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facci la grazia III (re-post a chiosa)

Indonna letizia, italiano vero, madri, pessimismo e fastidio su 13 giugno 2009 a 15:12

<div align=”justify”>M’&egrave; ricapitata in mano <em>Grazia</em>. Mia madre &egrave; stata abbonata per decenni: &egrave; difficile disabbonarsi a una rivista. Qualche giorno fa l’ho vista in edicola a un euro. <em>Grazia</em>. La sfoglio un po’ dalla met&agrave;, poi vado alle ultime pagine. Nuova edizione, eminenti contenuti, ad esempio un articolo sull’amicizia tra la moglie di Bertinotti e la Marini, che in un impeto d’affinit&agrave; elettiva si scambierebbero la biancheria intima. O almeno, cos&igrave; titola il richiamo in copertina, poi leggendo l’articolo si scopre che non &egrave; vero. L’angolo della posta, la cui titolarit&agrave; era transitata anche in capo alla Mafai (degna successora di Donna L.), ora affidato a Claudio Baglioni. Sar&agrave; una scelta di marketing, questa di considerare le lettrici di Grazia come una pletora di fan decerebrate. Felici di poter pensare che Baglioni &egrave; l&igrave; tutto per loro. Non so, forse mi girano perch&eacute; al limite scriverei a George Clooney e di Baglioni me ne fotto. L’apoteosina &egrave; per&ograve; raggiunta da tal Facci. Resumen: in sole tre pagine – affarone – ecco un servizio sui mutandoni griffati di Bertinovna e Valeriona (poi non mi stupisco pi&ugrave; del Guadagno 2&deg; in lista su Roma: tra maggiorate e drag queen il Berti deve aver perso la testa), Baglioni che occhieggia dall’ultima pagina e potrebbe, alla bisogna, dir la sua sulle mestruazioni dolorose, e dulcis in fundo ‘sto Faccetta che delira (non ci son pi&ugrave; gli uomini di una volta, quei bei musoni che da incazzati non dicevano nulla e bisognava tirargli fuori le cose con le tenaglie, ah golden age) sul fatto che egli paga la cena a delle tipe e poi esse, dopo una serie di cene pagate, non gliela danno. Si ribella, Facci. Dice: <em>da stasera la cena la dovete pagare voi, stronze</em>. Emb&egrave;? La cosa potrebbe finire qua: quel pirla d’un Facci paga. Oppure: quel pirla d’un Facci non paga. Chiss&egrave;ne. Non varia la propensione alla pirlaggine, con o senza pagamento della cena. La cosa poteva finir l&igrave;, dicevo. Invece no. Facci va avanti per una pagina con le sue stronzate da intrombato. <br />
C’&egrave; una roba peggiore di un pirla, ed &egrave; un pirla frustrato. <br />
<strong><br />
Digressione troppo lunga per farla stare in nota</strong><font size=”1″><strong> (ma le hai viste <a target=”_blank” href=”http://petarda.splinder.com/post/7801121″>le altre note</a> quanto son lunghe? e vabb&eacute;, non mi va di metterla in nota, per&ograve; la scrivo pi&ugrave; piccina, va’). </strong><br />
Una dozzina d’anni fa uno mi disse: <em>non lo sai che quando uno t’invita a cena ti vuol portare a letto? </em>Diceva ci&ograve; per allertarmi nei confronti di possibili (suoi) rivali, tuttavia accolsi l’avviso ritenendolo non del tutto peregrino. Perci&ograve; talvolta se uno m’invita a cena insisto per pagare alla romana. Con un’eccezione: che mi abbia invitato in un posto carissimo, e nonostante le mie rimostranze abbia insistito per andarci; in tal caso, saranno anche affari suoi. <br />
Le ultime due cene un po’, diciamo cos&igrave;, ambigue risalgono a mesi fa. Sono state talmente una rottura di palle una e una cosa patetica l’altra che prima di ricascarci deve passare un bel po’ di tempo, ecco. <br />
La rottura di palle: con un difensore della legge sul falso in bilancio che ha cercato per tutto il tempo di farmi ridere senza riuscirci, poi &egrave; svenuto sul divano di casa mia, poi il giorno dopo voleva che andassi in montagna con una compagnia di 30 amici suoi, oppure a fare immersioni (in pieno inverno), sempre con un ammasso di fregnoni par suo. Oh, non so sciare n&eacute; far sub; lui mi avrebbe preso per mano e guidato sulle dune innevate e sotto le onde increspate. Forse mi avrebbe anche salvato da me stessa. Sar&agrave; per la prossima vita. Dice: sei prevenuta. Ma va l&agrave;. <br />
La roba patetica, con un amico di vecchissima data. Mi ha visto in un bar, ci siamo salutati da lontano. Dopo qualche minuto mi sento afferrare le spalle da dietro e baciare sul collo: a stento ho represso un manrovescio. Era lui che – mettendomi tra l’altro in imbarazzo con le persone con cui ero seduta – mi sussurrava una serie di cazzate complimentose all’orecchio, e alla fine per liberarmene ho accettato di uscire a cena. Forse era ubriaco. A cena non &egrave; andata meglio, giacch&eacute; – ho scoperto – il tipo ancora mi punta perch&eacute; sono stata fidanzata con il suo mito adolescenziale. Ma s&igrave;, in fondo sono passati solo vent’anni. Lui mi voleva prendere per mano e accompagnare per le asperit&agrave; della vita. Le cose che non sapevo, me le avrebbe insegnate. Gi&agrave; a cena mi ha fatto una testa cos&igrave;, si voleva portare avanti col lavoro. Qualsiasi cosa, lui l’aveva gi&agrave; sperimentata. Due palle, sapeva tutto e non provava nemmeno a farmi ridere, in compenso sembrava divertirsi. <br />
