detoni

Archivio per la categoria ‘favolozze’

Infavolozze, orrore su 30 ottobre 2005 a 13:28

<div style=”text-align: justify;”><font size=”2″ face=”Georgia” color=”#993300″><strong style=”font-family: arial;”>
<div style=”font-family: arial; text-align: justify;”><font size=”2″ face=”Georgia” color=”#993300″><strong style=”font-family: arial;”><font size=”2″ face=”Verdana” color=”#993300″><strong><font face=”Georgia”>Fine ingloriosa di un demone minore</font><em><font face=”Georgia”><br />
<br />
</font></em></strong></font></strong></font><font size=”2″ face=”Verdana” color=”#993300″> <strong><img width=”276″ height=”192″ align=”cssLeft” src=”http://detoni.files.wordpress.com/2005/10/gnomo.jpg” style=”margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left;” alt=”" /><em><font face=”Georgia”>Antefatto. Variazione fantasy pulp su D. B.</font></em></strong></font></div>
</strong></font></div>
<div style=”font-family: arial; text-align: justify;”><font size=”2″ face=”Georgia” color=”#993300″><em>Al crepuscolo in quel salone proprio non ci si vede, e Drogo ogni sera rischia di immolarsi senza un perch&eacute; sulla roccia al centro della stanza in cui sono conficcate le spade degli avi. </em></font></div>
<div style=”font-family: arial; text-align: justify;”><font size=”2″ face=”Georgia” color=”#993300″><em>Ma stasera Drogo non ha nessuna intenzione di crepare: sta aspettando lei – se solo avr&agrave; il coraggio di farsi viva – e se lui nel frattempo non si muover&agrave; dal suo trono di marmo, onde evitare erronei spargimenti di sangue. Si accomoda dunque, ma in quella sente un rumore e si drizza di scatto, scorgendo nell’ombra non gi&agrave; le vagheggiate sembianze dell’amata bens&igrave; la dentatura giallastra del suo servitore, lo gnomo Graulin: – Tzerfe kvalkotza, zighnorre? </em></font></div>
<div style=”font-family: arial; text-align: justify;”><font size=”2″ face=”Georgia” color=”#993300″><em>Nell’udire siffatta orrida pronuncia Drogo &egrave; colto da un moto di stizza e intima allo sgorbio di lasciarlo e di non farsi rivedere fino al mattino successivo, pena la sospensione a tempo indeterminato della paga; ma Graulin, ebbro per il vino tracannato e fors&rsquo;anche d&rsquo;indole non troppo pronta, non coglie la drammaticit&agrave; del momento e sghignazza: – Anke kvezta zerra patrron Troko azpetta e azpetta, koza non zi za! Ah ah ah!</em></font></div>
<div style=”font-family: arial; text-align: justify;”><font size=”2″ face=”Georgia” color=”#993300″><em>Non deve aggiungere altro perch&eacute; Drogo furente e armato gli si avventi contro, a minacciarlo di morte violenta; ma quando lo gnomo si scosta di lato con un balzo, &egrave; il suo padrone a trafiggersi sulle spade conficcate nella roccia; e mentre inizia a zampillare sangue da una decina di ferite, non volendo darla vinta al servo si sistema la veste, addirittura fischietta; ed esalando l&rsquo;ultimo respiro, sempre per darsi un contegno, guarda con un sopracciglio alzato le stelle fuori dalla finestra, e atteggia le labbra a un sorriso che si muta rapido in smorfia.<br />
</em></font></div>
<div style=”text-align: justify;”><font size=”2″ face=”Georgia” color=”#993300″>&nbsp;</font></div>
<div style=”font-family: arial; text-align: justify;”>
<div style=”text-align: center;”><font size=”2″ face=”Georgia” color=”#993300″><font style=”font-weight: bold;”>&sect;</font></font><font size=”2″ face=”Georgia” color=”#993300″><br />
</font> </div>
<font size=”2″ face=”Georgia” color=”#993300″><br />
Uscito di corsa dalla stanza buia in cui Giovanni Drogo stava tirando le cuoia – e senza nemmeno domandarsi se, in nome del vincolo di servit&ugrave; che lo legava al suo signore, gli spettasse adoperarsi per bloccare il peraltro inarrestabile stillicidio che lo stava menando al creatore – Graulin si ritrov&ograve; all&rsquo;aperto, nella corte profumata e chiara di luna. Ogni residuo della sbornia della sera precedente s&rsquo;era ormai dissolto, e i suoi occhietti cisposi e un po&rsquo; strabici si adattavano all&rsquo;oscurit&agrave;, mentre le orecchie a punta tentavano di captare anche il pi&ugrave; piccolo rumore. Volse gli occhi al cielo, tentando di scrutare le stelle come aveva visto fare tante volte al suo padrone: non ne cav&ograve; un ragno dal buco; sput&ograve;. Vinto dalla stanchezza, si sarebbe sdraiato volentieri sulla paglia della scuderia, vicino alla giumenta Mariebelle, ma sapeva di dover rimanere vigile, ch&eacute; molte cose – non sempre inanimate – di giorno mute e invisibili e di nessuna importanza, si palesavano la notte, ed era allora che gli esserini di piccola taglia come lui rischiavano financo la vita. Non desiderava altres&igrave; che gli fosse attribuita l’assurda fine del padrone, sicch&eacute; alle prime luci dell’alba avrebbe tagliato la corda.</font></div>
<div style=”font-family: arial; text-align: justify;”><font size=”2″ face=”Georgia” color=”#993300″>Un altissimo urlo, stridulo e modulato, squarci&ograve; il silenzio della campagna, provocando i sussulti dello gnomo impietrito e il destarsi di cani, oche, cavalli e galline con relativo repertorio di versi e tramestii sovrastati di repente dal raglio dell&rsquo;asino Bastianino, che in duetto si altern&ograve; e tenne botta per una decina di secondi all&rsquo;ente che aveva dato inizio al bailamme. Dalla foresta giunsero pure i tributi di civette, lupi e allocchi a gettare Graulin nel terrore pi&ugrave; puro, tanto che cominci&ograve; a lanciarsi in modo disarticolato da un capo all&rsquo;altro della corte, fino al limitare del bosco, in cerca di un rifugio; ma, respinto ora da uno stridore, ora da un urlo belluino, ora da una tenebra tanto profonda da fargli preferire la morte in luogo di penetrare anche solo con un&rsquo;estremit&agrave; quell&rsquo;atrore, seguit&ograve; a sgambettare finch&eacute; un corpo di pari velocit&agrave; si scontr&ograve; col suo. L&rsquo;omuncolo rotol&ograve; nella polvere tirandosi sulle orecchie il berrettone a cono floscio (regalo della nonna) e sbirci&ograve; l&rsquo;indistinta massa bianca che, fuoriuscendo a mo&rsquo; di proiettile dalla dimora di Drogo, l&rsquo;aveva ridotto a una sorta di boleto ansante e tremebondo.</font></div>
