<p style=”text-align: justify; “>
Oltrepasso Porta Nuova, e vedo una ragazza sdraiata su una coperta. Viene dalla Spagna, ma non lo so da lei, non le ho mai parlato. Si aggira da mesi intorno a casa mia; una volta mi ha seguito, coi piedini nudi – nudi anche nella pioggia, d'estate -, mi ha toccato lievemente la spalla, mi ha sorriso. Poi l'ho vista dormire sul marciapiede, bocconi. Stasera si è fatta una cuccia, ha steso la coperta. Ha un piumino, e intorno a sé dei fogli, una spazzola. Fuma. Per coprirsi ha solo una cosa che sembra un lenzuolo imbottito. Salgo a casa, prendo una coperta pesante e una giacchina di pile e glieli porto. Mi tiene la mano, a lungo. Ci baciamo. Lei non sorride. Le parlo in spagnolo, l'unica lingua che so bene. Viene dalle Baleari, dal mare, dal sole, e sta qui. Perché? <em>Devo capire</em>, mi dice. <br />
<br />
Oggi ti ho vista di nuovo. Era un po' che ti cercavo, con gli occhi, qui intorno. Solo una sera ho trovato dei pezzi tuoi, ho visto che ti eri preparata il posto per la notte, e tu però chissà dov'eri: sempre con quel lenzuolo imbottito, la "mia" coperta chissà, anche lei, dov'era. Stamattina faceva freddissimo e c'era il sole, e tu eri seduta sul gradino del marciapiede e fumavi. Fai un tiro lento, come se volessi fumartela tutta in una volta; e bagni il filtro, e non solo quello; lo so perché l'altra sera la sigaretta tua l'ho tenuta tra le dita, e volevi anche che la fumassi. Oggi sei come un fiore del marciapiede: quasi non ti vedevo. Dopo aver fatto un tiro lunghissimo ti chini un po' in avanti, fai un mezzo sorriso e poi ti rialzi, riprendi la posizione. Pensi a qualcosa e sorridi, con la faccia rivolta alla luce che abbaglia, anche se è inverno, anche se fa freddo. Che cosa vorrai capire? Che cosa capisci, dormendo per terra, stando sull'asfalto, sulla pietra addomesticata, e quindi non veramente "per terra"? Hai mai dormito davvero sulla terra? Sulla sabbia, immagino di sì… Ho dormito anch'io per strada, alle volte, ma ero in vacanza. E una notte ho dormito in una vigna, c'era la luna piena, era bellissimo. Hai mai dormito sull'erba, o nel bosco? Che cosa ti dice il marciapiede?</p>
<p style=”text-align: center; “>
<img alt=”" src=”http://detoni.files.wordpress.com/2010/11/mbn62x.jpg” style=”border-top-width: 1px; border-right-width: 1px; border-bottom-width: 1px; border-left-width: 1px; border-top-style: solid; border-right-style: solid; border-bottom-style: solid; border-left-style: solid; margin-top: 0px; margin-right: auto; margin-bottom: 10px; margin-left: auto; display: block; width: 482px; height: 321px; text-align: justify; ” /></p>
Archivio per la categoria ‘far from heaven’
sentiti pensata
Incondominio e dintorni, far from heaven, il peso della mole, ninfe, sueños, viaggi su 23 novembre 2010 a 20:34c'è giustizia, nel cosmo
Inciccipuccimucci, esiti resistenziali, far from heaven, italiano vero, papà su 2 novembre 2010 a 21:48<span style=”font-size:12px;”><span style=”font-family:verdana,geneva,sans-serif;”>Da un po' di tempo mi capita di sentire o di leggere di donne piene d'iniziativa, di energia, di generosità, di coraggio, di sensibilità, d'ironia, insomma: delle gran belle donne. E mi capita di sentire o di leggere che queste donne hanno dei dubbi sulle loro capacità, che sono diventate insicure, che temono di non farcela, per tanti e diversi gravi motivi. Perché sono da sole a badare alla famiglia. Perché di lavoro ce n'è sempre meno. Perché nonostante si facciano il mazzo da una vita non si sentono – forse non sono – riconosciute dai compagni, dai datori di lavoro, dai figli. Perché il tempo passa, per loro e per le persone che hanno accanto. Perché hanno paura della malattia, della morte.<br />
Pur conoscendo e riconoscendo la fondatezza di tutte queste ragioni molto diverse e molto personali di sofferenza, non riesco a non collegare questo star male anche al momento contingente (di merda) che stiamo vivendo. All'aria (di merda) che tira. <br />