Ci sono in giro dei logorroici che non ascoltano un cazzo e poi si sconvolgono se le cose non vanno come si aspettavano. Sveglia, cicci. Comunque, con il primo son riuscita a pagare la mia parte, col secondo non ce l’ho fatta, ma chi se ne frega con due mostri del genere? Sembravano carini e per bene… ma vaffang&ugrave;, allora continuo a uscire con quei simpatici scarti della societ&agrave; cui mi sono accompagnata finora. Ovviamente pagando io (‘sta cippa). <br />
Ma vogliamo parlare di quel che pu&ograve; succedere a un’innocentissima cena tra amici? Emb&egrave;, si va dalla zampona piazzata sull’interno coscia, a imprescindibili confessioni fatte di fronte alla fidanzata (<em>prima o poi questa</em> – non la fidanzata – <em>me la scopo</em>), ad imbarazzanti sondaggi fatti di fronte al fidanzato (<em>hai sbagliato moroso, perch&eacute; non esci con me?</em>). Ma con chi vado a cena? Mica sempre con cafonastri o avvinazzati o fatti o disturbati mentalmente. No, anche con gente simile in tutto e per tutto (forse) a voi che (forse) ancora state leggendo&sup1;. </font><br />
<br />
Va detto che per quanto Facci cerchi di invocare la parit&agrave; tra uomo e donna per giustificare la sua retriva posizione su questa minchiata, in realt&agrave; il suo (di Facci) &egrave; un punto di vista maschilista. A cena, un uomo e una donna, una donna e una donna, un uomo e un uomo, un’eterogeneit&agrave; di donne e di uomini, si vada per il piacere di farlo. Non con beceri propositi trombadori. Piace mangiare e bere bene, piace conversare, piace stare in un bel posto e veder gente intorno, che ne so; dunque se si passa una serata piacevole alla fine il problema del pagamento pare molto – ma molto – relativo. Ecco, invece se lei si fosse rotta le palle, un beau geste da parte di lui non dispiacerebbe (…). <br />
Poi, per dirla tutta, diciamola: ma se uno &egrave; pirla, che c’entra la parit&agrave; tra i sessi? E su. <br />
Ah, poi stamattina mentre facevo la cacca ho riaperto quel numero di <em>Grazia </em>e ci ho trovato una foto di Toscani in cui una hostess (di terra) cinese vestita di rosso ripuliva i banchi del parlamento (cinese); la didascalia informava che tra i parlamentari cinesi non vi sono donne. Rimarr&agrave; in bagno quella ex mitica rivista; &egrave; la meglio, alla bisogna. <br />
<br />
<div align=”right”>(18 aprile 2006)<br />
</div>
<br />
___________________________________ <br />
&sup1; <font size=”1″>Nella mia testa a questi optional della convivialit&agrave; si vanno a sommare gli &quot;apprezzamenti&quot; per strada, che i maschiucci rivolgono a qualsiasi donna, basta che respiri. Uno dei pi&ugrave; gradevoli: attraverso la strada di corsa e dall’altra parte c’&egrave; un tizio che mi guarda sogghignando e quando gli passo vicino mi dice ammiccante: pesano, eh? Alle volte si preferisce non rispondere un po’ per senso di superiorit&agrave;, un po’ perch&eacute; non si &egrave; del tutto sicure della reazione, e se poi il troglo (o il gruppo di) s’incazza pure? (magari m’iscrivo a wing tsun) Con le straniere poi, ignobili figure di merda: se l’italicus ha sentore che la tipa non capisce l’idioma si lancia a dire qualsiasi roba. E vivo a Torino, mica a… boh. Lei, ovviamente, capisce benissimo. C’&egrave; anche da dire che ad alcune coglionazze (italiane) l’apprezzamento in strada piace; saranno forse le stesse che vanno a vedere er mutanda l’8 marzo e che giustificano lo stupro se lei porta la mini. Saranno forse le stesse cui la nuova Grazia si rivolge: tutto torna. Mi raccomando, sante madri italiote, oltre a insegnare (basta il buon esempio) alle vostre discendenti velinoidi in pectore che &egrave; un must farsi trattare come quarti di manzo deambulanti, dotatele – se non trombanti – anche di sufficiente argent de poche affinch&eacute; possano pagar la cena al pirlotto di turno.</font></div>

Indonna letizia, italiano vero, pessimismo e fastidio su 18 aprile 2006 a 17:52

<div><strong><span style=”font-size: 11pt;”><font size=”2″ color=”#000000″>Facci la Grazia I</font></span></strong></div>
<div><font size=”2″ color=”#000000″>&nbsp;</font></div>