<div style=”font-family: arial; text-align: justify;”><font size=”2″ face=”Georgia” color=”#993300″>- Giovanni&hellip; Giovanni mio! Ahim&eacute; misera, me sventurata! Cosa far&ograve;, dacch&eacute; infine mi ero decisa a fuggire da Alceste, tristo e ferocissimo consorte, per congiungermi a Drogo, l&rsquo;unico amor mio&hellip; Drogo adorato&hellip; Troppo a lungo, stolta, tergiversai! Ah!</font></div>
<div style=”font-family: arial; text-align: justify;”><font size=”2″ face=”Georgia” color=”#993300″>Emesso un acuto straziante, la candida figura si accasci&ograve; e principi&ograve; a singhiozzare. Graulin aveva dalle sue parole compreso trattarsi di madamigella Salmina da Riccafonte, sposa fanciulla del visconde don Alceste Spadafora di Mezzastagione, energumeno attempato, nobile di genia ma non gi&agrave; di tratto, e per di pi&ugrave;, si vociferava, stregone e alchimista.</font></div>
<div style=”font-family: arial; text-align: justify;”><font size=”2″ face=”Georgia” color=”#993300″>- Matmuazl&hellip; Matmuazl Zalmin&agrave;!</font></div>
<div style=”font-family: arial; text-align: justify;”><font size=”2″ face=”Georgia” color=”#993300″>Lo gnomo ne sfior&ograve; con delicatezza la veste all&rsquo;altezza del ginocchio, che venne prontamente ritratto. Salmina si erse di scatto e lo fiss&ograve; con occhi rossi e pieni di lacrime.</font></div>
<div style=”font-family: arial; text-align: justify;”><font size=”2″ face=”Georgia” color=”#993300″>- Chi sei tu? Che vuoi?</font></div>
<div style=”font-family: arial; text-align: justify;”><font size=”2″ face=”Georgia” color=”#993300″>- Zon Grraulin, al fostrr zervitzio, madam Zalmin&agrave;. Foi non potette rimanerre kvi. Prefto tutta la zerrvit&ugrave; sar&agrave; defta a kavsa tel ffraftvono, fi fkoprriranno. Tofete fucirre. </font></div>
<div style=”font-family: arial; text-align: justify;”><font size=”2″ face=”Georgia” color=”#993300″>A fatica convinse madamigella a sollevarsi, ad appoggiarsi a lui e a intraprendere di buon passo il sentiero per il paese di Selvapetrosa, lungo il quale si trovava la deviazione che menava al dominio di Mezzastagione. Non di rado Salmina si parava affranta e scossa dal pianto, al che lo gnomo cercava di rianimarla ricordandole che, se il perfido Alceste si fosse accorto della sua assenza, terribile sarebbe stata la sua ira. Graulin temeva anche per la propria incolumit&agrave;, quel lupo mannaro di Spadafora gli faceva passare tutti i sentimenti e avrebbe volentieri abbandonato la viscontessa al suo destino; tuttavia la poveretta lo muoveva a compassione, e inoltre non faceva che ripetere: </font></div>
<div style=”font-family: arial; text-align: justify;”><font size=”2″ face=”Georgia” color=”#993300″>- L&rsquo;amato mio bene non &egrave; venuto meno, se veglia e mi soccorre da lass&ugrave; tramite l&rsquo;operato del servo pi&ugrave; dolce e fedele che sia mai esistito su questa terra desolata!</font></div>
<div style=”font-family: arial; text-align: justify;”><font size=”2″ face=”Georgia” color=”#993300″>Recitando il rosario (madamigella Salmina era molto pia, e Graulin sperava di scongiurare le mefitiche influenze del visconde) e intonando le lodi mattutine tra umidi cori di ranocchi, i due viandanti giunsero infine nei pressi della magione avita degli Spadafora. Lo gnomo per poco non fugg&igrave; a gambe levate, ch&eacute; per la prima volta rimirava un edificio cos&igrave; agghiacciante: in barba a tutte le leggi della statica, infatti, esso, a partire dal primo piano, si ingrandiva e si protendeva in guglie e archi sostenuti dal nulla, che sembravano voler inghiottire l&rsquo;incauto visitatore.</font></div>
<div style=”font-family: arial; text-align: justify;”><font size=”2″ face=”Georgia” color=”#993300″>In quella, un rumore di zoccoli spinse Graulin e Salmina a farsi da parte, nascondendosi dietro a un cespuglio a lato del sentiero; poco dopo, don Spadafora in persona, avvolto in un&rsquo;atra zimarra, sfrecci&ograve; al galoppo su un altrettanto nero ronzino, robusto e dall&rsquo;ampia schiena, s&igrave; da accoglierne l&rsquo;obese terga. La nobildonna e lo gnomo si scambiarono uno sguardo d&rsquo;intesa; ogni mattina prima dell&rsquo;alba Alceste si allontanava dal castello per certe sue faccende, lasciando la dimora incustodita. N&eacute; era da temere un&rsquo;intromissione da parte della servit&ugrave;, che per disposizioni padronali non poteva pernottare a Mezzastagione e giungeva quindi ogni mattina intorno alle sette.<br />
- Matmuazl karra, alorra ziamo appozto: potrr&agrave; tornarre zupito al kastelo. Non ha pi&ugrave; pizoghno ti me!</font></div>
<div style=”font-family: arial; text-align: justify;”><font size=”2″ face=”Georgia” color=”#993300″>- Adorabile piccolo Graulino, come puoi pensare che io gi&agrave; non necessiti del tuo conforto? Scortami, te ne prego, fino alla dimora di mio marito, e ti compenser&ograve; degnamente!</font></div>
<div style=”font-family: arial; text-align: justify;”><font size=”2″ face=”Georgia” color=”#993300″>Inutile dire che lo gnomo, vinto da una supplica pronunciata con voce tanto carezzevole, pi&ugrave; che dalla promessa di regal&igrave;e, non seppe che acconsentire. Nell&rsquo;avvicinarsi alla raccapricciante costruzione tuttavia la decisione estortagli venne messa alla prova almeno una ventina di volte, a causa della fauna e della flora che ne infestavano i pressi. Pozze dai vapori puteolenti, sorgenti di fanghi sobbollenti, attorno alle quali svolacchiavano goffi pennuti, simili a corvi, dal becco insanguinato che tornava a immergersi nelle interiora d’un fetido bottino: enormi pantegane, rattacci dalle frattaglie lustre e dalle lunghe code rosee, dotate, pareva, di vita propria, con movenze vermiformi. </font></div>
