detoni

Archivio per la categoria ‘orrore’

lettera tre

Inciccipuccimucci, comunicazioni di servizio, orrore, sueños su 27 marzo 2011 a 09:11

<span style=”font-size: 16px; “><img alt=”" src=”http://detoni.files.wordpress.com/2011/03/1521d94e5bb7696375f5b745c5c40040_medium.jpg” style=”border-top-width: 1px; border-right-width: 1px; border-bottom-width: 1px; border-left-width: 1px; border-top-style: solid; border-right-style: solid; border-bottom-style: solid; border-left-style: solid; float: left; margin-top: 0px; margin-right: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; width: 450px; height: 293px; ” /><span class=”Apple-style-span” style=”font-family: Georgia, serif; “>Caro te,</span></span>
<p style=”text-align: justify; “>
<span style=”font-size: 16px; “><span style=”font-family: Georgia, serif; “>il tuo aspetto &egrave; pieno di grazia e i tuoi occhi sono gentili, ma dentro sai di essere un mostro urfido e pessimo; io, che un po' ti conosco, penso che questa bizzarra convinzione ti venga da qualcosa accaduto in una pi&ugrave; tenera et&agrave;, e mi chiedo quanto a lungo questo debba ancora condizionarti, MA: va bene, faremo allora che sei un essere venuto dallo spazio, e qui sulla terra hai assunto forma umana; e sul tuo pianeta magari il tuo aspetto &egrave; pieno di grazia e i tuoi occhi sono gentili.&nbsp;</span></span></p>
<div style=”text-align: justify; “>
<span style=”font-size: 16px; “><span style=”font-family: Georgia, serif; “>Mi sono svegliata e sudavo, perch&eacute; ho un po' di febbre ma anche perch&eacute; stavo facendo un sogno tremendo, ero parte di una banda di rapinatori che rubava a dei criminali pericolosissimi, e cos&igrave; alla fine mi trovavo con l'ultimo compagno rimasto vivo in un furgone pieno di soldi, inseguito dalla banda pi&ugrave; efferata dei due emisferi. Avevamo deciso di nasconderci in campagna quando lo Zio (il fantomatico Zio) se ne fosse andato (gli efferati sapevano sempre dove si trovava lo Zio), ma non ce l'abbiamo fatta: eccoci infatti su un basso viadotto, sotto cui mi butto dal furgone in corsa, cercando di fuggire. Mi volto e vedo che il compare viene raggiunto dagli efferati e stritolato tra due tir; raggiungo la citt&agrave; e mi infilo in un negozio le cui pareti sono vetrine verdi, dentro sembra di essere in un acquario: un nascondiglio talmente stupido che non mi cercheranno proprio l&igrave;. O forse invece s&igrave;.<br />
<br />
Adesso vado, l'alba colora le tende di rosa, &egrave; il segnale convenuto con le piante quando vogliono essere bagnate.&nbsp;</span></span></div>

Velluto, my favourite

Inil peso della mole, orrore, pessimismo e fastidio, una bella merda, votafazzi su 19 dicembre 2010 a 12:22

<p style=”text-align: justify; “>
<span style=”font-size: 18px; “><span style=”font-family: ‘Lucida Sans Unicode’, ‘Lucida Grande’, sans-serif; “>Scusate Chiamparini, scusate P(orci)D(ii), ma se proprio proprio non riuscite a candidare <a href=”http://www.youtube.com/watch?v=LIPRH0hEs3Y” target=”_blank”>John Malkovich</a>&nbsp;a sindaco di Torino abbiate&nbsp;</span><span class=”Apple-style-span” style=”font-family: ‘Lucida Sans Unicode’, ‘Lucida Grande’, sans-serif; “>almeno&nbsp;</span><span class=”Apple-style-span” style=”font-family: ‘Lucida Sans Unicode’, ‘Lucida Grande’, sans-serif; “>un minimo di decenza, un soprassalto di credibilit&agrave;, un rigurgito di considerazione verso il meccanismo democratico, e candidate Tafazzi. Cazzo c'entra Fassino? Perch&eacute; volete perdere a tutti i costi? Quanto vi pagano? Maledetti! VoTafazzi! VOTAFAZZI!</span></span></p>
<p style=”text-align: justify; “>
<br />
<img alt=”" src=”http://detoni.files.wordpress.com/2010/12/tafazzi.jpg” style=”border-top-width: 1px; border-right-width: 1px; border-bottom-width: 1px; border-left-width: 1px; border-top-style: solid; border-right-style: solid; border-bottom-style: solid; border-left-style: solid; margin-top: 0px; margin-right: auto; margin-bottom: 10px; margin-left: auto; display: block; text-align: center; width: 300px; height: 269px; ” /></p>

grazie ragazzi

Inaldo bianzino, federico aldrovandi, forze armate, gabriele sandri, giuseppe turrisi, italiano vero, manuel eliantonio, marcello lonzi, orrore, riccardo rasman, stefano cucchi, stefano frapporti su 4 novembre 2009 a 09:00