<div><span style=”font-size: 10pt;”><font color=”#000000″>Quand’abitavo in campagna e leggevo sull’albero, dopo aver dato fondo ai libri che giravano per casa <strong>(1)</strong>, leggevo, e poi rileggevo, oltre che vecchi <em>Selezione del Reader’s Digest </em>(grazie ai quali scoprivo in tenera et&agrave; l’esistenza dell’aurora boreale, della barriera corallina australiana e dei cipmunk) e una collezione di <em>Duepi&ugrave; </em>(grazie ai quali scoprivo in tenera et&agrave; l’esistenza delle zone erogene maschili e femminili, punto G incluso) <strong><span style=”color: black;”>(2)</span></strong>, anche e soprattutto vecchi numeri di <em>Grazia</em>. Grazie ai quali scoprivo dei modi di comportarsi e di pensare, di vestire e di truccarsi. Siamo in pieno revival di quegli anni, capelli cotoplanciati, calzoni a vita bassa, occhialoni mosca. Abbiamo pure una modella sosia di Goldie Hawn, icona di quegli anni, insieme a Twiggy, alla minigonna di Mary Quant (compariva anche sul Topolino!) e alla svenevole Barbie Vartan. </font></span></div>
<div><span style=”font-size: 10pt;”><font color=”#000000″>Non avete mai sentito dire <em>non fare la svenevole</em>? T&ograve;, cambio il saluto del cello da <em>meglio violenta che gattamorta </em>a: <strong><em>meglio violenta che svenevole</em></strong>.</font></span></div>
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<div><span style=”font-size: 10pt;”>________________________________________________</span></div>
<div><font size=”1″><font size=”1″><strong><span style=”font-size: 9pt; color: black;”>(1)</span></strong><span style=”font-size: 9pt; color: black;”> <font size=”1″>Avevo ereditato dalle cugine pi&ugrave; grandi i romanzi strazianti delle Bront&euml; e <em>Il cucciolo</em>. Per una – vien da pensare – pura botta di culo il parentame mi aveva per&ograve; fatto dono anche di <em>Emil</em>, <em>Pippi Calzelunghe</em> e della saga dell’Alcott; in dotazione alla &quot;libreria&quot; di casa (una vetrinetta) v’erano tra gli altri <em>Viaggio al centro della terra</em> e <em>Ventimila leghe sotto i mari</em>, e poi <em>Il giocatore</em> e <em>Don Chisciotte </em></font></span></font><font size=”1″><strong><span style=”font-size: 9pt; color: blue;”>(1a)</span></strong></font><span style=”font-size: 9pt; color: black;”><font size=”1″>, nonch&eacute; grandi volumi illustrati con le riduzioni di <em>Robinson Crusoe</em>, <em>Gargantua e Pantagruele</em>, e con le fiabe di Andersen. Quindi: l’amore per me sarebbe stato segnato dalla tragedia e infine – forse – miracolosamente concesso solo a costo d’immani sacrifici, gli animali mi avrebbero rallegrato l’esistenza ma ne avrei pianto la perdita sin da cuccioletti, mi sarei tenuta lontana dai vizi e dalle droghe (pesanti) non volendo che si impadronissero di me senza rimedio, avrei amato la buona tavola e le compagnie intelligenti e istruttive, avrei anelato ai viaggi per terre inesplorate, alle imprese mirabolanti e alle battaglie per la giustizia senza quartiere e senza speranza, mi sarei ribellata ai luoghi comuni e all’ordine precostituito. La solitudine, infine, mi avrebbe fatto un baffo</font>.</span></font></div>
<div><font size=”1″>&nbsp;</font></div>
<div><font size=”1″><strong><span style=”font-size: 9pt; color: blue;”>(1a)</span></strong><span style=”font-size: 9pt; color: blue;”><font size=”1″> Ho affrontato <em>Don Chisciotte </em>prima dei dieci anni, ed &egrave; il romanzo (insieme a <em>Piccole Donne</em>) che ho riletto pi&ugrave; volte; sicch&eacute; un bel giorno me ne verr&ograve; fuori con la narrazione di una nobile spilungona armata e sbrindellata che inforca una moto da enduro tutta scalcagnata, con al seguito una volgare chiattona in bicicletta. Nel suo vagare senza meta, la folle titolata s’imbatte in una gruppaglia di venditori di articoli per la casa; scambiandoli per temibili delinquenti o, peggio, subdoli incantatori, ella li attacca – mentre la pavida culona, al riparo poco distante, medita di darsela a gambe -, e li sconfigge, tesoreggiando in guisa di bottino di guerra una pentola a pressione</font> <font size=”1″>che si caccia in capo, affermando trattarsi della bandana del Mago Berloscone </font></span></font><font size=”1″><strong><span style=”font-size: 9pt; color: red;”>(1b)</span></strong><span style=”font-size: 9pt; color: blue;”>.</span></font></div>
<div><font size=”1″><font size=”1″><span style=”font-size: 9pt; color: blue;”><font size=”1″>A chi poi mi facesse notare la poca originalit&agrave; della storia o addirittura m’accusasse di plagio racconterei che non posso farci niente, essendo il <em>Quijote </em>nel mio DNA</font> </span><strong><span style=”font-size: 9pt; color: red;”>(2b)</span></strong></font><span style=”font-size: 9pt; color: blue;”><font size=”1″>, e viandare</font>.</span></font></div>
<div><font size=”1″>&nbsp;</font></div>