<div style=”font-family: arial; text-align: justify;”><font size=”2″ face=”Georgia” color=”#993300″>Era ora Graulin a venir meno, non fosse stato per madamigella Salmina, la cui figura slanciata lo precedeva a indicargli il cammino, i capelli ondeggianti sui fianchi, le dita leggere a trattenere la veste; allorquando lo gnomo era sul punto di tornare indietro, la fanciulla, come ne fosse all&rsquo;apparenza consapevole, si volgeva e, riprendendolo dolcemente con lo sguardo, accennava un sorriso e gli faceva cenno di seguirla; finch&eacute; a un tratto la voce strozzata di Graulin interruppe il cammino di Salmina, che, accorsa nel punto in cui fino a pochi secondi prima trovavasi lo gnomo, riusc&igrave; ad afferrarne lo stinco, prima che anch&rsquo;esso fosse fagocitato da una pianta carnivora di ragguardevoli dimensioni. Ella tir&ograve; e tir&ograve; finch&eacute; lo gnomo fu espulso in una sorta di parto postumo. Zuppo di liquidi organici atti alla predigestione, Graulin si scosse tutto come un botolo; e lo spiacevole contrattempo, lungi dal dissuaderlo, ne rinforz&ograve; la caratteristica ostinazione gn&ograve;mica: – Ora pazta, kvel trripone malefiko me la paker&agrave;!, sussurr&ograve; senza farsi sentire dalla viscontessa. Non aveva ancora ben compreso, infatti, la natura del legame che esisteva tra quell&rsquo;ammaliatrice e il fosco carampano cui ella volente o nolente s&rsquo;accompagnava, e sospettava che il matrimonio tra i due celasse altre complicit&agrave;, come testimoniava l&rsquo;arrendevolezza con cui la giovane aveva acconsentito a far ritorno al maniero; al che si contestava che l&rsquo;infelice non aveva altro luogo cui tornare. E mentre in cotante sterili elucubrazioni si dibatteva, varcarono la soglia del castello, e Graulin distolse la vista dal battaglio del portone, lo scheletro di una mandibola dentata che picchiava sull&rsquo;arcata superiore di un teschio capovolto, e sospir&ograve;, pensando che, infine, quel diavolaccio malnato di Spadafora forse era tutto fumo e niente arrosto.</font></div>
<div style=”font-family: arial; text-align: justify;”><font size=”2″ face=”Georgia” color=”#993300″>Al centro dell&rsquo;atrio fiocamente illuminato da poche torce sostarono e si scambiarono uno sguardo; Salmina, not&ograve; Graulin, si era fatta pallida e aveva gli occhi lucidi; tremava, come febbricitante, forse in preda al terrore. Lo gnomo stava per prendere congedo, quando alle spalle e poi intorno a s&eacute; avvert&igrave; un soffio potente e odoroso di incenso e zolfo, ed ecco dinnanzi ai due temerari l&rsquo;imponente stazza del ghignante visconde Alceste da Mezzastagione, scuro e terribilissimo, che prontamente allung&ograve; il braccio per trarre a s&eacute; la moglie, e, costringendone la nuca a posizione affatto innaturale e infiggendo gli occhi di bragia in quelli della sfortunata, sibil&ograve;: – E voi da dove tornate, mia cara?</font></div>
<div style=”font-family: arial; text-align: justify;”><font size=”2″ face=”Georgia” color=”#993300″>- Lo sapete, Alceste, e lasciatemi, ch&eacute; mi fate male!, invoc&ograve;, ora rossa in volto, madamigella Salmina, che a rafforzativo della richiesta pens&ograve; bene di conficcare le unghie nelle vicinanze della giugulare spadaforense.</font></div>
<div style=”font-family: arial; text-align: justify;”><font size=”2″ face=”Georgia” color=”#993300″>Nel contemplare un simile quadretto di devozione coniugale, Graulin si sent&igrave; mancare, e scivol&ograve; poco a poco in direzione della parete destra, con l&rsquo;intenzione, entrato in una zona d&rsquo;ombra, di sgattaiolare inosservato fino all&rsquo;uscita.</font></div>
<div style=”font-family: arial; text-align: justify;”><font size=”2″ face=”Georgia” color=”#993300″>- TU! Tu, piccolo aborto d&rsquo;un lanzichenecco, dove pensi di filartela?<br />
Lo gnomo si trov&ograve; addosso il titolato in forma di toro dalle froge fumanti che prese a inseguirlo per tutto lo stanzone e rapidamente lo raggiunse, schiacciandolo contro una parete e lasciandolo pi&ugrave; morto che vivo. Venne allora legato mani e piedi e dimenticato dall&rsquo;ossesso.</font></div>
<div style=”font-family: arial; text-align: justify;”><font size=”2″ face=”Georgia” color=”#993300″>- Sono appena tornato da un giro per il vicinato, madame: indovinate che cosa ho portato con me?, chiese mellifluo una volta riprese le sembianze umane; ma Salmina, in luogo di rispondere, fissava ora Graulin, ora Spadafora, con le sopracciglia aggrottate. </font></div>
<div style=”font-family: arial; text-align: justify;”><font size=”2″ face=”Georgia” color=”#993300″>- Va bene, d&rsquo;accordo, niente giochetti, niente sorprese&hellip; Vi siete stancata stanotte, vero? Ecco qua!, esclam&ograve; producendo un grosso sacco fino a quel momento rimasto nell&rsquo;ombra, da cui fuoriusc&igrave; una mano inanellata e piena di sangue rappreso, che Graulin riconobbe come appartenente al suo padrone.</font></div>
<div style=”font-family: arial; text-align: justify;”><font size=”2″ face=”Georgia” color=”#993300″>- Ora andrete ad accendere il fuoco? Ve ne prego, madame&hellip; siate ragionevole, abbiamo un paio d&rsquo;ore prima che arrivi la servit&ugrave;&hellip; non so nemmeno se faccio in tempo a scuoiarli entrambi, il piccoletto, qui – un&rsquo;occhiata dell&rsquo;omaccione fece sudare e tremare Graulin come mai in vita sua – dovr&ograve; forse lasciarlo per stanotte.<br />
La giovane sposa, risollevato lo sguardo dall&rsquo;insaccato informe e dall&rsquo;arto, cos&igrave; parl&ograve;: – Alce, mio caro, sapete bene che ho sempre assecondato ogni vostro capriccio culinario&hellip; con devota partecipazione sono anche stata il vostro pi&ugrave; abile aiutante alle battute di caccia&hellip; ma questa volta dico no, no e no. Non posso che oppormi a siffatta barbarie. E che diamine, voi, oh&hellip; scusate.<br />
- Che intendete dire, Salmina? Non vi seguo, siete strana stamane, e vi rammento che stiamo perdendo tempo prezioso, fece spazientito lo Spadafora.</font></div>
<div style=”font-family: arial; text-align: justify;”><font size=”2″ face=”Georgia” color=”#993300″>- Visconde, non comprendete&hellip; vi presentate con questo rigido fardello&hellip; e che dovremmo farne? Forse che ci &egrave; consono un simile pasto da jene, da avvoltoi? Ma lasciate che siano i corvi in giardino ad avventarsi su codesta carcassa! Non muover&ograve; un dito per aiutarvi, questa volta.</font></div>
<div style=”font-family: arial; text-align: justify;”><font size=”2″ face=”Georgia” color=”#993300″>- Mia adorata&hellip; mia a-do-ra-ta. Sapete meglio di me che quest&rsquo;idiota si &egrave; privato della vita prima dell&rsquo;ora stabilita! Ora &egrave; un po&rsquo; pi&ugrave; duro, ma che sar&agrave; mai!, esclam&ograve; l&rsquo;Alceste, dalle cui nari ricominciava a levarsi un fil di fumo.</font></div>