Alla preponderanza di certi vecchiacci (di merda) che tutto quel che toccano lo trasformano in: merda, applauditi dai servi (di merda) che per viltà e tornaconto li ossequiano.<br />
Per questi miracolati della selezione naturale le donne non esistono in quanto individui con una propria volontà. Son belle da usare e da far vedere, poi si buttano, tanto c'è subito chi le rimpiazza: il mercato offre sempre di più, merce giovane, bella, pure esotica.<br />
Le donne "normali" sono bestie da soma, sono contenitori che fan figli anche da morte, sono sacchi da prendere a botte, sono delle rompicazzo, sono delle vecchie stronze, sono cesse a pedali. Però, per favore, sorridenti. Il sorriso è importante, vuoi mica star sempre lì col muso, a lamentarti. Che palle. Se poi riesci anche a metterti un po' a posto, tiri fuori un po' di tetta, un po' di coscia e un bel tacco, allora guarda, sei quasi più normale di una donna normale. Sei presentabile. Era ora, cazzo.<br />
Tanti anni fa un imam invasato disse in un incontro pubblico sull'età anziana che l'uomo dell'Islam non diventa vecchio. Non è mai un vecchio. Resta sempre un uomo, da onorare, da riverire. Da servire. Le donne, appunto. Donne anziane: non pervenute.<br />
Il tipo era, in effetti, un tantinello integralista, e nei paesi di religione musulmana per fortuna non è così. O almeno, nella maggioranza dei paesi islamici non funziona così. Credo. <br />
Qui da noi, invece, pare di sì.<br />
Figo.<br />
<br />
Sembra il solito discorso qualunquista femminista che ci si può aspettare da questo blog, che del resto da 'st'autunno è pure in ciabatte, e quindi nemmeno più le chiacchiere da bar, ormai, poraccio. Anzi, poraccia, inquantoché è un blog femmina. Una blogga.<br />
Ma invece no, non è sempre il solito discorso.<br />
Intanto, nei primi due paragrafi avrei potuto benissimo scrivere omosessuali, o immigrati, o disabili, e sarebbe stata proprio la stessa cosa.<br />
Poi, quello che voglio dire a queste regine, a queste principesse, e a tutti gli altri nobili esseri che per disgrazia dovessero sentirsi così, è:<br />
Ricordi quante volte ce l'hai fatta?<br />
Ricordi quante cose belle e importanti hai realizzato?<br />
Ricordi tutte le persone che ti ammirano e ti vogliono bene?<br />
E ti ricordi tutte le volte che ti sei detta: non pensavo, ma guarda, 'sta cosa che nessuno riesce a fare, che nessuno è mai riuscito a fare prima, io invece sì, en souplesse.<br />
Hai presente, sì o no?<br />
Ricordatelo più spesso, per favore.<br />
Perché non meriti di stare così.<br />
Perché è una questione di giustizia cosmica: sei una principessa e una regina.<br />
Vuoi ricordartelo, sì o no?</span></span><br />
<br />
<img alt=”" src=”https://munfdq.bay.livefilestore.com/y1moQxxfYaqiPHGEL0EY6Pigv9YvIqTLaR00D34ywmeM8WZtJ4zrriSqo6OS25oUnBxLw_ujRDc7Ze2GKs61zAo9hLfbtV9-ceAExCy5gQ49uUGLQEjNnXVks0QpFdsB_Wz0GIudvK8I0C4R8eF0hrKCw/guestbook rosa rossa e rosa bianca.jpg ” style=”border-top-width: 1px; border-right-width: 1px; border-bottom-width: 1px; border-left-width: 1px; border-top-style: solid; border-right-style: solid; border-bottom-style: solid; border-left-style: solid; margin-top: 0px; margin-right: auto; margin-bottom: 10px; margin-left: auto; display: block; text-align: center; width: 500px; height: 341px; ” /><br />
<p style=”font-size: 12px; text-align: center; “>
<span style=”font-size:12px;”><span style=”font-family:georgia,serif;”><span>La rosa,</span></span></span></p>
<p style=”font-size: 12px; text-align: center; “>
<span style=”font-size:12px;”><span style=”font-family:georgia,serif;”><span>l’immarcescibile rosa che non canto,</span></span></span></p>
<p style=”font-size: 12px; text-align: center; “>
<span style=”font-size:12px;”><span style=”font-family:georgia,serif;”><span>quella che è peso e fragranza,</span></span></span></p>
<p style=”font-size: 12px; text-align: center; “>