<div><font size=”1″><strong><span style=”font-size: 9pt; color: red;”>(1b)</span></strong><span style=”font-size: 9pt; color: red;”> <font size=”1″>Questa cosa &egrave; stata scritta una quindicina di giorni fa; chi andava a immaginare l’intensificarsi della vendita di pentolame degli</font> <font size=”1″>ultimi dibattiti preelettorali?</font></span></font></div>
<div><strong><font size=”1″>&nbsp;</font></strong></div>
<div><font size=”1″><font size=”1″><strong><span style=”font-size: 9pt; color: red;”><font size=”2″>(2b)</font></span></strong><span style=”font-size: 9pt; color: red;”><font size=”1″> Un’affinit&agrave; spirituale tra la sottoscritta e il Cavaliere dalla Trista Figura &egrave; stata riscontrata molti anni fa da una ventina di sagaci operatori sociali durante un training group, una sorta di reality shock ante litteram; i miei compagni, per lo pi&ugrave; educatori, avevano espresso con un paio di disegnini l’idea che s’erano fatta di me: in uno ero raffigurata come un guerriero in armatura che agitava</font> <font size=”1″>uno spadino camminando in equilibrio su un filo dell’alta tensione, nell’altro come un crapone con tanto d’elmo, boxer gialli a pois viola e gambe muscolose deturpate da lunghi peli neri </font></span></font></font><font size=”1″><strong><span style=”font-size: 9pt; color: gray;”>(1c)</span></strong><span style=”font-size: 9pt; color: red;”>. <font size=”1″>Ma perch&eacute;? </font></span></font></div>
<div><span style=”font-size: 9pt; color: red;”><font size=”1″>Che colpa avevo, meschina, se scassandomi le palle in sommo grado e rimpiangendo di non aver potuto passare il fine settimana in maniera pi&ugrave; fruttuosa, avevo adottato comportamenti non conformi per movimentare un po’ l’ambiente, come mettere in discussione il giro iniziale di presentazioni (&quot;passo&quot;), accasciarmi in terra o su un tavolo, fumare, rifiutare di estromettere il conduttore (individuato da quegli sfigati dei miei colleghi come uno dei responsabili delle nostre mediocri sventure)? Eppure, per queste e altre innocue stronzate, frutto – alla fine della fiera – di un evidente infantilismo accentratore, ero stata scambiata da una ventina di educatori di una bella minchia per l’Osama Bin Laden dei poveracci. </font></span></div>
<div><span style=”font-size: 9pt; color: red;”><font size=”1″>Uscita dal seminario residenziale con le ossa peste, una volta a casa m’ero abbracciata con gratitudine il moroso: – Amore, sono pi&ugrave; pazza di te!, gli avevo sussurrato. Lui, stella, era nobile, alto, e sbrindellato. </font></span></div>
<div><font size=”2″>&nbsp;</font></div>
<div><font size=”1″><strong><span style=”font-size: 9pt; color: gray;”><font size=”1″><font size=”2″>(1c)</font> </font></span></strong><span style=”font-size: 9pt; color: gray;”><font size=”1″>Nell’autore di questo secondo ritrattino incappai alcuni anni dopo: di nuovo boxer e pelazzi, questa volta suoi. Fu idillio finch&eacute; lo lasciai (nemesis?) poich&eacute; una sera era venuto a prendermi con indosso un cardigan da pensionato. Non potevo esplicitargli la causa di tanta improvvisa repulsione. Non la sapevo nemmeno io: forse non volevo trascorrere</font> <font size=”1″>la mia vecchiaia accanto a lui? Non dissi niente. Quasi impazz&igrave; e da allora, pur proclamando (senza che nessuno glielo chieda) amicizia, in realt&agrave; mi vorrebbe morta</font>.</span></font></div>
<div><strong><font size=”1″>&nbsp;</font></strong></div>
<div><font size=”1″><strong><span style=”font-size: 9pt; color: black;”><font size=”1″><font size=”2″>(2)</font> </font></span></strong><span style=”font-size: 9pt; color: black;”><font size=”1″>Rileggendo, sono a chiedermi per quale ragione l’aurora boreale e la barriera corallina australiana siano rimaste mie fissazioni, e i cipmunk e il punto G invece no</font>.</span></font></div>
<div>&nbsp;</div>
<div>&nbsp;</div>
<div><strong><span style=”font-size: 11pt;”><font size=”2″ color=”#000000″>Facci la Grazia II</font></span></strong></div>
<div><font size=”2″ color=”#000000″>&nbsp;</font></div>
<div><span style=”font-size: 10pt;”><font color=”#000000″>Elena Melik era una colonna portante di <em>Grazia</em>. Teneva una rubrica di cosmesi in cui insegnava a fissare il fondotinta vaporizzando sul viso dell’acqua ghiacciata; a truccare e pettinare le sopracciglia; a tamponare le labbra con la cipria tra la prima e la seconda mano di rossetto per un effetto pi&ugrave; duraturo; a passare una matita bianca all’interno dell’occhio per ingrandirlo. Eran tempi strani quelli a cavallo tra i ’60 e i ’70, alcune giovani smettevano di sposarsi col vestito da principessa e passavano al tailleur bianco: bolero e gonna a tubo corta al ginocchio, magari con un cappellino a cupoletta, o a tamburello, e un taglio carr&eacute;. Si vedono ancor oggi certi disegnini stilizzati a inchiostro nero: tante Jackie e Audrey con la vita e le caviglie sottili, gli occhi brillanti sotto la frangia, un sorriso sbarazzino (pi&ugrave; da Doris, in verit&agrave;). </font></span></div>
