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Archivio per la categoria ‘gadole’

Inciccipuccimucci, cimenalcinema, gadole, sueños su 17 gennaio 2008 a 12:34

<div align=”justify”><strong>Gadoland</strong><br />
<br />
Stamattina ho fatto colazione e poi son tornata a letto. E mi sono addormentata. E ho sognato. E’ qualche giorno che giro con le occhiaie fonde, dormo poco. Mi metto, la sera, a guardare ogni sorta di film e vado a letto tardissimo. Ho iniziato con tuttoharrypotter: due serate, 2-3 e 4-5. L’ultima serata me l’ero preparata benino: pizza al farro fatta in casa (e miracolosamente venuta non gnecca ma croccante e soffice), coca cola decaffeinata (mi permetto per&ograve; di nutrire qualche dubbio, visto che m’&egrave; venuto sonno alle quattro), tuta, divano, plaid e i film. Continuo a pensare che il miglior regista degli harrypotter sia <a href=”http://www.imdb.com/title/tt0304141/” target=”_blank”>Alfonso</a>. Opinione forse non condivisa dai lettori della saga; sar&agrave; che io la saga non l’ho mai letta. Questa seratina en soledad mi ha lasciato una sensazione cos&igrave; deliziante che l’ho ripetuta anche ieri, con <em>Mr Bean’s Holiday</em> (scorrimento veloce, &egrave; ‘na palla),<em> <a href=”http://www.imdb.com/title/tt0401085/” target=”_blank”>C.R.A.Z.Y.</a></em>, e <em>Il Dottor Stranamore</em>. E stamattina cos&igrave; ero in debito di sonno, e quando son tornata a letto tipo alle otto e mezza nove ho sognato Gadoland. Che era una casa in campagna, piena di luce, in cui io pranzavo col <a href=”http://petarda.splinder.com/tag/gadole” target=”_blank”>Gadole</a> e una sua vecchia fidanzata, e lui la prendeva in giro per un tizio con cui lei era uscita. Io poi le chiedevo: ma quanto tempo fa &egrave; successa ‘sta roba? e lei, con aria un po’ scoglionata: 21 anni fa.<br />
Poi arrivava un sacco di altra gente simpatica, anche straniera, e io dovevo assolutamente andare in bagno. Finivo in una ritirata un po’ spartana, rurale insomma, ma non si poteva chiudere, e infatti arrivava qualcuno a rompere le palle; allora cambiavo, e mi trovavo in una sala da bagno tipo versailles, con i sanitari decorati a rami e foglie d’oro, e in terra correvano tubi sempre d’oro, e c’erano pedali d’oro, ancora, invece degli sciacquoni plebei. Nel piatto doccia c’era un tappetino di erbetta vera. Vedevo anche un minivaterino alto alto, e poi un vater normale, e pensavo che l’annosa questione dell’asse pisciato (che comunque con Gadole non s’era mai posta) era stata finalmente risolta. M’accomodavo, e per&ograve; in quel mentre, da un’alcova anch’essa cessomunita, mi si affacciava un bimbetto alle prese con le sue faccende privatissime, impedendomi di fare le mie, e poco dopo entrava sua nonna, che mi attaccava un pistolotto sui pannolini per infanti ripieni di gel assorbente e con ali.<br />
Ora io vorrei sapere da <a href=”http://en.wikipedia.org/wiki/Clarissa_Pinkola_Est%C3%A9s” target=”_blank”>Clarissa Pinkola Est&eacute;s</a>, che a suo tempo scrisse in quella bibbia sapienziale di <a href=”http://www.internetbookshop.it/code/9788876842528/pinkola-esteacutes-clarissa/donne-che-corrono.html” target=”_blank”><em>Donne che corrono coi lupi </em></a>che sognare la casa significa che la psiche ci avverte dei cambiamenti interiori: ma se una sogna il cesso, che vuol dire? Perch&eacute; sogno dei bagni, per di pi&ugrave; multivater (che non &egrave; mica la prima volta che li sogno)? <br />
<br />
E’ una giornata che se avessi un terrazzo invece che un balconcino striminzito con le piante che cercano d’inglobarmi ogni volta che ci metto piede, adesso starei l&igrave;, a ravanare tra le foglie secche. Cos&igrave; non &egrave;, e quindi forse esco o forse cucino, e comunque il sole esiste.<br />
<br />
Oggi il blog compie <a href=”http://petarda.splinder.com/post/3840922″ target=”_blank”>tre anni</a>, e anche <a href=”http://triana.splinder.com/” target=”_blank”>Triana</a> fa il compleanno: auguri!!!</div>

Inesiti resistenziali, gadole, pessimismo e fastidio su 3 dicembre 2007 a 14:52

<div align=”justify”><font face=”Verdana”><strong>Dear John</strong><br />
<br />
Io vi invidio. Vi mettete l&igrave;, e in 4+4=8 fate un post. Anche bello, magari. Oppure avete in serbo delle robe vecchie, e </font><font face=”Verdana”>mano a mano</font><font face=”Verdana”> le postate. Oppure, anche, avete in serbo delle robe e ne create, pure, di nuove: in questo caso quasi vi odio. Ch&eacute; io avevo in altri tempi un’altra creativit&agrave;, e fino al 2005 e prima della formattazione del pc di allora anche un sacco di robe non sconvolgenti ma carine, scritte su vari forum e sitarelli sin dal 2001: quasi tutto perso, e pensare che avevo fatto attenzione. Perse le filippiche di Madre Badessa, gli interrogativi di Ignota a Me Stessa e le note sferzanti di Zazie. Persa una pregevole sceneggiata in pseudolivornese a opera di Uberta degli Ubertosi Berti. Una carneficina. Perse anche le mail di outlook. E alcune amene chattate di Rapida (talvolta Invana) e Ripido (occasionalmente</font><font face=”Verdana”> Puddu</font><font face=”Verdana”> o anche </font><font face=”Verdana”>Bernardo</font><font face=”Verdana”>). Non persa, per&ograve;, una mail successiva allo scempio che ora decido di postare parzialmente: riletta ieri sera, invece della gastrite mi ha provocato solo risa. </font><br />
<br />
<font face=”Georgia”><em>Dear John.</em><br />
<br />
[...]<br />
Ma sei scemo? Cio&egrave;, sarai anche intelligente <em>[millantava un q.i. pari a 150, N.d.P.]</em>, ma a livello emotivo la tua intelligenza &egrave; pari a zero. Un ebete sociale. Non capisci una mazza. E sai perch&eacute;? Perch&eacute; sei concentrato su te stesso e gli altri non li vedi proprio, non li distingui l’uno dall’altro, probabilmente non li distingui da te stesso. <br />
[...]<br />
alcune tue affermazioni mi lasciarono, all’epoca, basita: [...] <em>cosa faresti se mi vedessi scopare con un’altra, cosa faresti se partissi senza dirti nulla?</em> Questo si chiama gettare le basi di una relazione. <br />
[...]<br />
Io per&ograve; di me sono contenta perch&eacute; sono sempre stata superiore a queste tue cazzatine da piciustronzo. Ma non perch&eacute; dicessi adesso faccio la superiore. Perch&eacute; sono in un certo modo e voglio essere in un certo modo, e per nessun altro che per me stessa. Impara, coglione. Il cazzo di conte *** <em>[dei miei stivali, N.d.P.] </em>che non sa cosa sia la nobilt&agrave; d’animo. Al tuo confronto sono una principessa angelica che te la sogni. Tanto per non essere sempre coerente e uguale a me stessa, qualche tempo fa ti ho mandato una mail con le sensazioni di alcune fantastiche scopate <em>[non con lui, obv., N.d.P.]</em>… &egrave; tutto vero, eh!<br />
[...]<br />
Questo so di avertelo detto, ma siccome tu prendi nota solo di quel che ti fa comodo, ascolti poco o niente e in sovrappi&ugrave; sei scarso di comprendonio, non devi aver recepito. <br />
[...]<br />
menti a te stesso. O lo sai, nei recessi pi&ugrave; profondi di quella sacca di paura e di boria che chiami psiche, che ti sei comportato da merda secca e da minchia bollita? [...] E poi, vogliamo parlare dei tuoi sms? [...] sms da vispo tereso, come se nulla fosse successo. Non sei solo idiota: sei malato. Sei totalmente inconsapevole dei tuoi atti. [...] Ma perch&eacute; mi hai di nuovo rotto le palle, si pu&ograve; sapere? A te &egrave; tutto concesso? Come mai? Decisamente non ne azzecchi una, e il bello &egrave; che invece di darti una mossa continui a guardarti nelle mutande e a dire ‘oh, sono sempre figo, s&igrave;, s&igrave;, dicano quel che vogliono, ah s&igrave;’. Sai che c’&egrave;? Chi se ne fotte delle tue fregnacce. <br />
[...]<br />
la lettera che ti mandavo via mail, e che non sei mai riuscito ad aprire in quanto minus habens.<br />
[...]<br />
Ti ho scritto per non lasciare spazio di manovra alcuno alla tua immaginazione bacata. Sai, adesso, chi sono, e che ne penso di te. Arvedsi, o in alternativa: sciopa.<br />
[...]<br />
P.S. E mi raccomando, pensa che non mi sono accorta che cercavi di riconquistarmi facendomi rincontrare *** e parlandomi di viaggi, ecc. ecc.&nbsp; S&igrave;, continua a pensare di essere un grandissimo incompreso…<font face=”Verdana”><br />
<br />
<br />
E’ vero, &egrave; una letteraccia. Per&ograve; me ne aveva fatte: credetemi. La prossima volta – giuro – mi limiter&ograve; alle minacce verbali, tipo: <em>mo’ te lo taglio e te lo ficco in c**o</em> (un’altra delle mie hit). Tanto <em>verba volant</em> e una frase cos&igrave; uno prima o poi se la dimentica, no? ciao&amp;miao</font></font></div>