<div style=”font-family: arial; text-align: justify;”><font size=”2″ face=”Georgia” color=”#993300″>- Ho detto NO. Salmina, col mento proteso in avanti, sfidava il consorte. Graulin, nel suo cantuccio, incass&ograve; il testone tra le spalle.<br />
- E va bene! Va bene, dannata&hellip; beata la vostra cocciutaggine! Che cosa mi suggerite allora? Volete davvero che lo dia in pasto a quegli uccellacci in giardino?, url&ograve;, quasi fuori di s&eacute;, mentre misurava a grandi passi il salone.</font></div>
<div style=”font-family: arial; text-align: justify;”><font size=”2″ face=”Georgia” color=”#993300″>- Oh&hellip; vediamo, non saprei. Ma forse&hellip; s&igrave;, forse&hellip; Alcestino, perch&eacute; non lo risuscitate?, se ne usc&igrave; la fanciulla con un mezzo sorriso.<br />
- Voi siete fuori di senno, Salmina! O a che cosa viene tale bizzarro intendimento?</font></div>
<div style=”font-family: arial; text-align: justify;”><font size=”2″ face=”Georgia” color=”#993300″>- Semplice, mio caro&hellip; cercate di comprendere&hellip; voi avrete di nuovo carne fresca e succosa, nuovamente palpitante</font><font size=”2″ face=”Georgia” color=”#993300″>, e non dovrete far altro che accopparlo un&rsquo;altra volta! Non capite? Suvvia&hellip; mi ritiro nelle cucine&hellip; non tardate!, e cos&igrave; fece.<br />
Scuotendo la testa, ma deciso a portare a termine almeno parte del lavoro che si era prefissato per quella nottata, il visconde si accovacci&ograve; accanto al cadavere di Drogo. Erano secoli che non risuscitava alcuno; con uno sforzo di memoria richiam&ograve; la formula, i gesti; si prepar&ograve; al momento in cui si sarebbe sentito venir meno: nel preciso istante in cui ridonava la vita, egli diveniva mortale. Uscivano da lui, e subito ne rientravano, mille e mille anni passati e futuri. </font></div>
<div style=”font-family: arial; text-align: justify;”><font size=”2″ face=”Georgia” color=”#993300″>Troppo tardi si avvide della fanciulla armata alle sue spalle; ormai tutto si compiva n&eacute; v&rsquo;era modo di arrestarlo, ovvero s&igrave;, ma non spettava a lui. Sicch&eacute; mentre Drogo apriva gli occhi Alceste li serrava per sempre, consapevole di quanto stava accadendo e maledicendo la propria dabbenaggine. </font></div>
<div style=”font-family: arial; text-align: justify;”><font size=”2″ face=”Georgia” color=”#993300″>A sottolineare una s&igrave; considerevole dipartita Graulin si sarebbe aspettato almeno una fiammata e un boato. Deluso, osserv&ograve; l’imperturbata uxoricida che sorridente stringeva al petto la testa di Giovanni Drogo e la ninnava come fosse un neonato; non parevagli granch&eacute; saggia opzione quella d’esser presente quando il suo rinato padrone avesse riacquistato appieno le facolt&agrave;. Scrut&ograve; lo spazio circostante alla ricerca di un utensile, di una via di scampo; nell&rsquo;oscurit&agrave; qualcosa brillava: erano, forse, i denti aguzzi di una pantegana. Ma questa &egrave; un&rsquo;altra storia&hellip;<br />
<br />
</font></div>
<div style=”text-align: justify;”><font size=”2″ face=”Georgia” color=”#993300″>&nbsp;</font></div>
<div style=”font-family: arial; text-align: right;”><font size=”2″ face=”Georgia” color=”#993300″><em>(2003. Illustrazione di Roberta Cavalli)</em></font></div>

Infavolozze su 23 agosto 2005 a 16:31

<p align=”justify”><font face=”Tahoma” color=”#000000″ size=”2″><em></em></font></p>
<p align=”justify”><font face=”Tahoma” color=”#000000″ size=”2″><em><img style=”WIDTH: 371px; HEIGHT: 242px” height=”252″ alt=”" hspace=”2″ src=”http://detoni.files.wordpress.com/2005/06/grifoni20e20zappa.jpg grotta2.bmp” width=”373″ align=”left” vspace=”1″ border=”1″ /></em></font></p>
<p align=”justify”><font face=”Tahoma” size=”2″></font></p>
<p align=”justify”><font face=”Tahoma” color=”#000000″ size=”2″><em></em></font></p>
<p align=”justify”><font face=”Tahoma” color=”#000000″ size=”2″><em></em></font></p>
<p align=”justify”><font face=”Tahoma” color=”#000000″ size=”2″><em></em></font></p>
<p align=”justify”><font face=”Tahoma” color=”#000000″ size=”2″><em></em></font></p>
<p align=”justify”><font face=”Tahoma” color=”#000000″ size=”2″><em></em></font></p>
<p align=”justify”><font face=”Tahoma” color=”#000000″ size=”2″><em></em></font></p>
<p align=”justify”><font face=”Tahoma” color=”#000000″ size=”2″><em></em></font></p>
<p align=”justify”><font face=”Tahoma” color=”#333399″ size=”2″><em>Man mano che il sentiero si snodava nelle viscere della montagna la galleria si faceva pi&ugrave; ampia e luminosa, e Akbar sentiva un profumo di fiori mescolarsi via via all&rsquo;odore di terra e di chiuso. Giunse in una grotta ampia, con accenni di vegetazione: una luce colorata di celeste e smeraldo filtrava da cristalli incastonati nelle fenditure della roccia, e un getto d&rsquo;acqua a cascatelle formava sul fondo della grotta pozze e rivoli, per poi scomparire nel sottosuolo. Akbar vide alcuni pesci pappagallo rosa e turchesi nuotare pigramente nelle piccole piscine dal fondo madreperlato e ammir&ograve; le pareti della grotta, finemente istoriate e riproducenti scene di giochi tra delfini.</em></font></p>

Infavolozze su 21 maggio 2005 a 11:16

<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″><em>Avvertenza: trattasi di favolozza. E pure lunga.</em></font></div>
<div align=”justify”><em><font size=”2″ color=”#ff6600″></font></em></div>
<div align=”justify”><em><font size=”2″ color=”#ff6600″></font></em></div>
<div align=”justify”><em><font size=”2″ color=”#ff6600″></font></em></div>
<div align=”justify”><em><font size=”2″ color=”#ff6600″></font></em></div>
<div align=”justify”><em><font size=”2″ color=”#ff6600″></font></em></div>
<div><font color=”#ff6600″><font size=”2″><em></em><em></em></font></font></div>
<div align=”right”><font size=”2″ color=”#ff6600″><em>&hellip; a Sofia</em></font></div>
<div align=”right”><em><font size=”2″ color=”#ff6600″></font></em></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″><em></em></font></div>
<div align=”right”><font size=”2″ color=”#ff6600″><strong>&nbsp;<img src=”http://detoni.files.wordpress.com/2005/05/nidi3.gif” alt=”" /></strong></font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″></font></div>