<div><span style=”font-size: 10pt;”><font color=”#000000″>Per qualsiasi roba estetica, ipersudorazione, fragilit&agrave; capillare, irsutismo, vitiligine, la Melik era la meglio. Adesso, avr&agrave; cent’anni, sta ancora l&igrave; a dire se bisogna depilarsi con la cera a caldo o a freddo. </font></span></div>
<div><font size=”2″ color=”#000000″>&nbsp;</font></div>
<div><span style=”font-size: 10pt;”><font color=”#000000″>Poi c’era Donna Letizia.</font> </span></div>
<div><strong><span style=”font-size: 10pt; color: green;”>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Nelle mattine estive </span></strong></div>
<div><strong><span style=”font-size: 10pt; color: green;”>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; m’incamminavo verso </span></strong></div>
<div><strong><span style=”font-size: 10pt; color: green;”>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; l’albicocco con un plico </span></strong></div>
<div><strong><span style=”font-size: 10pt; color: green;”>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; di giornali sotto il</span></strong></div>
<div><strong><span style=”font-size: 10pt; color: green;”>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; braccio e iniziavo a</span></strong></div>
<div><strong><span style=”font-size: 10pt; color: green;”>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></strong><strong><span style=”font-size: 10pt; color: olive;”>&nbsp;&nbsp;</span></strong><strong><span style=”font-size: 10pt; color: maroon;”>&nbsp;&nbsp;correre</span></strong></div>
<div><strong><span style=”font-size: 10pt; color: maroon;”>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; dopo aver</span></strong></div>
<div><strong><span style=”font-size: 10pt; color: maroon;”>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; sentito</span></strong></div>
<div><strong><span style=”font-size: 10pt; color: maroon;”>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;l’urlo</span></strong></div>
<div><strong><span style=”font-size: 10pt; color: maroon;”>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; di mia </span></strong></div>
<div><strong><span style=”font-size: 10pt; color: maroon;”>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; madre</span></strong></div>
<div><strong><span style=”font-size: 10pt; color: maroon;”>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; la quale, stressata </span></strong></div>
<div><span style=”font-size: 10pt; color: black;”>vuoi dai casi propri vuoi dalla mia presunta infingardaggine, m’inseguiva scalza fin sotto l’albero brandendo uno zoccolo <strong>(3)</strong>. </span></div>
<div><span style=”font-size: 10pt; color: black;”>Io per&ograve; ero gi&agrave; sulla pianta. Avevo sistemato un cuscino sulla biforcazione tra due rami, m’ero seduta, avevo steso le gambe, puntato i piedi, e aperto la rivista alla pagina della posta. Lass&ugrave; avevo da temere solo i libelluloni cavaocchi. </span></div>
<div><span style=”font-size: 10pt; color: black;”>Cruccio perenne delle lettrici di Grazia era il riciclo dei regali. Ovvero, le donne di tutt’Italia, oltre a non saper apparecchiare, e a non saper dove collocare i loro ospiti a tavola, avevano il problema di dover ricevere e, a loro volta, sbolognare, doni assurdi di parenti e conoscenti serpenti che alla prima visita avrebbero voluto sapere dov’era stato collocato, tipo: il levriero in porcellana a grandezza naturale. Non capivo. A noi nessuno regalava robe del genere, non avevo mai visto i miei preoccuparsi per qualche regalo inopportuno. Forse tenevamo tutti i regali, anche quelli osceni, senza esercitare alcun senso critico. Si tenne. </span></div>
<div><span style=”font-size: 10pt; color: black;”>L’altra questione su cui Donna Letizia si doveva esprimere pi&ugrave; e pi&ugrave; volte, praticamente tutte le settimane, era il rapporto suocera-nuora. Scriveva la nuora per lamentarsi della suocera; e viceversa. La suocera era impicciona e controllora; inoltre il figlio mammone non sapeva, o non voleva, prendere posizione. Se a casa degli sposi s’infiltrava la suocera a insegnare come si dovesse apprettare la camicia con l’amido e rammendare i calzini con l’uovo di legno e pulire i tappeti e le tende, il figlio dal canto suo magnificava le doti gastronomiche materne a scapito di quelle della consorte, che a quel punto rischiava almeno la gastrite.</span></div>
<div><span style=”font-size: 10pt; color: black;”>Ora a rubriche analoghe (penso a quella dell’Aspesi sul <em>Venerd&igrave;</em>) scrivono Uno: gay. Due: mariti insoddisfatti perch&eacute;, la moglie non ottemperando da qualche decennio ai doveri coniugali, vogliono il permesso per farsi l’amante. Tre: (conseguentemente) ad&ugrave;lteri. Uh che 2marrons.</span></div>