<div style=”text-align: center;”><br />
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<param name=”allowscriptaccess” value=”always” />
<param name=”movie” value=”http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=7444643&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=&amp;fullscreen=1″ /><embed width=”400″ height=”300″ src=”http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=7444643&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=&amp;fullscreen=1″ type=”application/x-shockwave-flash” allowfullscreen=”true” allowscriptaccess=”always”></embed></object>
<p><a href=”http://vimeo.com/7444643″>Grazie ragazzi</a> from <a href=”http://vimeo.com/user2586441″>anonymous italia</a> on <a href=”http://vimeo.com”>Vimeo</a>.</p>
</div>
<h3 class=”UIIntentionalStory_Message” data-ft=”{&quot;type&quot;:&quot;msg&quot;}”><span class=”UIStory_Message”><br />
</span></h3>
<h3 style=”text-align: center;” class=”UIIntentionalStory_Message” data-ft=”{&quot;type&quot;:&quot;msg&quot;}”><span class=”UIStory_Message”><span style=”color: rgb(0, 0, 0);”><a href=”http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/ricerca-nel-manifesto/vedi/nocache/1/numero/20091031/pagina/02/pezzo/263602/?tx_manigiornale_pi1[showStringa]=stefano%2Bcucchi&amp;cHash=2e73923187″>Stefano Cucchi</a><br />
<a href=”http://it.wikipedia.org/wiki/Omicidio_di_Federico_Aldrovandi”>Federico Aldrovandi</a><br />
<a href=”http://www.gabrielesandri.it/”>Gabriele Sandri</a><br />
<a href=”http://www.informa-azione.info/aldo_bianzino”>Aldo Bianzino</a><br />
<a href=”http://www.beppegrillo.it/2009/09/manuel_elianton.html”>Manuel Eliantonio</a><br />
<a href=”http://www.osservatoriorepressione.org/2009/07/rovereto-chi-ha-ucciso-stefano.html”>Stefano Frapporti</a><br />
<a href=”http://italy.indymedia.org/news/2005/05/796945.php”>Marcello Lonzi</a><br />
<a href=”http://www.voceditalia.it/articolo.asp?id=30882″>Giuseppe Turrisi</a><br />
<a href=”http://it.wikipedia.org/wiki/Caso_di_Riccardo_Rasman”>Riccardo Rasman</a></span></span></h3>
<div style=”text-align: center;”><br />
&nbsp;</div>

trastorni

Inblogosfera, italiano vero, orrore, pessimismo e fastidio su 13 settembre 2008 a 16:12