Inciccipuccimucci, gadole, moretti su 18 aprile 2006 a 18:04

<div><strong><span style=”font-size: 10pt;”><font face=”Verdana” color=”#808080″>Io Ciampi non lo voglio pi&ugrave;</font></span></strong></div>
<div><strong><font size=”2″ face=”Verdana” color=”#808080″>&nbsp;</font></strong></div>
<div><span style=”font-size: 10pt;”><font face=”Verdana” color=”#808080″>Prima accetta che si rimandino le elezioni di due settimane, poi visto che non osa chiamare Prodi a formare il governo dice che non c’&egrave; tempo, e che infatti lui l’aveva detto che rimandando le elezioni non si riusciva a fare tutto per benino. </font></span></div>
<div><span style=”font-size: 10pt;”><font face=”Verdana” color=”#808080″>S&igrave;, come capo dello stato non lo voglio pi&ugrave;, ma se vuol farmi da nonnetto spaccamaroni s’accomodi pure.</font></span></div>
<div><font size=”2″ face=”Verdana” color=”#808080″>&nbsp;</font></div>
<div><span style=”font-size: 10pt;”><font face=”Verdana” color=”#808080″>Ah tra l’altro, anche se avessimo vinto di un solo voto, con questa legge avremmo la maggioranza.</font></span></div>
<div><font size=”2″ face=”Verdana” color=”#808080″>&nbsp;</font></div>
<div><font size=”2″ face=”Verdana” color=”#808080″>&nbsp;</font></div>
<div><strong><span style=”font-size: 10pt;”><font face=”Verdana” color=”#808080″>CaymanO</font></span></strong></div>
<div><font size=”2″ face=”Verdana” color=”#808080″>&nbsp;</font></div>
<div><span style=”font-size: 10pt;”><font face=”Verdana” color=”#808080″>Vedere e sentire Moretti Caimano, alla fine, che dice alcune delle cose che ha detto S. B., mi ha fatto un effetto strano. Dette da una persona dignitosa e degna, quelle cose non sembravano pi&ugrave; panzane pacchiane e marchiane. </font></span></div>
<div><span style=”font-size: 10pt;”><font face=”Verdana” color=”#808080″>Quindi: se uno dignitoso e degno mi vuole intortare, pu&ograve; farlo.</font></span></div>
<div><span style=”font-size: 10pt;”><font face=”Verdana” color=”#808080″>Quindi: se a uno piace l’essere umano tipo S. B., qualsiasi cosa dica, si far&agrave; intortare.</font></span></div>
<div><span style=”font-size: 10pt;”><font face=”Verdana” color=”#808080″>Certo che la parte in cui Moretti Caimano parla delle sfighe che la sinistra gli augurava, quand’era malato di cancro…. sapendo che anche Moretti &egrave; stato malato di cancro… Amaro. Inquietante.</font></span></div>
<div><font size=”2″ face=”Verdana” color=”#808080″>&nbsp;</font></div>
<div><span style=”font-size: 10pt;”><font face=”Verdana” color=”#808080″>Effetto quasi altrettanto strano m’ha fatto leggere una dichiarazione di Jas*ine Trin*a: &quot;quest’uomo mi ha strappato, se non all’infanzia, all’innocenza&quot;. Woody Allen de noantri?</font></span></div>
<div><font size=”2″ face=”Verdana” color=”#808080″>&nbsp;</font></div>
<div><font size=”2″ face=”Verdana” color=”#808080″>&nbsp;</font></div>
<div><strong><span style=”font-size: 10pt;”><font face=”Verdana” color=”#808080″>Left</font></span></strong></div>
<div><font size=”2″ face=”Verdana” color=”#808080″>&nbsp;</font></div>
<div><span style=”font-size: 10pt;”><font face=”Verdana” color=”#808080″>Primo numero di <em>Left</em>. Due articoli degni di nota. </font></span></div>
<div><font size=”2″ face=”Verdana” color=”#808080″>&nbsp;</font></div>
<div><font color=”#808080″><font face=”Verdana”><strong><span style=”font-size: 10pt;”>Uno</span></strong><span style=”font-size: 10pt;”>, di Marco Travaglio, racconta della cerimonia in occasione di un lascito di Licio Gelli all’Archivio di Stato di Pistoia. Il sindaco di Pistoia, diessino, non ha ritenuto di essere presente. Alcuni cittadini, indignati, hanno ritenuto di manifestare il loro dissenso. Linda Giuva, <em>nella sua veste di docente di Archivistica generale alla sede aretina dell’Universit&agrave; di Siena</em>*, ha ritenuto di proferire un panegirico, ottenendo le lodi e la stretta di mano del venerabile. Osserva giustamente Travaglio che se a incontrare (in pubblico!) Gelli e a stringergli la mano fosse stata Veronica Lario, sarebbe scoppiato un pandemonio.</span></font></font></div>
<div><span style=”font-size: 10pt;”><font face=”Verdana” color=”#808080″>Chiss&agrave; se Travaglio volesse dire anche dell’altro. No perch&eacute;, se cos&igrave; fosse, qui ci tornerebbero dei conti.</font></span></div>
<div><font size=”2″ face=”Verdana” color=”#808080″>&nbsp;</font></div>
<div><font color=”#808080″><font face=”Verdana”><strong><span style=”font-size: 10pt;”>Due</span></strong><span style=”font-size: 10pt;”>, di Nando dalla Chiesa. Cito:</span></font></font></div>
<div><font size=”2″ face=”Verdana” color=”#808080″>&nbsp;</font></div>
<div style=”margin: 0cm 0cm 0pt 28.4pt;”><span style=”font-size: 10pt;”><font face=”Verdana” color=”#808080″><em>Forse bisognerebbe avere meno consuetudine con i luoghi comuni che vorrebbero &quot;un’intera generazione&quot; simpatizzante del terrorismo, &quot;un’intera generazione&quot; assidua frequentatrice di hashish e affini, &quot;un’intera generazione&quot; dedita ai campi di nudismo.</em></font></span></div>
<div style=”margin: 0cm 0cm 0pt 28.4pt;”><font size=”2″ face=”Verdana” color=”#808080″>&nbsp;</font></div>
<div><span style=”font-size: 10pt;”><font face=”Verdana” color=”#808080″>Conosco gente che va ai campi nudisti e non &egrave; di sinistra. Conosco gente che si fa le canne e ai campi nudisti non ci va. Non conosco terroristi: magari si fanno le canne, ma perch&eacute; devono per forza mettersi patani al mare? </font></span></div>
<div><span style=”font-size: 10pt;”><font face=”Verdana” color=”#808080″>Ma che razza di accostamento demente &egrave;: canne e affini (e tra essi Nando include pure la coca, ma allora non ha capito nulla, o ha capito poco) e naturismo <strong>e <span style=”color: red;”>terrorismo</span></strong>? Ma siamo matti? Il nudismo, per fortuna, ci viene da costumanze nordiche. Vivi e lascia vivere, rapporto sano col corpo e col sesso. Al limite nudismo e canne sono accomunati da un certo fricchettonismo peace&amp;love d’ant&agrave;n. </font></span></div>
<div><span style=”font-size: 10pt;”><font face=”Verdana” color=”#808080″>Cio&egrave;, quel luogo comune ce l’ha in testa solo lui, lui e al limite gentaglia che di certo <em>Left </em>non lo legge. Ma vallo a dire a loro, no?</font></span></div>
<div><span style=”font-size: 10pt;”><font face=”Verdana” color=”#808080″>La domanda &egrave; un po’ sempre la stessa: perch&eacute; chi meno sa pi&ugrave; parla?</font></span></div>
<div><span style=”font-size: 10pt;”><font face=”Verdana” color=”#808080″>Ora scusate ma vado al mare. Mi metto nuda, mi rollo una canna. Mi si stia lontani.</font></span></div>
<div><font size=”2″ face=”Verdana” color=”#808080″>&nbsp;</font></div>
<div><span style=”font-size: 10pt;”><font face=”Verdana” color=”#808080″>* paro paro dall’articolo.</font></span></div>
<div><font size=”2″ face=”Verdana” color=”#808080″>&nbsp;</font></div>
<div><font size=”2″ face=”Verdana” color=”#808080″>&nbsp;</font></div>
<div><strong><span style=”font-size: 10pt;”><font face=”Verdana” color=”#808080″>Pulizie di primavera</font></span></strong></div>
<div><font size=”2″ face=”Verdana” color=”#808080″>&nbsp;</font></div>
<div><span style=”font-size: 10pt;”><font face=”Verdana” color=”#808080″>Ecco, la settimana scorsa ho mandato una mail a Gadole. Era dalla scorsa estate che la stavo scrivendo. In essa ho per&ograve; scordato di inserire: </font></span></div>
<div><font size=”2″ face=”Verdana” color=”#808080″>&nbsp;</font></div>
<div style=”margin: 0cm 0cm 0pt 28.4pt;”><strong><em><span style=”font-size: 10pt; color: red;”><font face=”Verdana” color=”#808080″>Una Valentina per Gadole</font></span></em></strong></div>
<div style=”margin: 0cm 0cm 0pt 28.4pt;”><font size=”2″ face=”Verdana” color=”#808080″>&nbsp;</font></div>