<span style=”font-size:12px;”><span style=”font-family:georgia,serif;”><span>quella del nero giardino nell’alta notte,</span></span></span></p>
<p style=”font-size: 12px; text-align: center; “>
<span style=”font-size:12px;”><span style=”font-family:georgia,serif;”><span>quella di qualsiasi giardino e qualsiasi sera,</span></span></span></p>
<p style=”font-size: 12px; text-align: center; “>
<span style=”font-size:12px;”><span style=”font-family:georgia,serif;”><span>la rosa che risorge dalla tenue</span></span></span></p>
<p style=”font-size: 12px; text-align: center; “>
<span style=”font-size:12px;”><span style=”font-family:georgia,serif;”><span>cenere per l’arte dell’alchimia,</span></span></span></p>
<p style=”font-size: 12px; text-align: center; “>
<span style=”font-size:12px;”><span style=”font-family:georgia,serif;”><span>la rosa dei persiani e di Ariosto,</span></span></span></p>
<p style=”font-size: 12px; text-align: center; “>
<span style=”font-size:12px;”><span style=”font-family:georgia,serif;”><span>quella che sempre sta sola,</span></span></span></p>
<p style=”font-size: 12px; text-align: center; “>
<span style=”font-size:12px;”><span style=”font-family:georgia,serif;”><span>quella che sempre è la rosa delle rose,</span></span></span></p>
<p style=”font-size: 12px; text-align: center; “>
<span style=”font-size:12px;”><span style=”font-family:georgia,serif;”><span>il giovane fiore platonico,</span></span></span></p>
<p style=”font-size: 12px; text-align: center; “>
<span style=”font-size:12px;”><span style=”font-family:georgia,serif;”><span>l’ardente e cieca rosa che non canto,</span></span></span></p>
<p style=”font-size: 12px; text-align: center; “>
<span style=”font-size:12px;”><span style=”font-family:georgia,serif;”><span>la rosa irraggiungibile.</span></span></span></p>
<p style=”font-size: 12px; text-align: center; “>
<span style=”font-size:12px;”><em><span style=”font-family:georgia,serif;”><span>Jorge Luis Borges</span></span></em></span></p>
<p style=”font-size: 12px; “>
<br />
<br />
<span style=”font-size:12px;”><span style=”font-family:georgia,serif;”><span><span style=”font-family:verdana,geneva,sans-serif;”>In questi giorni ho portato due rose, la <a href=”http://www.youtube.com/watch?v=MTXvqzMnbNc” target=”_blank”>rosa rossa</a> e la <a href=”http://www.youtube.com/watch?v=hEgxvw6_mTY” target=”_blank”>rosa bianca</a>, l'amore e il silenzio, rubedo e albedo, sole e luna.<br />
Le lascio, anche qui, per chi le volesse. <br />
Poi magari lascio anche una strega, anzi una <a href=”http://www.youtube.com/watch?v=_AZSWZDujos” target=”_blank”>fata</a>.<br />
E un <a href=”http://www.youtube.com/watch?v=GYKJuDxYr3I” target=”_blank”>ponte</a>. Di sole, di luna. Un arcoiris.<br />
Le mie ninnananne.</span></span></span></span><br />
</p>
Il vento fa il suo giro
Incimenalcinema, far from heaven, italiano vero, pessimismo e fastidio su 3 aprile 2008 a 10:36<div align=”justify”>Vent’anni fa preparavo gli esami con Laura, la cui famiglia era originaria della Val Maira, valle <a target=”_blank” href=”http://loudalfin.it/loudalfin/index.php?option=com_content&task=view&id=3&Itemid=4″>occitana </a>parallela alla forse più nota Val Varaita. Nella bella stagione s’andava a Stroppo, dove suo fratello, nato e cresciuto a Torino, era tornato, e voleva aprire un rifugio. Le fette biscottate Monviso (o Biscotti della Salute) col burro, le sigarette, gli schemi inappuntabili di Laura (non per niente ex studentessa del D’Azeglio, il miglior liceo torinese) e le sue spiegazioni che mi rendevano semplice il diritto. Poi si girava: c’erano le feste, c’era Sergio Berardo dei <a href=”http://loudalfin.it/loudalfin/” target=”_blank”>Lou Dalfin</a> che suonava, c’erano gruppi e coppie di uomini e di donne che danzavano guardandosi negli occhi, che sarà pure un retaggio dell’amor cortese, ma la cortesia mica fa schifo: anzi. C’erano il vino e il pane buono, il formaggio, i cavallini merens, certi occhi profondi, le efelidi, certe attaccature di capelli, ecco, un mondo a parte.<br />