<div align=”justify”>Certo che tra: la Carfagna che dimostra un accanimento tale verso le prostitute da far pensare al classico meccanismo proiettivo; Alemanno e La Russa, che quando c’era lui si stava meglio, evviva, anzi eiaeia, tanto l’aveva detto anche quel soldo bucato di Violante che i ragazzi di Sal&ograve; non erano poi da sbatter via; il formaggio grattugiato del 1980 alle cacche di topo; i nubifragi; il fatto che l’uomo pi&ugrave; virile frequentato quest’estate sia un mio amico gaio, con cui potrei anche – ma non lo far&ograve;, ma forse invece s&igrave; – andarmente in Thailandia di qui a un mesetto, e lo scrivo esclusivamente perch&eacute; chi mi vuol male si roda ancora e rosichi, ma di pi&ugrave;, di pi&ugrave;; qui, nell’Itaglia bella, tra un po’: <br />
i campi nomadi saran recintati e presidiati dai militi; qualcuno verr&agrave; pestato e ci scapper&agrave; il morto; i bimbi zingari verranno sottratti ai genitori con la forza e adottati da famiglie di italiani dove potranno – non a scelta – essere menati dalla madre e violentati dal padre o, se pi&ugrave; fortunati, assistere all’assassinio della madre adottiva, incinta dello suocero, da parte del marito, e avere un proprio piccolo ruolo nell’occultamento del cadavere in una discarica a cielo aperto;<br />
verr&agrave; abrogato l’aborto, cos&igrave; i ginecologi obiettori di coscienza potranno incrementare il lavoro sporco esentasse;<br />
gl’immigrati saranno sempre pi&ugrave; vessati e privati dei diritti fondamentali: sar&agrave; sempre pi&ugrave; difficile il ricongiungimento, trovare una casa, trovare un lavoro in regola; non parliamo dell’ottenimento della cittadinanza o del voto. Invece, catapecchie da occupare in cinquanta e lavoro nero: a bizzeffe.<br />
verranno costruiti ospedali da riempire di relitti umani a cui non si potr&agrave; staccar la spina;<br />
Brunetta abolir&agrave; i concorsi in PA, sentina di privilegi, e istituir&agrave; delle gare semplicissime per i seguenti titoli: cialtrone, paraculo, leccaculo e incompetente;<br />
Berlusconi lascer&agrave; a Fini il trono della presidenza del consiglio per il trono di Uomini e Donne.<br />
<br />
E tante, tante altre belle novit&agrave;. <br />
<br />
(S&igrave;, lo so che il formaggio grattugiato, i nubifragi e l’uomo pi&ugrave; virile gaio non c’entrano molto con quanto sopra, ma invece con quanto sotto – la fine del mondo, o almeno del nostro mondo – s&igrave;.)<br />
<br />
(Tra l’altro non ho capito tutto il cancan sull’acceleratore di Ginevra: la fine del mondo, se continuiamo cos&igrave;, &egrave; solo posposta di poco, anche senza l’aggeggio schiantabosoni.)<br />
<br />
Io, che son di sinistra (?), che spesso leggo il manifesto, che ogni tanto mi rollo le siga e non solo quelle, che mi vesto anche un po’ cos&igrave;, e che assomiglio a una donna dell’est (una donna qualsiasi, eh, non una in particolare) non mi sento pi&ugrave; molto sicura. Quest’Itaglia bella, di me e di tanti altri come me, non sa che farsene. <br />
<br />
<img style=”margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;” src=”http://detoni.files.wordpress.com/2008/09/e9ccb36d9f72ea793a37b35d1a2ab3d7.jpeg” alt=”effetto poster + holga con picnik” /><img style=”margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;” src=”http://files.splinder.com/8a9e61662318580f7794c4a22e0edbc1.jpeg” alt=”sequenzina color” /><img style=”margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;” src=”http://files.splinder.com/4c0d08ea0c4cd44554d1477aa2d83bfb.jpeg” alt=”sequenzina seppia” />In questo periodo quando sto al pc faccio delle robe con <a target=”_blank” href=”http://www.picnik.com/”>picnik</a> e con <a target=”_blank” href=”http://mypictr.com/”>mypictr</a>; leggo. <a target=”_blank” href=”http://petarda.tumblr.com/”>Tumblero</a>. Non capisco, alle volte, la smania d’incontrarsi: ma internet non serviva a starsene comodamente in casa? Che barbarie. M’imbatto – ogni tanto – in <a target=”_blank” href=”http://sucardrom.blogspot.com/”>persone</a> che <a target=”_blank” href=”http://rosalucsemblog.blogspot.com/”>ragionano</a> <a target=”_blank” href=”http://http://noblogo.livejournal.com/”>bene</a>. Il primo di questi link, <a target=”_blank” href=”http://sucardrom.blogspot.com/”>sucardrom</a>, per me &egrave; fondamentale (grazie <a target=”_blank” href=”http://hiddenside.tumblr.com/”>hiddenside</a>).<br />
<br />
Statevi ottim*.</div>