<div style=”margin: 0cm 0cm 0pt 28.4pt;”><span style=”font-size: 10pt; color: red;”><font face=”Verdana” color=”#808080″>Non so se sai i fumetti di Charlie Brown che manda Valentine alla Ragazzina dai capelli rossi. Che, puntualmente, lo ignora. Ecco, questa qua &egrave; una cosa del genere, per te che sei Gadole, ovvero un badola gadano un po’ frans&eacute;: ma allora, etimologicamente parlando, il mio sarebbe un tentativo fallito in partenza. Come non voglio che sia; ma la volont&agrave;, in certi casi, serve a poco.</font></span></div>
<div style=”margin: 0cm 0cm 0pt 28.4pt;”><span style=”font-size: 10pt; color: red;”><font face=”Verdana” color=”#808080″>Ieri quasi ci siamo incrociati, per strada. Erano anni che non ti vedevo, e mi toccava farlo proprio cos&igrave;, per caso? Infatti ho cambiato strada. E guarda, sembrava lo sapessi, sono uscita di casa tutta bella; tu avevi i capelli lunghi e la riga da una parte, una borsa a tracolla.</font></span></div>
<div style=”margin: 0cm 0cm 0pt 28.4pt;”><font size=”2″ face=”Verdana” color=”#808080″>&nbsp;</font></div>
<div style=”margin: 0cm 0cm 0pt 28.4pt;”><span style=”font-size: 10pt; color: red;”><font face=”Verdana” color=”#808080″>Mi fa ancora arrabbiare leggere certe robe e non poterne parlare con te. </font></span></div>
<div><font size=”2″ face=”Verdana” color=”#808080″>&nbsp;</font></div>
<div><span style=”font-size: 10pt;”><font face=”Verdana” color=”#808080″>Ma non importa che non gliel’abbia scritto, perch&eacute; in essa gli dico sostanzialmente: </font></span></div>
<div><font size=”2″ face=”Verdana” color=”#808080″>&nbsp;</font></div>
<div style=”margin: 0cm 0cm 0pt 28.4pt;”><span style=”font-size: 10pt; color: red;”><font face=”Verdana” color=”#808080″>Voglio una persona con cui stare guancia a guancia, quella persona non sei tu, che stai girato a guardarti le spalle. </font></span></div>
<div style=”margin: 0cm 0cm 0pt 28.4pt;”><span style=”font-size: 10pt; color: red;”><font face=”Verdana” color=”#808080″>(…) </font></span></div>
<div style=”margin: 0cm 0cm 0pt 28.4pt;”><span style=”font-size: 10pt; color: red;”><font face=”Verdana” color=”#808080″>Ciao.</font></span></div>
<div><font size=”2″ face=”Verdana” color=”#808080″>&nbsp;</font></div>
<div><span style=”font-size: 10pt;”><font face=”Verdana” color=”#808080″>Poi, visto che quella mail &egrave; in realt&agrave; una cronomatrioska epistolare, se arriva fino alla fine c’&egrave; il premio, ovvero una bella letteronza nostalgia canaglia, mai spedita, di due anni fa; che finisce cos&igrave;:</font></span></div>
<div><font size=”2″ face=”Verdana” color=”#808080″>&nbsp;</font></div>
<div style=”margin: 0cm 0cm 0pt 28.4pt;”><span style=”font-size: 10pt; color: red;”><font face=”Verdana” color=”#808080″>Ieri sera dopo una giornata di caldo affanno e noia inconcludente e irritazione a pelle ho preso dal freezer una bottiglia d’acqua e aprendola ho notato come un tappo di ghiaccio ne impedisse la fuoriuscita. L&rsquo;ho capovolta e ho iniziato a premere dal fondo, cercando di centrare il bicchiere. Quando il tappo si &egrave; sparato fuori la ferrarelle &egrave; schizzata ovunque, sulle pareti della cucina e sui fornelli, e soprattutto su di me, sulla faccia e sui miei seni nudi, e mi sono sentita come quando, in riva al mare, saggiando l&rsquo;acqua fredda sei incerto sul da farsi, e all&rsquo;improvviso arriva un ragazzetto e si tuffa a dieci centimetri da te e lo fa apposta, questo &egrave; chiaro, e allora dopo un momento di rigida incazzatura ti butti ridendo, che tanto ormai sei bagnata fradicia, ti tuffi ancora una volta a capofitto nell&rsquo;onda frizzante di schiuma e di luce, e godi dell&rsquo;attimo in cui la sensazione del gelo sulla pelle si muta in frescura profonda e rigenerante. E non pensi a ringraziare il ragazzino impunito, no. </font></span></div>
<div style=”margin: 0cm 0cm 0pt 28.4pt;”><font size=”2″ face=”Verdana” color=”#808080″>&nbsp;</font></div>
<div style=”margin: 0cm 0cm 0pt 28.4pt;”><span style=”font-size: 10pt; color: red;”><font face=”Verdana” color=”#808080″>Mi manchi.</font></span></div>
<div><font size=”2″ face=”Verdana” color=”#808080″>&nbsp;</font></div>
<div><span style=”font-size: 10pt;”><font face=”Verdana” color=”#808080″>Vi sono casi in cui le parole non aggiungono alcunch&eacute;. Tutto &egrave; talmente chiaro. Chiss&agrave; se era uno di quei casi.</font></span></div>
<div><font size=”2″ face=”Verdana” color=”#808080″>&nbsp;</font></div>
<div><strong><font size=”2″ face=”Verdana” color=”#808080″>&nbsp;</font></strong></div>
<div><strong><span style=”font-size: 10pt;”><font face=”Verdana” color=”#808080″>Bocci</font></span></strong></div>
<div><font size=”2″ face=”Verdana” color=”#808080″>&nbsp;</font></div>
<div><span style=”font-size: 10pt;”><font face=”Verdana” color=”#808080″>Primavera vien zoppiando, vien zoppiando alla mia porta. Difatti sul terrazzo le piante rinverdiscono a una lentezza raccapricciante. Una gemma ci mette due settimane, se va bene, a formarsi. Una foglia cresce di un millimetro alla settimana. Mai vista una roba cos&igrave;. Ah ma quando si decideranno a sbocciare, allora: sar&agrave; un tripudio di forme e colori, un impeto d’effluvi, un gruppo laocoontico di fusti e virgulti. Forse. Si noti che per una serie di ragioni che non sto a esplicitare, questa del 2006 &egrave; la prima primavera che mi godo appieno, dopo tre anni. Per cui se dopo tutta questa preparazione si dovesse nuovamente partorire il topo (e partorisci il topo di qua, e partorisci il topo di l&agrave;: ma basta!, cazzo), tipo che il boccio fiorisce, sta un giorno, poi secca, si accartoccia, cade e via coi 40 gradi all’ombra, mi girerebbero un tantinello.</font></span></div>
<div><font size=”2″ face=”Verdana” color=”#808080″>&nbsp;</font></div>
<div><span style=”font-size: 10pt;”><font face=”Verdana” color=”#808080″>Mentre si parla, gesticolando, di tinta alle pareti (una spugnatura blu cobalto su fondo verde acquamarina) il tipetto, dal basso, inizia ad agitarsi un po’. Lo guardiamo. Indica il rimorchio giallo e poi si punta pi&ugrave; volte, col dito, la pancia in canottierina gialla. Ma quant’&egrave; sveglio, a 18 mesi? Proprio un buddhino.</font></span></div>
<div><font size=”2″ face=”Verdana” color=”#808080″>&nbsp;</font></div>
<div><font size=”2″ face=”Verdana” color=”#808080″>&nbsp;</font></div>
<div><strong><span style=”font-size: 10pt;”><font face=”Verdana” color=”#808080″>Armonia e pace nel mondo</font></span></strong></div>
<div><font size=”2″ face=”Verdana” color=”#808080″>&nbsp;</font></div>
<div><span style=”font-size: 10pt;”><font face=”Verdana” color=”#808080″>Senn&ograve;, cari buddhisti cinesi, ci farete sparire come tanti piccoli lama tibetani? Ma non fateci ridere, non fate!</font></span></div>
<div><font size=”2″ face=”Verdana” color=”#808080″>&nbsp;</font></div>
<div><font size=”2″ face=”Verdana” color=”#808080″>&nbsp;</font></div>
<div><strong><span style=”font-size: 10pt;”><font face=”Verdana” color=”#808080″>Amicci!</font></span></strong></div>
<div><font size=”2″ face=”Verdana” color=”#808080″>&nbsp;</font></div>
<div><span style=”font-size: 10pt;”><font face=”Verdana” color=”#808080″>S&igrave;, una cosa, di Yozo, &egrave; uscita un po’ di tempo fa, ed &egrave; <a href=”http://www.minimumfax.com/libro.asp?libroID=198″ target=”_blank”>questa</a>:</font></span></div>
<div><span style=”font-size: 10pt;”></span></div>
<div><span style=”font-size: 10pt;”><font face=”Verdana” color=”#808080″></font></span></div>
<div><span style=”font-size: 10pt;”><img style=”margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;” src=”http://www.minimumfax.com/foto/2003/11/27_io&amp;carver_nuovaG.jpg” alt=”" /><font face=”Verdana” color=”#808080″></font></span></div>
<div><font size=”2″ face=”Verdana” color=”#808080″>&nbsp;</font></div>
<div><span style=”font-size: 10pt;”><font face=”Verdana” color=”#808080″>Poi <a href=”http://www.sbronziallalba.it/” target=”_blank”>quest’altra</a>, di Guido Catalano: alcuni mp3 si possono pure scaricare! </font></span><span style=”font-size: 10pt;”><font face=”Verdana” color=”#808080″>Meritano.</font></span></div>