<div><span style=”font-size: 10pt; color: black;”>Comunque. Donna Letizia consigliava alla nuora:</span></div>
<div><em><span style=”font-size: 10pt; color: black;”>a. </span></em><span style=”font-size: 10pt; color: black;”>di ignorare la suocera facendo finta di assecondarla </span></div>
<div><em><span style=”font-size: 10pt; color: black;”>b. </span></em><span style=”font-size: 10pt; color: black;”>di fare il cazziatone al marito perch&eacute; si assumesse le sue responsabilit&agrave; nel ridimensionare la madre-matrona. </span></div>
<div><span style=”font-size: 10pt; color: black;”>La mossa magistrale era per&ograve; quella di riuscire a sfruttare la suocera facendole al contempo pagar cara l’attitudine ingerente. Critica l’educazione della prole? Le si lasci il pargolume per un week lungo, per una settimana, per le vacanze estive. Nota che le tende di lino hanno qualche piega? La si inviti a stirarle come si deve. </span></div>
<div><span style=”font-size: 10pt; color: black;”>Se poi era la suocera a scrivere per lamentarsi, presentandosi a sua volta come la brava donna premurosa cui veniva dato un can per mano dalla nuora ingrata, Donna Letizia le suggeriva di farsi, per non sbagliare, gli affari suoi. Grande.</span></div>
<div><span style=”font-size: 10pt; color: black;”>Ero per&ograve; travagliata da alcune domande: perch&eacute; nessuno mai accennava alla suocera di lui? Possibile che la madre della sposa non avesse mai niente da dire? Gi&agrave; anelavo alla par condicio, pel momento solo tra matrone. E poi, le suocere che ruolo avevano (se l’avevano) nel ciclo perpetuo dei regali fetecchia? Quel che invece m’era preclaro, illustre direi, era il ruolo dello sposo, sovrapponibile a quello del Ken imbesuito che mi avevano regalato perch&eacute; si accompagnasse alla Barbie. Cio&egrave;: un <em>tullu</em>; un <em>uatu </em><strong>(4)</strong>. Un’inutile, che si faceva servire come un principe e si crogiolava tra le braccia della madre e della moglie in barba ai rodimenti di entrambe, forse fomentando il conflitto tra le due per trarne un suo gretto vantaggio. </span></div>
<div><span style=”font-size: 10pt; color: black;”>Non ritrovavo alcunch&eacute; dell’atmosfera familiare tra quelle pagine: se i miei cioccavano con frequenza e mio padre passava alcune delle sue notti in negozio non poteva esser colpa delle mie nonne (e nemmeno mia, come pensavo all’epoca), perch&eacute; erano morte tutt’e due.</span></div>
<div><font size=”2″>&nbsp;</font></div>
<div><strong><span style=”font-size: 9pt; color: black;”>________________________________________________</span></strong></div>
<div><font size=”1″><strong><span style=”font-size: 9pt; color: black;”><font size=”1″>(3)</font></span></strong><span style=”font-size: 9pt; color: black;”><font size=”1″> Non somigliando affatto a quella se stessa col bolero bianco e il frangione nero che, nella foto in salotto, avanzava sorridente e inconsapevole verso l’obiettivo sottobraccio a mio padre</font>.</span></font></div>
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<div><font size=”1″><strong><span style=”font-size: 9pt; color: black;”><font size=”1″>(4)</font></span></strong><span style=”font-size: 9pt; color: black;”><font size=”1″> <em>Tullu</em>: idiota. <em>Uatu</em>: zolla di terra</font>.</span></font></div>
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<div><strong><span style=”font-size: 11pt;”><font size=”2″ color=”#000000″>Facci la Grazia III</font></span></strong></div>
<div><font size=”2″ color=”#000000″>&nbsp;</font></div>
<div><span style=”font-size: 10pt; color: black;”><font color=”#000000″>M’&egrave; ricapitata in mano <em>Grazia</em>. Mia madre &egrave; stata abbonata per decenni: &egrave; difficile disabbonarsi a una rivista. Qualche giorno fa l’ho vista in edicola a un euro. <em>Grazia</em>. La sfoglio un po’ dalla met&agrave;, poi vado alle ultime pagine. Nuova edizione, eminenti contenuti, ad esempio un articolo sull’amicizia tra la moglie di Bertinotti e la Marini, che in un impeto d’affinit&agrave; elettiva si scambierebbero la biancheria intima. O almeno, cos&igrave; titola il richiamo in copertina, poi leggendo l’articolo si scopre che non &egrave; vero. L’angolo della posta, la cui titolarit&agrave; era transitata anche in capo alla Mafai (degna successora di Donna L.), ora affidato a Claudio Baglioni. Sar&agrave; una scelta di marketing, questa di considerare le lettrici di Grazia come una pletora di fan decerebrate. Felici di poter pensare che Baglioni &egrave; l&igrave; tutto per loro. Non so, forse mi girano perch&eacute; al limite scriverei a George Clooney e di Baglioni me ne fotto.</font></span></div>