<div><strong><font size=”2″ color=”#ff6600″>Zampiera e la scatola luminosa</font></strong></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″></font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>&nbsp;</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>Nei tempi lontani in cui i re e le regine governavano sia vasti territori sia altri esseri umani che su di essi campavano, esisteva un incantevole paese. Qui, il clima era ideale, n&eacute; troppo caldo, n&eacute; troppo freddo. Non servivano cappotti n&eacute; termosifoni, e nemmeno ombrelloni e ventilatori. Non v’erano montagne troppo elevate o vertiginosi dirupi; le colline si susseguivano dolcemente alle pianure, come belle onde di capelli a una fronte liscia. E, andando a passeggio, prima o poi s’incappava in un lago verde o in un fiume azzurro; mai per&ograve;, troppo profondo. Gli abitanti di questo paese avevano pelle, occhi e capelli di molti colori; non erano di statura molto alta. Avrai gi&agrave; bell’e capito che sto parlando del paese di Tuttomezzetto.</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″></font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>Governava questo bel paesello un ometto piccino e cicciottello, il reggente Grassenzio: il re Cagliofone e la regina Beatrinca erano morti d’indigestione tanti anni prima; e l’erede al trono, il loro figliolo Umbello, non aveva ancora l’et&agrave; per divenire re. Cos&igrave;, in attesa che questi si facesse adulto, Grassenzio si era insediato sul trono. Ma durante la sua reggenza il paese era diventato assai triste: i tuttimezzini non avevano pi&ugrave; voglia di far nulla. Nemmeno all’ora di pranzo sapevano che cosa mangiare. Allora accendevano una scatola che diventava luminosa e colorata, dentro alla quale donnine e ometti cantavano e ballavano felici, e tutt’a un tratto buttavano l&igrave; il nome di una pietanza, come i <em>pizzoncini in carriola</em>. Ma certo! Pensavano i tuttimezzini. Come avevano fatto a non pensarci prima? Cosa c’era di pi&ugrave; buono dei pizzoncini, e in carriola poi! Schiacciando un pulsante rosso e nero sulla scatola, nel giro di pochi minuti i pizzoncini arrivavano a casa, e non restava che friggerli in padella e mangiarli. La stessa cosa poteva capitare, a cena, con la <em>bonzardella scarrozza</em>, e anche con le <em>lambane di Nonna Artemista</em>. Che, poi, questa Artemista a Tuttomezzetto nessuno la conosceva, e dunque come poteva essere la nonna di qualcuno? Per&ograve; le sue lambane erano di prim’ordine, bisognava riconoscerlo. Pigia oggi, pigia domani, a causa della scatola luminosa i tuttimezzini si erano impigriti: non coltivavano pi&ugrave; i campi e non sfamavano i loro animali; cos&igrave; mucche, pecore, galline e conigli se ne andavano a spasso per Tuttomezzetto e si servivano da soli, quando avevano fame, dagli orticelli e dalle coltivazioni abbandonate. Insomma, i tuttimezzini erano diventati dei gran poltroni e ingrassavano a vista d’occhio. Perdevano la memoria e la voglia di fare le cose!</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>Grassenzio volle porre rimedio a questa situazione, e affid&ograve; al suo pi&ugrave; fidato consigliere, il gran ciambellano Bentoton, il compito di escogitare una soluzione. Per risollevare il morale dei tuttimezzini, questi ponz&ograve; e riponz&ograve; per alcune settimane, poi and&ograve; dal reggente e gli illustr&ograve; il frutto di tanto ponzamento: una magnifica festa festosa, con musica, cibo e spettacoli spettacolosi per tutti, durante la quale sarebbe stato presentato il nuovo inno nazionale: <em>n&eacute; alti n&eacute; bassi | n&eacute; magri n&eacute; grassi | n&eacute; biondi n&eacute; mori | di tutti i colori! </em>Grassenzio concord&ograve;: l’idea era ottima, l’allegria sarebbe tornata a Tuttomezzetto, e lui avrebbe potuto sfoggiare il suo nuovo costosissimo abito, cucito da due sarti venuti apposta da Paribl&eacute;.</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″></font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″></font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>Zampiera si trovava a Tuttomezzetto in visita ai nonni materni, insieme alla sua inseparabile capretta Capramarz&ograve;. Era una bimba bruna con le lentiggini, la frangia e i codini legati in fiocchi rosa, con le spille conchiglie e i fiorellini di legno dipinto, e una salopette arancione al ginocchio; i calzettoni poi, avevano righe di mille colori. Aveva trovato i suoi nonni pi&ugrave; bianchi e pi&ugrave; stanchi; anzi, infiacchiti e svogliati.</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- Nonna, nonno! La frigole sono mature!</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- S&igrave;, Zampiera, lasciale l&igrave; per le nerettole&hellip;</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- Nonno, nonna! Ho trovato dei morbidunghi nel bosco!</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- S&igrave;, Zampiera, se li mangeranno i gommastriscioli&hellip;</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- Nonna, nonno! Che bella ricciolina avete nell’orto!</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- S&igrave;, Zampiera, &egrave; per le sbavarelle&hellip;</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- Nonno, nonna, ma noi cosa mangiamo?</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- Boh, borbott&ograve; nonno Leontide, e accese la scatola luminosa. Gli omini e le donnine si dimenavano per un paiolo di <em>p&igrave;ppiole ai soliti sapori</em>. – Ah!, fece il nonno, da quanto tempo non assaporo un bel piatto di p&igrave;ppiole cucinate come quel pacioccone di &Oacute;rz&ugrave;n comanda! Pigi&ograve; il pulsante rosso e nero sulla scatola luminosa ed ecco, dopo cinque minuti, le p&igrave;ppiole erano l&igrave;: bastava metterle in forno ed erano pronte da mangiare.</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- Nonna, nonno, ma questa roba non sa di niente!