Ingadole, pessimismo e fastidio su 6 febbraio 2006 a 19:28

<div align=”justify”><b><span style=”FONT-SIZE: 11pt”><font size=”2″>Top VAFfive di San Silvestro</font></span></b></div>
<div align=”justify”><b><font size=”2″>&nbsp;</font></b></div>
<div align=”justify”><b><i><span style=”FONT-SIZE: 11pt”><font size=”2″>Un anno di mostri e babaciu a cura di Kiss&egrave;ne e Vaffy</font></span></i></b></div>
<div align=”justify”><b><font size=”2″>&nbsp;</font></b></div>
<div align=”justify”><font size=”2″>&nbsp;</font></div>
<div align=”justify”><span style=”FONT-SIZE: 11pt”><font size=”2″>Al <b>quinto </b>posto</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”FONT-SIZE: 11pt”><font size=”2″>Gadole come m’apparve in uno degli ultimi incubi: in marsina e cilindro di raso azzurro e sciarpa di seta dorata (un po’ Darcy un po’ prince della melevision), per mano a una mora dall’aria imbesuita (nel sogno io ero quella che parlava dalla finestra alla simpatica coppia, suggerendole un viaggio romantico nella capitale francese).</font></span></div>
<div align=”justify”><font size=”2″>&nbsp;</font></div>
<div align=”justify”><span style=”FONT-SIZE: 11pt”><font size=”2″>Al <b>quarto </b>posto</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”FONT-SIZE: 11pt”><font size=”2″>Uno che non vedevo da vent’anni e che m’ha invitato a cena per confessarmi tra l’antipasto e il primo che in quel momento si sentiva pronto a fare un figlio.</font></span></div>
<div align=”justify”><font size=”2″>&nbsp;</font></div>
<div align=”justify”><span style=”FONT-SIZE: 11pt”><font size=”2″>Al <b>terzo </b>posto</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”FONT-SIZE: 11pt”><font size=”2″>L’ennesimo che voleva accamparsi per ore e giorni e forse anche mesi sul mio divano, senza neppure essermisi fidanzato. Ma pussa via?</font></span></div>
<div align=”justify”><font size=”2″>&nbsp;</font></div>
<div align=”justify”><span style=”FONT-SIZE: 11pt”><font size=”2″>Al <b>secondo </b>posto</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”FONT-SIZE: 11pt”><font size=”2″>Un Sicumerone afono.</font></span></div>
<div align=”justify”><font size=”2″>&nbsp;</font></div>
<div align=”justify”><span style=”FONT-SIZE: 11pt”><font size=”2″>Al <b>primo </b>posto</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”FONT-SIZE: 11pt”><font size=”2″>Il coniglino della Duracell. Sorridente, morbido e maneggevole, lavoratore indefesso, amante instancabile e fertile. </font></span></div>