Un po’ di questo mondo ho ritrovato nel film <em><a href=”http://www.ilventofailsuogiro.com/” target=”_blank”>Il vento fa il suo giro</a>.</em> Solo che quello che inizia come l’entrata in paradiso di un pastore di capre (francese, ex insegnante, con moglie e figli al seguito, venuti via dai Paesi Baschi perché contrari alla costruzione di una centrale nucleare) e formaggiaio diventa presto una discesa all’inferno. Philippe dopo una ricognizione in valle si stabilisce, con la benedizione del sindaco e di un musicista cittadino eccellente, e tra i mugugni del resto della popolazione, a Chersogno. Arriva di notte, con i valligiani che lo accolgono con le fiaccole accese, sparpagliati sulla strada e poi ammassati davanti alla nuova casa del pastore. Un breve discorso e inizia la festa.<br />
L’idillio tra la gente del posto e i forestieri (Philippe è chiamato sempre e solo <em>il francese</em>) dura poco. Presto si cerca di mettergli i bastoni tra le ruote (una delle bambine viene mandata a casa lavarsi perché "puzza di capra"), gli si negano i pascoli abbandonati per far pascolare le bestie, in un crescendo di invidie ("hanno paura che lui riesca dove loro hanno fallito", dice a un certo punto il sindaco), dispetti, molestie, fino al sacrificio di due capre, che Philippe trova sgozzate e appese, e lì si arrende e se ne va. Ma il vento fa il suo giro, e si prende la sua rivincita, in un modo o nell’altro. Le inquadrature finali di Chersogno ricordano l’atmosfera di <em>Shining</em>, come se si avvertisse una presenza maligna, stagnante sui tetti di ardesia delle baite.<br />
Mi sono ricordata che il sindaco del paesino d’origine della mia amica non voleva dar la residenza a suo fratello: chissà che tipo strano era, quel giovane torinese. Chissà perché voleva tornare al paese da cui se n’erano andati i suoi nonni. Chissà che cos’aveva davvero in mente. </div>
Incimenalcinema, far from heaven su 23 marzo 2005 a 13:41
<p align=”justify”><font size=”2″ color=”#3366ff”><strong>Paradiso: maschile, singolare</strong></font></p>
<p align=”justify”><font size=”2″ color=”#3366ff”>Il dvd di <em>Far from Heaven</em>, l’altro giorno, me lo sono somministrato in due riprese. Certo, la fotografia è hopperiana (si dirà: <em>hopperiana</em>?), e in più scivola lenta grazie a qualcosa di liquido, che ricorda certi beveroni spessi color fucsia, verde, blu cobalto, versati e sorbiti in alti bicchieri da cocktail. E, certo, i costumi, la scenografia. E, certo, i dialoghi e la sceneggiatura: anche se non avessi saputo che il regista Haynes ha visionato un tot di film dell’epoca, ricavandone che le peggio tragedie si possono restituire al pubblico in assenza di emotività, prob ci sarei arrivata da sola. Che poi io adoro le peggio tragedie in assenza di emotività, anzi meglio se mi fanno anche ridere, ma questa è un’altra questione.</font></p>
<p align=”justify”><font size=”2″ color=”#3366ff”>Certo: bravi tutti. Ma Julianne Moore è sorprendente. La sua è una maschera fatta di abiti in chiffon con la gonna a corolla, di messimpieghe permanentate ai colpi di luce, di labbra rosse indelebili, di pelle bianca effetto mat; una morbida maschera di ferro, che non appena scalfita trasuda oscurità, morte, bisogno divorante di appartenenza e significato (pena l’autoannullamento). Come la smorfia alla partenza dell’amico nero lascia solo intravedere. Come l’allontanarsi, nel finale, ingobbita e goffa, in quell’auto simile a un enorme scarafaggio azzurro pastello, lascia solo presagire. Sicché il personaggio di Julianne seguiterà a vivere, immagino, come un paria senza un bollo; altrettanto capiterà ai suoi figli; mentre il marito è riuscito, a quanto pare, a trovare il modo di conciliare omosessualità e rispettabilità. Con quanta naturalezza il film mostra quali fossero all’epoca i diritti delle donne, dei bambini, dei neri. Un vero paradiso.</font></p>