</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- Zampiera, mangia e non lamentarti, che sono buonissime. Sapessi com’&egrave; brutto fare la fame&hellip;</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- Ma io <em>ho</em> fame&hellip;</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″></font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″></font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>Un bel giorno iniziarono i festeggiamenti. Trampolieri e giocolieri riempivano le piazze e le vie, bande musicali suonavano il nuovo inno; bambine e bambini vestiti da farfalle e libellule saltavano per le strade, svolgendo striscioni colorati. Nel parco s’imbandivano tavoli per il sontuoso banchetto e s’innalzava il palco dal quale Grassenzio, insieme alla corte, avrebbe assistito ai fuochi d’artificio, ai giochi d’acqua e all’esecuzione ufficiale dell’inno nazionale, gorgheggiato per l’occasione dalla famosissima cantante Madame Ugolotte Degoul&eacute;. </font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>Gli aiutanti di corte servirono ai tuttimezzini un pranzo di ben venti portate: v’erano, tra le altre leccornie, squagliarelle con lo scricchio, grispini romerini, m&igrave;mmole al burnio, spinanziera, cialtrine di granzurro spolverate di pamp&agrave;nuli, e, come piatto forte, un enorme bovone, ripieno di mutone, ripieno di coccone, ripieno di salterellino impennuto ripieno, a sua volta e infine, di uviglie, pistocchi e pinarelle tostate. A conclusione, un trionfo di lampuzzi, mirtini e frigolette di bosco, ricoperti di biancaburrina spumosa e dolcissima. E i tuttimezzini fecero onore a tanto ben d’&Oacute;rz&ugrave;n, ingollando le portate voracemente, una dietro l’altra, e anche in ordine sparso: si riempirono proprio a crepapanza!</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>Alla fine della gran mangiata, un trombettiere son&ograve;: stava entrando la corte; ed ecco, dopo un corteo di dignitari, il gran ciambellano e, per ultimo, il reggente.</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- Ma &egrave; in mutande!</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- Bambina, ma che dici?</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- Quel signore piccolo e cicciottello che si sta sedendo sul trono&hellip;</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- &Egrave; il reggente Grassenzio, bambina!</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- E beh! Il reggente Grassenzio &egrave; in mutande!</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- Ora basta, Zampiera, vieni via!, url&ograve; il nonno, tirandola per un braccio. Troppo tardi: le guardie erano gi&agrave; arrivate; calarono un sacco sulla testa della bambina, se la caricarono sulle spalle e la portarono via.</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>Sul palco reale il reggente faticava a nascondere una certa agitazione: – Bentoton, vi risulta che io sia in mutande?</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- Ma no, vostra reggenza! &Egrave; la trama impalpabile del vostro nuovo abito, che forse pu&ograve; dar adito&hellip;</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- Ma quale trama e ordito, ciambellano dei miei stivali! Non vi pago per prendermi in giro! Che diranno adesso i tuttimezzini?</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- Non preoccupatevi, vostra reggenza: &egrave; tutto sotto controllo.</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- Speratelo, Bentoton. O vi giuro, sulla bava filante di &Oacute;rz&ugrave;n e tutti i suoi bavaglini, che me la pagherete!</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>I tuttimezzini, dopo un primo momento di costernazione, erano tornati ad ammirare i giochi d’acqua, a darsi grandi manate sulla pancia per digerire e a cacciarsi le dita nel naso proprio come se nulla fosse successo: alcuni uomini al soldo di Bentoton erano passati tra la folla sussurrando che il reggente era splendente nella sua alta uniforme nuova fiammante, opera di due sarti di Paribl&eacute;.</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- Uh, bellissimo&hellip; e non poteva essere altrimenti! Un capo spet-ta-co-la-re, dicevano i cortigiani pi&ugrave; alla moda.</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- Viva Grassenzio! Viva Grassenzio! La folla esultava.</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″></font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″></font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>Nella prigione sotto il castello reale, Zampiera, una volta abituati gli occhi all’oscurit&agrave;, aveva capito di non essere sola. In un angolo, un ragazzo magro magro sedeva per terra, vestito di pannicelli stretti e bucherellati. Anche le sue calze erano piene di buchi, e non portava scarpe. Aveva barba e capelli scuri, e la pelle troppo chiara di chi &egrave; stato al sole molto poco in vita sua. </font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- Io sono Zampiera, la bimba sincera. E tu chi sei?</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- Nicodemo, il bambino scemo.</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>Zampiera rise, poi torn&ograve; seria e chiese: – Perch&eacute; scemo?</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- Non lo so, &egrave; da talmente tanto tempo che mi chiamano cos&igrave; che non me lo ricordo pi&ugrave;&hellip;</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- E non mi sembri poi tanto bambino!</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- Non so quanti anni ho&hellip; </font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- Ne hai almeno una ventina, dai retta a me!</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- E tu quanti ne hai?</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- Io, dieci. </font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- Perch&eacute; sei qui?</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- Non ho capito bene. Ho solo detto che il reggente era in mutande&hellip; ed era vero! Allora le guardie mi hanno preso e mi hanno portato qui.</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- Il reggente Grassenzio? Io lo conosco&hellip; ogni tanto viene a farmi visita insieme al gran ciambellano.</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- E tu cos’hai combinato?</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- Non lo so&hellip; l’ultimo ricordo che ho, fuori di qui, &egrave; un pranzo con mamma e pap&agrave;&hellip; avr&ograve; avuto quattro o cinque anni!