Incuentos, gadole, musa, pessimismo e fastidio, sueños su 16 ottobre 2005 a 11:41

<p align=”justify”><font color=”#993300″ size=”2″><strong>Non hai mai voglia di tornare a casa?</strong></font></p>
<p align=”justify”><font color=”#993300″ size=”2″>- Quando hai riso, stavolta?<br />
<font size=”2″>- Oh, al primo matrimonio quando Hugh dopo la figuraccia con l’amico cornuto d</font><font size=”2″>&agrave;</font><font size=”2″> le capocciate contro una piglia e una signora lo fissa e lui cerca di essere affabile e lei fugge sdegnata…<br />
- Ah s</font><font size=”2″>&igrave;</font><font size=”2″>!</font><br />
- E ho osservato meglio le mosse del fratello di Fiona durante tutto il film, meritava… e poi ai titoli di coda… c’era <em>mad old man</em>! Sono morta. Vecchio pazzo… ahah.<br />
- Ma <em>era </em>pazzo! Quando entra in chiesta al matrimonio di Charles e il babbione del fratello di Fiona l’avvicina e gli chiede <em>sposo o sposa </em>e lui lo fissa con quegli occhi da bulldog incazzato e risponde: <em>senta giovanotto, &egrave; chiaro che non sono n&eacute; lo sposo n&eacute; la sposa</em>… ahahah! E a tavola con Charles? Troppo forte.<br />
<font size=”2″>- E il discorso di Charles </font><font size=”2″>poco dopo, quello mi fa sempre morire… </font><font size=”2″>E quando hai pianto?</font><br />
- Allora… quando si baciano la prima volta, dopo che hanno scopato la seconda volta, quando muore il grosso gay al matrimonio di lei col vecchio. E sai perch&eacute;?<br />
- Me l’immagino…<br />
- Sempre il non rendersi conto e il non riconoscimento… quel tapino del suo fidanzato che fino a un momento prima rideva del discorso della sposa e fino a cinque minuti prima flirtava per gioco con un pastore…<br />
- Che tristezza… era l’unico a non essersi accorto che il suo moroso stava crepando…<br />
- Non ne sapeva nulla! Un’escalation di sofferenza, al funerale del gayone singhiozzavo, quel poveraccio che viene presentato dal prete come il migliore amico di quello morto che invece era l’amore della sua vita! Mia madre dormiva e la gatta che fino a un momento prima era sulle sue ginocchia ha traslocato sulle mie per consolarmi, ciccia…<br />
<font size=”2″>- Che teeeneraaa! Io invece… ai titoli di coda, quand’</font><font size=”2″>&egrave; arrivata la foto di Fiona col principe Carlo, mi si &egrave;</font><font size=”2″> stretto il cuore.</font><br />
- Sai che, guardandoli bene, nessuno in quelle foto aveva un’aria davvero felice?&nbsp;</font></p>
<p align=”justify”><font color=”#993300″ size=”2″><font style=”COLOR: rgb(255,102,0)” size=”2″>Acca due otto? Acca due otto? Pronto: qui accadueotto. Sono sommersa da libri di chimica, tra squadre e righelli, nel caldo vuoto e senza sentimenti della casa di quando sono bambina. Pronto, s</font><font style=”COLOR: rgb(255,102,0)” size=”2″>&igrave;, pronto. Tuo padre &egrave; agrimensore? Non so, forse questi righelli… Tuo padre &egrave; agrimensore? S&igrave;</font><font style=”COLOR: rgb(255,102,0)” size=”2″>.</font><span style=”COLOR: rgb(255,102,0)”> </span><br />
</font></p>
<p align=”justify”><font color=”#993300″ size=”2″>Precipito. <br />
</font></p>
<p align=”justify”><font color=”#993300″ size=”2″><font size=”2″>- <em>Ich bin ein kleines M&auml;dchen</em>. </font><font size=”2″>&Egrave;</font><font size=”2″> giusto?<br />
- S</font><font size=”2″>&igrave;, rispondo alla bambina seduta alla scrivania. Davanti a lei c’&egrave; un ragazzo moro coi dread. Non devo fare io la traduzione, per fortuna. Ma quella sono io o &egrave; mia figlia? &Egrave; </font><font size=”2″>bella, con la testa un po’ inclinata sul quaderno, e una luce rossa che le illumina i capelli raccolti a coda di cavallo.</font> <br />
</font></p>
<p align=”justify”><font color=”#993300″ size=”2″><font size=”2″>Nella vecchia casa, al piano terra, c’</font><font size=”2″>&egrave; una stanza che non &egrave; di nessuno. Sarebbe dello zio Giovanni, che per&ograve; &egrave; morto, cos&igrave; come &egrave; morta sua madre, mia nonna Maria, cui la casa appartiene. In quella stanza ci devo dormire, e vado nella camera accanto per prendere le lenzuola. Attraverso uno stanzone buio senza pavimento, con delle piccole finestrelle alte. Ci sono aggeggi di metallo e di legno, tutti impolverati; rottami sospesi, oscillanti: assemblati strani e forse dotati di vita propria come certe robe di Tinguely. Nella penombra estiva, un signore verde: &egrave; una pianta di pisello, con la foglia per cappello. Il Lillo, bastardino nero e bianco </font><font size=”2″>dipinto di blu da me accovacciata su uno sgabellino.<br />
Se esco, so di trovare un cancello arrugginito, e poi l’albicocco frondoso che fa la guardia all’orto della nonna, dove gioco col Bicio e coi suoi cugini milanesi antipatici, Sara e Dimitri, e con due miei cugini anche loro di Milano e anche loro un po’ antipatici. In fondo all’orto c’</font><font size=”2″>&egrave; un pozzo nero in cui quello sbruffone di Dimitri &egrave; sprofondato fino al collo. Noi ridiamo, ride anche sua sorella. Lui ne esce senza uno straccio d’aiuto da parte nostra, tutto lordo e puzzolente, e scappa piangendo a casa dalla nonna. Dietro all’orto, dopo il pozzo nero, corre un sentierino che, se preso a destra, costeggia gli orti di altre case. La prima &egrave; quella della Luisina, la piccoletta che ha sei anni meno di me, a cui rubo sempre dei giochi, la seconda quella di Bicio, nella cui corte si trema quando ci mette piede il Giustino, grande enorme e cattivissimo, per ricattarci, poi ci sono quelle di Piera – una bambina con le adenoidi e l’acetone a cui do il tormento, e di Manuela coi ricci biondi, con cui mi abbraccio e mi bacio sul divanetto al piano di sotto di casa sua, sotto gli occhi di sua madre. Ma &egrave; vero che dandosi i baci si fanno i bambini? Piera e Manuela sono amiche tra loro prima che mie, e mie compagne di scuola. Di orto in orto il sentierino porta sulla statale per Casale. Se dall’orto si prende a sinistra, la striscia sottile coperta d’erba passa dietro ai campi di meliga, pieni di bestie strane e colorate che neanche in Africa, e finisce su un’altra strada. Un tratto sull’asfalto e poi sulla destra c’&egrave; un altro sentiero ghiaioso che porta alla Bulla. Che &egrave;</font><font size=”2″> una pozza d’acqua stagnante con tanti pioppi intorno.<br />
Ma non esco. Vado a prendere le cose per fare il letto nella camera dello zio Giovanni. Ecco, in una stanza che prima non c’era, un letto di legno a baldacchino e un armadio che apro per prendere un copripiumino bianco ricamato e due cuscini di piuma. Profumo forte di lavanda. C’&egrave; anche una televisione nell’armadio, danno <em>I 400 colpi</em>, e mi fermo a guardarlo. Sul letto sento che c’</font><font size=”2″>&egrave; qualcuno, sotto un involto di coperte: &egrave; Gadole. Guardiamo il film. I genitori se ne sbattono del povero Antoinetto! Ogni tanto il groviglio di stoffa si muove. Il film non &egrave; ancora finito e io mi alzo per andare a fare il letto. Allora vedo che piano piano Gadole emerge dalle coltri e mi si avvicina lento. Ha la testa e la faccia fasciate di cotone turchese, come un tuareg. Quando &egrave; vicino vicino gli prendo il capo tra le mani e inizio a togliere la benda, e gradualmente appare il viso di Gadole: &egrave; sfigurato, gonfio, pieno di cicatrici. Anche gli occhi sono cambiati di colore: non pi&ugrave; azzurri, marr&ograve;n. E sono tanto stanchi. A fatica si alza e si toglie le ultime fasciature, mi sta davanti ed &egrave;</font><font size=”2″> curvo, storpio, con un fianco rientrante e piegato su se stesso.</font><br />
- Puoi stare quanto vuoi, ma non puoi fermarti per la notte, mi dice.<br />
- Va bene, dormo nella casa qui vicino…<br />
Non vedo l’ora di andarmene. <br />
</font></p>
<p align=”justify”><font color=”#993300″ size=”2″><font style=”COLOR: rgb(255,102,0)” size=”2″>Sono di nuovo in mezzo alle squadre e ai righelli. Tuo padre </font><font style=”COLOR: rgb(255,102,0)” size=”2″>&egrave; agrimensore? No! Acca due otto, acca due otto… Ma va, &egrave;</font><font style=”COLOR: rgb(255,102,0)” size=”2″> acca due o! Li vedi o no i due atomi che si tengono per mano con quell’altro un po’ diverso?</font><br />
</font></p>
<p align=”justify”><font color=”#993300″><font size=”2″>Mi sveglio per via del camion della nettezza urbana. Stanotte ho abortito Gadole e adesso sono orfana, ho un sapore brutto in bocca e la melma nel cuore e nel cervello, forse Gadole stava </font><font size=”2″>buttato in un cassonetto e l’hanno portato via. Ma &egrave; possibile che io lo ami per il suo aspetto fisico? Che non riesca a togliermelo dalla mente non per la sua anima splendente e la sua versatilit&agrave; artistica e il suo quoziente intellettivo abnorme e il suo amore per la speculazione filosofica e il suo odio per il calcio e tutta una serie di altre cose meno oggettive, ma solo perch&eacute; &egrave; bellissimo? Il sogno mi preoccupa. I sogni con Gadole vogliono sempre dire qualcosa di reale, per esempio prima di uscire insieme la prima volta – nove anni fa – lo sognavo tutte le notti che mi portava in case diverse,&nbsp;di stanza in stanza, tenendomi per mano. Oppure qualche mese dopo, mentre scopava con un’altra, sognai che se ne sguazzava in mezzo a tanti preservativi colorati, come Paperon de’ Paperoni tra i dollari, ma mi telefonava per dirmi di stare tranquilla, che tanto della tizia non gliene fregava niente. Ah. Quel che so &egrave; che <em>Quattro Matrimoni e un Funerale</em> &egrave; un ansiolitico per chi vive storie sparpagliate con un uomo che non si fa sentire per un sacco di tempo, e a sua volta non facendosi viva per anni. In mezzo si fa, si vive, si muore. Poi si torna. Magari. Magari no. Che poi, si torna dove? La Bulla&nbsp;non esiste pi&ugrave;, se non nei sogni di noi bambine e bambini d’allora. Ci sono stata in motorino una quindicina d’anni fa: niente pi&ugrave; stagno verde, niente pi&ugrave; pioppi. Solo campi al sole. La terra pi&ugrave; nuda, come la mia mente in quel momento, e pi&ugrave; indifesa.</font></font></p>
<p align=”justify”><font color=”#993300″ size=”2″></font></p>
<p><img height=”290″ alt=”" width=”460″ align=”middle” src=”http://detoni.files.wordpress.com/2005/10/eternalsunshine.jpg” /></p>