<div><span style=”font-size: 10pt; color: black;”><font color=”#000000″>L’apoteosina &egrave; per&ograve; raggiunta da tal Facci. Resumen: in sole tre pagine – affarone – ecco un servizio sui mutandoni griffati di Bertinovna e Valeriona (poi non mi stupisco pi&ugrave; del Guadagno 2&deg; in lista su Roma: tra maggiorate e drag queen il Berti deve aver perso la testa), Baglioni che occhieggia dall’ultima pagina e potrebbe, alla bisogna, dir la sua sulle mestruazioni dolorose, e dulcis in fundo ‘sto Faccetta che delira (non ci son pi&ugrave; gli uomini di una volta, quei bei musoni che da incazzati non dicevano nulla e bisognava tirargli fuori le cose con le tenaglie, ah golden age) sul fatto che egli paga la cena a delle tipe e poi esse, dopo una serie di cene pagate, non gliela danno. Si ribella, Facci. Dice: <em>da stasera la cena la dovete pagare voi, stronze. </em>Emb&egrave;? La cosa potrebbe finire qua: quel pirla d’un Facci paga. Oppure: quel pirla d’un Facci non paga. Chiss&egrave;ne. Non varia la propensione alla pirlaggine. Con o senza pagamento della cena. La cosa poteva finir l&igrave;, dicevo. Invece no. Facci va avanti per una pagina con le sue stronzate da intrombato. Facci. C’&egrave; una roba peggiore di un pirla, ed &egrave; un pirla frustrato.</font></span></div>
<div><font size=”2″ color=”#000000″>&nbsp;</font></div>
<div><font size=”1″><font color=”#000000″><font size=”1″><font size=”1″><strong><span style=”font-size: 9pt; color: black;”>Digressione troppo lunga per farla stare in nota </span></strong><strong><span style=”font-size: 8pt; color: black;”>(ma le hai viste le altre note quanto son lunghe? e vabb&eacute;, non mi va di metterla in nota, per&ograve; la scrivo pi&ugrave; piccina, va)</span></strong><span style=”font-size: 8pt; color: black;”>.</span></font><span style=”font-size: 9pt; color: black;”><font size=”1″> Una dozzina d’anni fa uno mi disse: <em>non lo sai che quando uno t’invita a cena ti vuol portare a letto? </em>Diceva ci&ograve; per allertarmi nei confronti di possibili (suoi) rivali, tuttavia accolsi l’avviso ritenendolo non del tutto peregrino. Perci&ograve; talvolta se uno m’invita a cena</font> </span></font><span style=”font-size: 9pt; color: black;”><font size=”1″>insisto per pagare alla romana. Con un’eccezione: che mi abbia invitato in un posto carissimo, e nonostante le mie rimostranze abbia insistito per andarci; in tal caso, saranno anche affari suoi.</font> </span></font></font></div>
<div><span style=”font-size: 9pt; color: black;”><font size=”1″ color=”#000000″>Le ultime due cene un po’, diciamo cos&igrave;, ambigue risalgono a mesi fa. Sono state talmente una rottura di palle una e una cosa patetica l’altra che prima di ricascarci deve passare un bel po’ di tempo, ecco. </font></span></div>
<div><span style=”font-size: 9pt; color: black;”><font size=”1″ color=”#000000″>La rottura di palle: con un difensore della legge sul falso in bilancio che ha cercato per tutto il tempo di farmi ridere senza riuscirci, poi &egrave; svenuto sul divano di casa mia, poi il giorno dopo voleva che andassi in montagna con una compagnia di 30 amici suoi, oppure a fare immersioni (in pieno inverno), sempre con un ammasso di fregnoni par suo. Oh, non so sciare n&eacute; far sub; lui mi avrebbe preso per mano e guidato sulle dune innevate e sotto le onde increspate. Forse mi avrebbe anche salvato da me stessa. Sar&agrave; per la prossima vita. Dice: sei prevenuta. Ma va l&agrave;. </font></span></div>
<div><span style=”font-size: 9pt; color: black;”><font size=”1″ color=”#000000″>La roba patetica, con un amico di vecchissima data. Mi ha visto in un bar, ci siamo salutati da lontano. Dopo qualche minuto mi sento afferrare le spalle da dietro e baciare sul collo: a stento ho represso un manrovescio. Era lui che – mettendomi tra l’altro in imbarazzo con le persone con cui ero seduta – mi sussurrava una serie di cazzate complimentose all’orecchio, e alla fine per liberarmene ho accettato di uscire a cena. Forse era ubriaco. A cena non &egrave; andata meglio, giacch&eacute; – ho scoperto – il tipo ancora mi punta perch&eacute; sono stata fidanzata con il suo mito adolescenziale. Ma s&igrave;, in fondo sono passati solo vent’anni. Lui mi voleva prendere per mano e accompagnare per le asperit&agrave; della vita. Le cose che non sapevo, me le avrebbe insegnate. Gi&agrave; a cena mi ha fatto una testa cos&igrave;, si voleva portare avanti col lavoro. Qualsiasi cosa, lui l’aveva gi&agrave; sperimentata. Due palle, sapeva tutto e non provava nemmeno a farmi ridere, in compenso sembrava divertirsi. Ci sono in giro dei logorroici che non ascoltano un cazzo e poi si sconvolgono se le cose non vanno come si aspettavano. Sveglia, cicci. Comunque, con il primo son riuscita a pagare la mia parte, col secondo non ce l’ho fatta, ma chi se ne frega con due mostri del genere? Sembravano carini e per bene… ma vaffang&ugrave;, allora continuo a uscire con quei simpatici scarti della societ&agrave; cui mi sono accompagnata finora. Ovviamente pagando io (‘sta cippa).</font></span></div>