</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>Nicodemo scoppi&ograve; a piangere. A Zampiera faceva molta pena, ma il suo cervello non smetteva di pensare alla maniera di uscire di l&igrave;. Anche lei voleva rivedere la sua mamma e il suo pap&agrave;: chiss&agrave; i nonni che cosa gli avevano detto. E chiss&agrave; dov’era finita Capramarz&ograve;!</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″></font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″></font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>Nonno Leontide e nonna Tarzilla, di ritorno dalla festa, si erano accasciati sul dondolo in veranda. Erano cos&igrave; stanchi&hellip;</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- C’&egrave; qualcosa che devo ricordare, ma non ricordo cosa, disse Tarzilla.</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- Ah, non chiederlo a me, nonna!</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- Leontide, sei proprio rimbambito!</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- Per tutti i pannolini sporchi di &Oacute;rz&ugrave;n, bisogna fare qualcosa per la mia memoria! E anche per questa capretta, che ci ha seguito dalla festa fino a casa&hellip; che cosa vorr&agrave; mai?</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>Stancamente si trascinarono in soggiorno. Nella scatola luminosa, le donnine e gli omini colorati impazzivano di gioia davanti a una teglia fumante di <em>naccarelle</em>. </font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>La sera, un tortor&igrave;n viaggiatore port&ograve; ai nonni di Zampiera un messaggio da parte dei genitori della bimba, che chiedevano sue notizie.</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- Zampiera! Ma dov’&egrave; finita? Tarzilla! Ecco che cosa ci dovevamo ricordare!</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- La festa! Il reggente&hellip; le guardie&hellip;</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>Nonna Tarzilla scoppi&ograve; a piangere: – Piccola gioia di &Oacute;rz&ugrave;n, che cosa diremo a quei due figlioli?</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- Per adesso niente; andiamo a cercare la nostra nipotina.</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>E, senza pi&ugrave; parlare, si diressero verso il castello. </font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″></font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″></font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>Pensa che ti ripensa, Zampiera aveva trovato una maniera per evadere: – Allora, con le cinte e le calze facciamo un lungo cordone e lo stendiamo davanti alla porta. Cos&igrave;, quando entra la guardia a portarci la cena, incespica, cade, e noi scappiamo!</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- S&igrave;, ma la cena&hellip;?</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- Nicodemo, facciamo cos&igrave;: io scappo e tu resti in prigione a mangiare!</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- No, no! Era cos&igrave;&hellip; per sapere&hellip; vengo con te!</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″></font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>Nel frattempo, i nonni erano arrivati al castello e si erano nascosti dietro una siepe, proprio accanto all’entrata della prigione. Dopo qualche minuto, ecco arrivare Grassenzio e Bentoton, in compagnia del generale Stranguglione, un omone dalla fronte altissima e con la giubba blu piena di bottoni e decine di medaglie dorate e nastrini.</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- Mi chiedo, stava dicendo il reggente, se abbiamo fatto bene a metterli in cella insieme.</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- Vostra reggenza, sta diventando pericoloso tenere in vita il principe ereditario: anche se non ricorda pi&ugrave; nulla, la memoria potrebbe tornargli, un giorno o l’altro.</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- E la bambina?</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- La bambina non abita in paese. Lascerebbe solo i nonni a rimpiangerla, se seguir&agrave; la sorte di Umbello. E poi lo sapete bene, vostra reggenza, che far dimenticare qualcosa ai tuttimezzini &egrave; impresa tutt’altro che ardua&hellip; Il general Stranguglione, qui, ha gi&agrave; preparato un piano per liberarci dei due ragazzotti. </font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- Generale?</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- Comandi! Invero, vostra reggenza&hellip;</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>Continuando a confabulare, i tre entrarono. E i nonni, quatti quatti, dietro. </font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- Guardia! Apri la cella!, sbrait&ograve; Stranguglione.</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>La cella fu aperta. Grassenzio, Bentoton e il generale, appena varcata la soglia, inciamparono nella trappola. Zampiera, lesta, insieme a Nicodemo-Umbello, richiuse la porta imprigionando i tre, che iniziarono a urlare, ma nessuno gli bad&ograve;. E la guardia? Capramarz&ograve; l’aveva spinta a terra con una testata, e nonna Tarzilla&nbsp;l’aveva tramortita&nbsp;con il bastone del nonno. Zampiera e i nonni si abbracciarono stretti. E con Capramarz&ograve; si fecero tante di quelle feste! Poi nonno Leontide disse: – Tre urr&agrave; per il mio vecchio bastone, che &Oacute;rz&ugrave;n l’abbia in gloria! E tu devi essere il principe Umbello&hellip;</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>- Ma va, nonno! Questo &egrave; il mio amico Nicodemo&hellip;</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>I nonni, i ragazzi e la capretta si avviarono verso casa, e si raccontarono e si spiegarono tutto, e anche di pi&ugrave;. Il messaggio affidato al tortor&igrave;n per i genitori di Zampiera, quella notte, diceva pressappoco cos&igrave;: <em>Mai stati meglio. Noi qui si fa un sacco di cose, non come voi pigroni!