Ingadole, sueños su 18 settembre 2005 a 09:41

<div style=”TEXT-ALIGN: justify”><font size=”2″><font face=”Tahoma”><font face=”Tahoma”><font style=”FONT-WEIGHT: bold; COLOR: rgb(51,153,102)”><span style=”FONT-FAMILY: arial”>Mattutine<br />
</span></font><br style=”FONT-FAMILY: arial” />
</font><font style=”COLOR: rgb(51,153,102)”><img style=”WIDTH: 342px; FONT-FAMILY: arial; HEIGHT: 183px” alt=”" align=”left” vspace=”4″ src=”http://detoni.files.wordpress.com/2005/09/diana.jpg” /><span style=”FONT-FAMILY: arial”><font face=”Tahoma”>Sotto la scritta <span style=”FONT-STYLE: italic”>Petarda’s</span>, adesso, ci sta la striscia del </font></span><a style=”FONT-WEIGHT: bold; COLOR: rgb(51,153,102); FONT-STYLE: italic; FONT-FAMILY: arial” href=”http://www.pogleswood.org/”><font face=”Tahoma”>Bosco dei Pogle</font></a><span style=”FONT-FAMILY: arial”><font face=”Tahoma”><span style=”FONT-WEIGHT: bold; FONT-STYLE: italic”>.</span> Non so se ricordate questa serie televisiva. La trasmettevano all’inizio degli anni ’70. Altro, in verit&agrave;, non m’&egrave; dato rammentare. E, in 38 anni, ho incontrato solo un’altra persona iniziata ai segreti del Bosco. Siamo una ristrettissima &eacute;lite, e – credo – vorremmo riunirci in una radura, costituendo una minuscola enclave, di cui io potrei essere la paffuta locandiera.</font> </span></font></font><font style=”COLOR: rgb(51,153,102); FONT-FAMILY: arial”><font face=”Tahoma”>Va altres&igrave; detto che non &egrave; che chiedo a tutti quelli sui quaranta che incontro se ne sanno del <span style=”FONT-STYLE: italic”>Bosco dei Pogle</span>. Ora devo solo pi&ugrave; riuscire a ricordare come si chiamava il telefilm con un genio imbranato che invece che nella lampada viveva in un innaffiatoio.<span style=”FONT-STYLE: italic”></span><br />
<br />
Stanotte ho di nuovo sognato </font><a style=”FONT-WEIGHT: bold; COLOR: rgb(51,153,102); FONT-STYLE: italic” href=”http://petarda.splinder.com/post/5057370″><font face=”Tahoma”>Gadole</font></a><font face=”Tahoma”>. Aveva i capelli diradati, uno di quegli scalpi che ne rimane il contorno come disegnato a pennarello, e all’interno di quella circonferenza craniale pochi peli. Sar&agrave; per quello che si &egrave; suicidato? O per il fatto di condividere un’umida stanzetta con una tizia che per&ograve; non compariva nel sogno? Dormivano in due brandine lontane, due pagliericci sfondati.<br style=”FONT-FAMILY: arial” />
</font></font><br style=”FONT-FAMILY: arial” />
</font><font style=”COLOR: rgb(51,153,102)”><font style=”FONT-FAMILY: arial” size=”2″><font face=”Tahoma”>Da ieri sono in possesso dei Taccuini </font><a style=”FONT-WEIGHT: bold; COLOR: rgb(51,153,102); FONT-STYLE: italic” href=”http://www.ifiglibelli.com/taccuino.htm”><font face=”Tahoma”>Uno</font></a><font face=”Tahoma”><span style=”FONT-WEIGHT: bold; COLOR: rgb(51,153,102); FONT-STYLE: italic”> </span>e </font><a style=”FONT-WEIGHT: bold; COLOR: rgb(51,153,102); FONT-STYLE: italic” href=”http://www.ifiglibelli.com/taccuinosecondo.htm”><font face=”Tahoma”>Due</font></a><font face=”Tahoma”><span style=”FONT-WEIGHT: bold; COLOR: rgb(51,153,102); FONT-STYLE: italic”> </span>di </font><a style=”FONT-WEIGHT: bold; COLOR: rgb(51,153,102); FONT-STYLE: italic” href=”http://arturscantini.splinder.com/”><font face=”Tahoma”>Artur Scantini</font></a><a style=”COLOR: rgb(51,153,102)” href=”http://arturscantini.splinder.com/”><font face=”Tahoma”>.</font></a><br />
</font><font size=”2″><font face=”Tahoma”><span style=”FONT-FAMILY: arial”><font face=”Tahoma”>Facendo il caff&eacute; ne avevo uno (il primo) aperto davanti:</font> </span><font face=”Tahoma”><span style=”FONT-STYLE: italic; FONT-FAMILY: arial”>Le alternative ad acqua e sapone sono almeno due: vino e sudore e champagne e mascara. Quale preferite? </span><span style=”FONT-FAMILY: arial”>Oppure: </span><span style=”FONT-STYLE: italic; FONT-FAMILY: arial”>Era un albergo a quattro stelle cadenti. </span><span style=”FONT-FAMILY: arial”>O anche: </span></font><span style=”FONT-STYLE: italic; FONT-FAMILY: arial”><font face=”Tahoma”>Oggi ho tamponato una smart.</font> <font face=”Tahoma”>Credevo di essere all’autoscontro. </font></span><span style=”FONT-FAMILY: arial”><font face=”Tahoma”>E: </font></span><span style=”FONT-STYLE: italic; FONT-FAMILY: arial”><font face=”Tahoma”>Quando porti fuori il</font> <font face=”Tahoma”>cane non &egrave; infrequente che qualcuno che tiene il suo al guinzaglio, mentre lo tira, dica al suo che si dimena (sto parlando del cane) &quot;Vieni via, stupido, lo vedi che non ti guarda nemmeno!&quot;. O</font> <font face=”Tahoma”>qualcosa del genere.</font></span><span style=”FONT-STYLE: italic; FONT-FAMILY: arial”></span><br style=”FONT-FAMILY: arial” />
<br style=”FONT-FAMILY: arial” />
</font><font face=”Tahoma”><span style=”FONT-FAMILY: arial”>La tastiera del Mac non ha il tasto </span><span style=”FONT-STYLE: italic; FONT-FAMILY: arial”>canc</span><span style=”FONT-FAMILY: arial”>.<font face=”Tahoma”> In ragione di ci&ograve;, chi ha un Mac ignora l’utilit&agrave; del tasto </font></span><span style=”FONT-STYLE: italic; FONT-FAMILY: arial”><font face=”Tahoma”>canc</font></span><span style=”FONT-FAMILY: arial”><font face=”Tahoma”>. Non &egrave; pazzesco</font>?</span><br style=”TEXT-DECORATION: underline” />
</font></font></font></div>