<div><span style=”font-size: 9pt; color: black;”><font size=”1″ color=”#000000″>Ma vogliamo parlare di quel che pu&ograve; succedere a un’innocentissima cena tra amici? Emb&egrave;, si va dalla zampona piazzata sull’interno coscia, a imprescindibili confessioni fatte di fronte alla fidanzata (<em>prima o poi questa </em>- non la fidanzata – <em>me la scopo</em>), ad imbarazzanti sondaggi fatti di fronte al fidanzato (<em>hai sbagliato moroso, perch&eacute; non esci con me?</em>). Ma con chi vado a cena? Mica sempre con cafonastri o avvinazzati o fatti o disturbati mentalmente. No, anche con gente simile in tutto e per tutto a (forse) a voi che (forse) ancora state leggendo <strong>(5)</strong>. </font></span></div>
<div><font color=”#000000″>&nbsp;</font></div>
<div><span style=”font-size: 10pt; color: black;”><font color=”#000000″>Va detto che per quanto Facci cerchi di invocare la parit&agrave; tra uomo e donna per giustificare la sua retriva posizione su questa minchiata, in realt&agrave; il suo (di Facci) &egrave; un punto di vista maschilista. A cena, un uomo e una donna, una donna e una donna, un uomo e un uomo, un’eterogeneit&agrave; di donne e di uomini, si vada per il piacere di farlo. Non con beceri propositi trombadori. Piace mangiare e bere bene, piace conversare, piace stare in un bel posto e veder gente intorno, che ne so; dunque se si passa una serata piacevole alla fine il problema del pagamento pare molto – ma molto – relativo. Ecco, invece se lei si fosse rotta le palle, un beau geste da parte di lui non dispiacerebbe (…).</font></span></div>
<div><span style=”font-size: 10pt; color: black;”><font color=”#000000″>Poi, per dirla tutta, diciamola: ma se uno &egrave; pirla, che c’entra la parit&agrave; tra i sessi? E su.</font></span></div>
<div><span style=”font-size: 10pt; color: black;”><font color=”#000000″>Ah, poi stamattina mentre facevo la cacca ho riaperto quel numero di <em>Grazia</em> e ci ho trovato una foto di Toscani in cui una hostess (di terra) cinese vestita di rosso ripuliva i banchi del parlamento (cinese); la didascalia informava che tra i parlamentari cinesi non vi sono donne. </font></span></div>
<div><span style=”font-size: 10pt; color: black;”><font color=”#000000″>Rimarr&agrave; in bagno quella ex mitica rivista; &egrave; la meglio, alla bisogna.</font></span></div>
<div><strong><font size=”2″ color=”#000000″>&nbsp;</font></strong></div>
<div><strong><span style=”font-size: 10pt; color: black;”><font color=”#000000″>___________________________________</font></span></strong></div>
<div><font size=”1″><font color=”#000000″><strong><span style=”font-size: 9pt; color: black;”><font size=”1″>(5)</font></span></strong><span style=”font-size: 9pt; color: black;”><font size=”1″> Nella mia testa a questi optional della convivialit&agrave; si vanno a sommare gli &quot;apprezzamenti&quot; per strada, che i maschiucci rivolgono a qualsiasi donna, basta che respiri. Uno dei pi&ugrave; gradevoli: attraverso la strada di corsa e dall’altra parte c’&egrave; un tizio che mi guarda sogghignando e quando gli passo vicino mi dice ammiccante: <em>pesano, eh? </em>Alle volte si preferisce non rispondere un po’ per senso di superiorit&agrave;, un po’ perch&eacute; non si &egrave; del tutto sicure della reazione, e se poi il troglo (o il gruppo di) s’incazza pure? (magari m’iscrivo a wing tsun) Con le straniere poi, ignobili figure di merda: se l’italicus ha sentore che la tipa non capisce l’idioma si lancia a dire qualsiasi roba. E vivo a Torino, mica a… boh. Lei, ovviamente, capisce benissimo. C’&egrave; anche da dire che ad alcune coglionazze (italiane) l’apprezzamento in strada piace; saranno forse le stesse che vanno a vedere er mutanda l’8 marzo e che giustificano lo stupro se lei porta la mini. Saranno forse le stesse cui la nuova <em>Grazia </em>si rivolge: tutto torna. Mi raccomando, sante madri italiote, oltre a insegnare (basta il buon esempio) alle vostre discendenti velinoidi in pectore che &egrave; un must farsi trattare come quarti di manzo deambulanti, dotatele – se non trombanti – anche</font> <font size=”1″>di sufficiente argent de poche affinch&eacute; possano pagar la cena al pirlotto</font> <font size=”1″>di turno.</font></span></font></font></div>

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