</em> </font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″></font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>L’indomani, Tuttomezzetto ebbe il nuovo re. Umbello era salito al trono alle sei, col nome di Cucurbitone. Eman&ograve; subito due editti: le scatole luminose dovevano sparire dalle case dei tuttimezzini; la prigione, che ormai conteneva solo Grassenzio, Bentoton e Stranguglione, doveva rimanere ben chiusa il pi&ugrave; a lungo possibile. Sbrigate queste due importanti faccende, chiese a Zampiera se volesse sposarlo, e questa rispose di no, perch&eacute; era solo una bambina, e poi desiderava tornare dalla sua mamma e dal suo pap&agrave;. E infatti, preso congedo dai nonni, s’incammin&ograve; sul sentiero di casa insieme a Capramarz&ograve;. Ai margini del boschetto venne loro incontro un cavallo di nome Nello. Cos&igrave;, guardando a nord, potevi vedere una bambina coi codini, la mano destra sulla testa di una capretta e la sinistra sul fianco di un cavallo, svanire poco a poco nel bosco. Veramente cantavano anche uno stornello del buon ritorno (un ritornello): ma quello, siccome eri un po’ troppo lontana, non riuscivi a sentirlo.</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″></font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>&nbsp;</font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>&nbsp;</font></div>
<em>
<div align=”right”><font color=”#ff6600″><font size=”2″><strong>minibiblio</strong>: Hans Christian Andersen, Lars Gustafsson, Morgan Spurlock</font></font></div>
</em>

Infavolozze, musa su 10 maggio 2005 a 09:25

<font color=”#ffffff”>
<p align=”justify”><font color=”#808080″ size=”2″><strong>Mille e uno affanni per miss Petulina</strong></font></p>
<p align=”justify”><font size=”2″></font></p>
<p align=”justify”><font color=”#808080″ size=”2″></font></p>
<p align=”justify”><font color=”#808080″ size=”2″>SVEGLIA. SVEGLIAAAAAAAA!!!!!!</font></p>
<p align=”justify”><font color=”#808080″ size=”2″>Sveglia, grandona. HO FAME!!!</font></p>
<p align=”justify”><font color=”#808080″ size=”2″>Ma cosa fa? Si volta dall’altra parte! Incredibile. Sono qui, eh. &Egrave; inutile che ti nascondi sotto il morbido. HO: FA MEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE!!!</font></p>
<p align=”justify”><font color=”#808080″ size=”2″>Ecco, era ora. DAI. SU. SU. ISSA. FAAAAAAA MEEEEEEE!!!</font></p>
<p align=”justify”><font color=”#808080″ size=”2″>Un po’ di quelli? TrallallAAAAAAAAAAA!!! Ma ancora quelle? NOOOOOO. DAAAAAIIII. UFFFFA. Uff.</font></p>
<p align=”justify”><font color=”#808080″ size=”2″>Crunch. Vieni qui, bastardo. Adesso ti mangio, eh. Dove scappi? E smettila di far finta di essere uno scrocchiopollo. Ti odio! Brop.</font></p>
<p align=”justify”><font color=”#808080″ size=”2″>E adesso la grande dov’&egrave; finita?</font></p>
<p align=”justify”><font color=”#808080″ size=”2″>Ancora sull’ovone bianco! </font></p>
<p align=”justify”><font color=”#808080″ size=”2″>No&hellip; dai&hellip; non cadere l&igrave; dentro&hellip; non lasciarmi&hellip; ti amo!</font></p>
<p align=”justify”><font color=”#808080″ size=”2″>Deposito Fuoriuscite: come va? I soliti stronzi, non rispondono mai. Guarda che vengo l&igrave;, eh? Parlate! Vi odio. Adesso arrivo. Entro, cavolacci vostri. Come si fa a entrare? Aiuto! Sono dentro. &Egrave; tutto buio! Aiuto. Ma cosa faccio? La bagnata? La dura! Dove siete? Che puzza. Via via via, sbrigatevi che ho fretta. Coprite, coprite, COPRITE! So uscire? Aiuto! Manovra di espulsione: sono fuori! Ciao, a dopo, sfaccendati. </font></p>
<p align=”justify”><font color=”#808080″ size=”2″>Invece sono ancora qua! Pensavate, eh? Vi tengo d’occhio.</font></p>
<p align=”justify”><font color=”#808080″ size=”2″>GRANDE. GRANDEEEEEEEEEE. GRAAAAAANDOOOOOOOONAAAAAAAAA. Giochiamo? Giochiamo che io sono io ma con un codone enorme e tu sei tu e mi corri dietro? Dai! Non provare a lasciarmi con quel rimbambito giallo che si &egrave; inculato col cordino! &Egrave; morto! Non voglio che mi prendi in braccio, non VOGLIOOOOO. NOOOOOOO. Ti amo, Mamma. Ma chi sei? Ti odio! Lasciami! Lasciami, che devo andare a vedere quello con tante gambine sotto allo stoffone molle! Che roba.</font></p>
</font>
<p align=”justify”><font color=”#808080″ size=”2″><img alt=”" src=”http://detoni.files.wordpress.com/2005/05/felix_thinking.gif” align=”absMiddle”/></font></p>

Infavolozze su 26 aprile 2005 a 13:37

<p align=”justify”><font color=”#0000ff” size=”2″><strong>L’OMINO E IL CAPPELLO</strong></font></p>
<p align=”justify”><strong><font color=”#0000ff” size=”2″></font></strong></p>
<p align=”justify”><strong><font color=”#0000ff” size=”2″></font></strong></p>
<p align=”justify”><font color=”#0000ff” size=”2″></font></p>
<p align=”justify”><font color=”#0000ff” size=”2″>C’era una volta, </font><font color=”#0000ff” size=”2″>tanto, ma tanto… ma proprio tanto tempo fa, un omino che adorava il suo cappello. Lo indossava al mattino, si specchiava orgoglioso e se lo sistemava sulle ventitr&eacute;. La sera poi, tornato a casa, lo metteva su una testa finta per non fargli perdere la forma. <br/>
Il cappello era di paglia, con un nastro blu; quando l’omino l’aveva in capo, si sentiva un marinaio, libero e felice: poco gli importava del suo monotono impiego… con la mente lui sognava… volava… tra onde e delfini. <br/>
Ma un giorno, al risveglio… il cappello non c’era pi&ugrave;! Cerca sotto il letto, cerca in cucina, cerca nel sacco della biancheria sporca, cerca persino nel forno (questi cappelli!)… ma niente da fare!!! L’omino, distrutto dal dolore, dovette andare al lavoro con una brutta cuffia da notte, di quelle col pompon. Non vi dico i commenti dei colleghi: <br/>
- A nonnaaaaa!!!!! Gli dicevano. Ma all’omino le frecciate non facevano n&eacute; caldo n&eacute; freddo: lui pensava solo al suo cappello. <br/>
Tornato a casa, trov&ograve; una lettera che diceva: SI RIVOI IL TUO STUPIDO CAPPELO, DACCE DUCENTOMILLA EURI&nbsp;E NUN FIATA’!!! <br/>
Povero omino! Lui non aveva tutti quei soldi.&nbsp;Cos&igrave;, decise di rivolgersi alla polizia. Ma, alla centrale, l’agente in servizio gli rise in faccia: <br/>
- Tutto ‘sto casino pe’ na pajetta? Ma va, va! Vadi, vadi!!! Vadi via! <br/>
Piangendo, l’omino torn&ograve; a casa. </font><font color=”#0000ff” size=”2″>Quanta fu la sua gioia scorgendo sullo zerbino una sagoma familiare… era LUI!!! Era il suo cappello!!! Un po’ acciaccato, si capisce… ma era LUI!!! <br/>
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E s&igrave;: in un momento di distrazione dei rapitori, il cappello era fuggito, per tornare da quell’omino che gli voleva bene davvero. </font></p>

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