Inesiti resistenziali, gadole, madri, sueños su 17 giugno 2005 a 01:21

<p align=”justify”><font size=”2″ color=”#993300″><strong>A. A. A. analista junghiano online cercasi</strong></font></p>
<p align=”justify”><font size=”2″ color=”#993300″></font></p>
<p align=”justify”><font size=”2″ color=”#993300″>Ho fatto un sogno, anzi due. </font></p>
<p align=”justify”><font size=”2″><font color=”#993300″>In uno&nbsp;dovevo partire, prendere un aereo non so pi&ugrave; per dove.&nbsp;E non ero sola, ma con mamm&agrave;: partiva con me. Dai&nbsp;e dai e dai, come sempre in ritardo, mi ritrovo all’aeroporto con un biglietto FS (ma io lo sapevo che era un biglietto aereo) in mano, un po’ dovevo obliterare, un po’&nbsp; forse dovevo anche fare il check in, insomma: a 10 minuti dalla partenza del volo ero ancora a menarmela allegramente e alla fine ho perso l’aereo. Siamo tornate a casa (nella mia casa, non in quella di mamm&agrave;). Lei non era arrabbiata con me, mi pare, anche se qualche dubbio ce l’ho, visto che nella continuazione del sogno mi faceva una puntura nel deretro con un siringone. Ho sentito l’ago entrare dopo aver incontrato (molta) resistenza, ho sentito il liquido trasparente e spesso farmi un centellinatissimo male cane, e mi chiedevo pure: ma star&agrave; muovendo l’ago, che fa cos&igrave; male? E mi rispondevo: ma no, &egrave; il liquido, &egrave; colpa del liquido bastardo. Mi chiedevo anche: ma muover&agrave; l’ago, allora, prima di&nbsp;toglierlo, e mi far&agrave; malissimo? E in quel momento me lo toglie, e non sento niente. </font><font color=”#993300″>Il giorno dopo&nbsp;devo di nuovo&nbsp;prendere l’accidente d’aereo. Questa volta per&ograve;&nbsp;viene con me Monsieur Gadole Lavandin. L’ho amato, a intermittenza, per una decina d’anni, e&nbsp;spesso mi capita di sognarlo. Una notte, di recente, ho sognato che ero senza un piede, ma stavo benone e me ne impipavo. La notte dopo ho sognato che lui – Gadole – era il mio piede. Lavandin &egrave; riuscito a farmi soffrire in maniera&nbsp;abnorme. Io gli facevo male 10?&nbsp;E lui trac, male 1000. Io gli facevo male 1? Lui SBAMM, male&nbsp;10.000. Non&nbsp;ci siamo mai capiti, se non in una dimensione spaziotemporale&nbsp;parallela in cui io ero Maman Louise e lui, per l’appunto, Monsieur Lavandin. Questi due si sono&nbsp;conosciuti a&nbsp;Cereste, Provenza, e forse vivono ancora l&igrave;. Magari si aggirano&nbsp;tra le cave d’ocra di Roussillon e si chiamano: Maman Louise-e-e! Lavandin, o&ugrave; &ecirc;tes-vous? Ici-i-i!, proprio come sei anni fa. Insomma, all’aeroporto riesco ad espletare tutte le formalit&agrave;, sto per imbarcarmi, ma: DOVE CAZZO E’ FINITO IL GADOLE? Corro a cercarlo, imbestialita, perdiamo l’aereo, porcobue, e dove lo trovo: che parla con un tizio in tuta, un addetto dell’aeroporto su una scala mobile. Gadole l’osserva e ‘sto tizio va su, su, sempre pi&ugrave; su. Ma sar&agrave; rincoglionito? L’afferro per un braccio e lo tiro via. The end. Oh: non so mica se alla fine l’abbiamo preso. </font><font color=”#993300″>Che film ho visto? Mamma ho perso l’aereo o Paura d’amare?</font></font></p>
<p align=”justify”><font size=”2″ color=”#993300″>Mi viene in mente, ora che ne sto scrivendo, che nel penultimo sogno in cui Lavandin &egrave; comparso era vestito di velluto senape luccicante, con i capelli tagliati alla Beatles, ma pi&ugrave; ricci. N&eacute; sarebbe strano, per lui, un simile abbigliamento, anche nella vita reale. Ci incrociavamo mentre io entravo e lui usciva da un ascensore, in compagnia di un giovinetto. Ci guardavamo con apparente intesa, io entravo; lui si voltava e&nbsp;si reintroduceva&nbsp;nell’ascensore per darmi un abbraccio fraterno. Poi usciva ‘nata vota e sorrideva con VERA complicit&agrave; al tipetto che l’aspettava. L&igrave; per l&igrave; ci son rimasta male, ma l’ascensore mi ha portato in un posto pieno di grattacieli e poi, appena usciti dall’urbe, alberi e campi a perdita d’occhio, e corsi d’acqua con costruzioni a pagoda: ma ti&eacute;, Lavandin, tieniti i tuoi giovanetti e anche i tuoi addetti.</font></p>
<p align=”justify”><font size=”2″ color=”#993300″>Infine la notte scorsa, complici forse&nbsp;le prelibatezze&nbsp;di </font><a href=”http://www.karmacola.it”><strong><font size=”2″ color=”#993300″>Karmacola</font></strong></a><font size=”2″ color=”#993300″>, chi ti vado a sogn&agrave;? Ma lui<sup><strong><font size=”1″>1</font></strong></sup>!</font></p>
<p align=”center”><font size=”2″ color=”#993300″><img src=”http://detoni.files.wordpress.com/2005/06/grifoni20e20zappa.jpg” alt=”" /></font></p>
<p align=”justify”><font size=”2″ color=”#993300″>E mi amava! Non &egrave; stupendo? Certo, aveva la dentiera e pure degli strani capelli, e quindi era un po’ cos&igrave;: </font></p>
<p align=”center”><font size=”2″ color=”#993300″><img width=”488″ height=”347″ src=”http://digilander.libero.it/modernboy/Immagini/natlosapio1.jpg” alt=”" style=”width: 312px; height: 240px;” /></font></p>
<p align=”justify”><font size=”2″ color=”#993300″>ma chi se ne frega? Non riuscivo a credere alla mia fortuna sfacciata.</font></p>
<p align=”justify”><font size=”2″ color=”#993300″></font></p>
<p align=”justify”><font size=”2″ color=”#993300″>________________________________________________________</font></p>
<p align=”justify”><font color=”#993300″><font size=”2″><sup><strong><font size=”1″>1</font></strong></sup> </font><font size=”1″>Vito Miccolis, Trib&agrave; (quelli di <em>Mama insegnami a bailar</em>, anche se questo pezzo&nbsp;commerciale non c’entra molto con la loro musica ) e Los tres, nonch&eacute; Dottor Lo Sapio nei Trulli Compressori. Percussionista, compositore, comico. E’ meglio di Fiorello! Anche attore: in A/R di Marco Ponti tromba per&nbsp;tutta la durata del&nbsp;film con l’amica che l’Incontrada chiama di continuo al telefono. Peccato che gli si veda solo la&nbsp;nuca.&nbsp;Si pu&ograve; ascoltare anche a Radiorai2: nel programma pomeridiano Aria Condizionata&nbsp;interviene telefonicamente con alcuni dei suoi personaggi demenziali. Le ultime immagini di cotanto idolo delle folle risalgono al febbraio 2005. Il look da amministratore di stabili lusitano gli dona assai. Nella foto qui sotto, da sinistra: Savino Lo Bue&nbsp;(stilista della band), Silvio Puzzolu, Antonio Lo Sapio e infine, ho ragione di ritenere, la Maga Fatma. </font></font></p>
<p align=”center”><font size=”1″ color=”#993300″><img width=”592″ height=”255″ src=”http://www.puzzlestudios.it/foto/ospiti/trulli/LoBue%20Pino%20LoSapio%20Franco.JPG” alt=”" style=”width: 258px; height: 112px;” /></font></p>
<p align=”justify”><font size=”1″ color=”#993300″>Lavandin? Vaffammoccachittammuortt.&nbsp;</font></p>

