuova commissione presieduta da Don Burlescòn, cugino del Faccendiere Capo, al quale non possiamo quindi che augurare: <em>per aspera ad astra</em>! Lasciamoli, con fiducia, lavorare.</span></span></span></p>
torno il 19
Incomunicazioni di servizio su 9 gennaio 2009 a 17:29Sono a sud, ma non abbastanza da non sentire freddo. A Tangeri fino a lunes; poi Siviglia. Ciao.