Incuentos, gadole su 11 febbraio 2005 a 09:07

<p align=”justify”><font color=”#ff6600″><font size=”2″><strong>ERAVAMO ANCORA BELLI ASSAI</strong> </font></font></p>
<p align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″>Non vi fa mai piangere, il treno? A me s&igrave;. Vi fa piangere il terno? Di un altro? A me no. <br /> E comunque, scesa dal treno, un&rsquo;amica mi aspetta per andare a cena con altri che non vedo da lunga pezza. Ma dopo si esce io e Fabio, da soli. <br /> Vagabondiamo per le colline nebbiose in cerca di un posto in cui berci una birra o un bicchiere di vino. Nulla di nulla. Ricordo quando anni fa ero innamorata di lui e spesso ci perdevamo in auto nella nebbia d’inverno. Una volta comprammo delle birre e le bevemmo in macchina; alla fine quasi ciucchi affrontavamo i temi pi&ugrave; disparati, dalla forma dell’anima al tipo di mutande. Avevamo gli stessi interessi. Un’altra volta gli avevo fatto prendere una stradina di campagna solo perch&eacute; in fondo intravedevo un lumicino come quelli delle vecchie locande (naturalmente non c’era un piff). <br /> Alla fine optiamo per un posto che non ci entusiasma ma che probabilmente sar&agrave; aperto. Lo &egrave;. Stasera fanno anche un concerto di blues, e anche questo non ci entusiasma, tant&rsquo;&egrave;. Il locale &egrave; grande, un unico ambiente lungo le pareti del quale corre un terrazzino, una specie di matroneo. Noi ci mettiamo l&igrave;. <br /> Fabio &egrave; un po’ depresso, almeno cos&igrave; mi pare. Continua a fare accenni al proprio degenero: ”non guido pi&ugrave; come una volta… l’et&agrave;”. Mentre lo dice sorride, ha quasi 40 anni e ne dimostra dieci di meno. Neanche il fatto che nei bagni incontri la cantante del gruppo, un’amica sua, e che lei pur avendo di fronte al palco il proprio fidanzato non smetta di mandar su occhiate verso di noi (sar&agrave; bisex?) sembra rincuorarlo. Anzi, non ci fa caso, per niente. Non riusciamo a dirci molto per il frastuono del locale, a un certo punto gli dico che quasi quasi preferivo stare in macchina. Lui mi guarda, afferra la sua caipirinha e ne manda gi&ugrave; mezza in un sorso. Avevamo tutti e due voglia di mojito, ma non lo fanno. <br /> Il gruppo suona tutte le solite robe: <i>I’m a soul man</i>, <i>Respect</i>, e via cos&igrave;. Tre cantanti si alternano, l’uomo &egrave; una bestia, la voce &egrave; simile a quella del cantante ciccione dei Committments, roca e piena di passione, poi c’&egrave; l’amica di Fabio, bellissima voce ma fredda (ti&eacute;) e infine un’altra cantante che sta per sostituirla.&nbsp;E’ molto bella, ma legata, e poi mi danno noia le sue mossette tipo ”sono capitata qui per caso… che emozione!”… insomma o canti o vai… carina. E a un certo punto canta! Una canzone lenta, che non conosco, accompagnata solo dalla chitarra, e la canta benissimo, riempie le note, si estende fin che pu&ograve;, cio&egrave; parecchio, ed &egrave; molto, molto sensuale… a un certo punto io e Fabio in automatico ci guardiamo con gli occhi luccicanti e un mezzo sorriso, &egrave; ancora bello condividere queste sorprese. <br /> Solo che dopo vien su a trovarmi un altro Fabio amico mio, che si siede pure lui accanto a me, e so che Fabio_1 lo odia, e infatti come i bimbi che non vogliono vedere gira la testa tutta dall’altra parte e mette anche una mano a far da paraocchi. Parlo un po’ con Fabio_2 e poi faccio una carezza sulla spalla a Fabio_1 che, stupito, si gira di scatto e poi sorride. Nel frattempo per&ograve; &egrave; Fabio_2 a metter su il broncio, e infatti mi saluta e ridiscende. Forse &egrave; un odio reciproco. Dopo poco comunque ce ne andiamo. <br /> Davanti a casa, faccio una delle mie solite figure confondendo Elliott Gould e Glenn Gould (ma la so, eh, la differenza! E’ stato solo un lapsus momentaneo), e lo saluto con un bacio su una guancia, che non viene apprezzato. Fabio odia i bacini sulle guance a mo’ di saluto, non ha mai capito che quelli che gli do sono baci da bimba a bimbo. Amen!&nbsp;&nbsp;&nbsp;</font></p>
<p align=”justify”><font size=”2″ color=”#ff6600″></font></p>
<p align=”justify”><em><font size=”2″ color=”#ff6600″>(2002-2003)</font></em></p>

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