è finita la pacchia

Inil peso della mole, orrore, pessimismo e fastidio su 7 giugno 2008 a 14:04

<div align=”justify”><font size=”2″ face=”Georgia”>Torino, 04 giugno 2008<br />
<br />
Vogliamo denunciare un grave episodio, accaduto questa mattina, di cui &egrave; stata testimone una Mediatrice interculturale di Moncalieri. Alle 08:30 circa, sul bus 67 (capolinea di Moncalieri), pieno di gente che a quell&rsquo;ora &egrave; diretta a scuola o a lavoro, &egrave; salita una pattuglia della polizia, ha intimato a tutti gli stranieri di scendere, ha diviso maschi e femmine con bambini, ha chiesto il permesso di soggiorno.<br />
Molte persone avevano con s&eacute; solo la carta di identit&agrave; italiana, altri il permesso di soggiorno, altri ancora n&eacute; l&rsquo;uno n&eacute; l&rsquo;altro. Tutto l&rsquo;episodio si &egrave; svolto accompagnato da frasi quali :<br />
<br />
</font> <font size=”2″ face=”Georgia” color=”#ff9900″><strong>&ldquo;non ce ne frega niente della vostra carta di identit&agrave; italiana&rdquo; </strong></font><font size=”2″ face=”Georgia”>,<br />
</font> <font size=”2″ face=”Georgia” color=”#ff9900″><strong><br />
&ldquo;&egrave; finita la pacchia&rdquo;</strong></font><font size=”2″ face=”Georgia”>,<br />
<br />
<strong><font color=”#ff9900″>&ldquo;l&rsquo;Italia non &egrave; pi&ugrave; il Paese delle meraviglie&rdquo;</font></strong>.<br />
<br />
Gli agenti hanno fatto salire tutti gli uomini su un cellulare, solo un uomo marocchino, mostrando la carta di identit&agrave; italiana, si &egrave; rifiutato di salire, chiedendo di che cosa veniva accusato e che avrebbe fatto riferimento al suo avvocato. Gli agenti l&rsquo;hanno lasciato andare. Nessuno dei passeggeri rimasti sull&rsquo;autobus &egrave; intervenuto, anzi, molte delle persone presenti, anche sui balconi delle case intorno e sui marciapiedi, hanno applaudito.<br />
Ci aspettiamo che venga fatta chiarezza e che non si ripeta mai pi&ugrave; un simile episodio in un Paese che si dichiara civile e democratico.<br />
<br />
<a target=”_blank” href=”http://www.arpnet.it/alma/”> ASSOCIAZIONE ALMATERRA</a> (via <a target=”_blank” href=”http://societe.splinder.com/post/17384706/Te+gli+lasci+la+briglia+sul+co”>mariobianco</a>) </font> <br />
<br />
<br />
<div align=”center”><font size=”4″ face=”Arial” color=”#ff9900″><strong>Per favore, passaparola!<br />
<font face=”Georgia”><br />
</font></strong></font>
<div align=”justify”><font face=”Georgia”><strong><font color=”#ff9900″>Aggiornamento</font></strong>: l’episodio, sulla<em> Repubblica</em> di ieri, veniva riportato con le parole del messaggio di <a href=”http://www.arpnet.it/alma/” target=”_blank”>almaterra</a> e per&ograve; anche con la smentita della questura (e di gtt). almaterra (che, per chi non fosse di torino, &egrave; un’associazione in cui da decenni lavorano insieme donne native e migranti) ha per&ograve; deciso dar seguito alla cosa, invitando a presentarsi chiunque abbia assistito al fatto.</font> </div>
</div>
</div>

Incuentos, esiti resistenziali, orrore, sueños, viaggi su 5 marzo 2008 a 11:28

<div align=”justify”><strong>Dolce ritorno</strong><br />
<br />
Ella sapeva che era il momento di partire; lo sapeva da quando, sul portone brunito della vecchia scuola, aveva salutato Marco e Mattia, quest’ultimo in disparte nell’osservare gli altri due sciolti in un abbraccio. Ella, da allora, sapeva di avere un motivo per tornare.<br />
La ragione del viaggio era che non si poteva pi&ugrave; rimandare, sembra una sciocchezza ma &egrave; cos&igrave;, e si doveva all’inclinazione di Ella a procrastinare fino all’ultimo quel che &egrave; gi&agrave; stato deciso, passando il tempo dell’attesa a fare altro e a cercare in modo vago e svagato la maniera di non ottemperare; convinta che, non dando peso, quel che doveva arrivare si sarebbe dissolto o trasformato in qualcosa di diverso a cui prendere nuove misure.<br />
Fino a quel momento era stata cos&igrave; distratta da non aver capito ancora se si trattasse di una ricerca o di una fuga. Il centro del viaggio per&ograve; era certo e senza sfumature: era il Nero, il Buio, lo Scuro, era quello che alcuni chiamavano Verme e che Ella percepiva come un mantello avvolgente o una nube. Il Nero era enorme ed era in arrivo, e l’immagine sul sito, anche a ingrandirla cliccandoci col mouse, non poteva restituirne le dimensioni reali. Il Nero, una volta dentro, non aveva confini, anche se magari in un primo tempo era parso non pi&ugrave; grande di una stanza.<br />
Il cammino era un sentiero fiancheggiato dai gelsi, la Murunera. <br />
Il sentiero partiva dalla sua vecchia casa: doveva solo attraversare la strada statale, per&ograve; arrivarci non era immediato, perch&eacute; quasi sempre si perdeva in un dedalo di viuzze e cortili piccoli e bianchi, o a mattoni rossi, aie terrazzate di pochi metri quadri, coi panni stesi e i gatti pigri, e qualche volta donne che la guardavano curiose od ostili; da qui si dipartiva un altro sentiero, lungo i campi di erba esausta, di stoppie, fiancheggiato da un fiumiciattolo sul quale aveva navigato, insieme a Orso, oltrepassando altre costruzioni basse e cintate da reti, verdi quando non arrugginite, fino alle colture di actinidia che avevano sfigurato il paesaggio scacciando piante autoctone. Qui dovevano sedersi a un tavolaccio, aspettare che arrivasse il vescovo mellifluo, insidioso; non ascoltarlo, e intanto osservare, rapiti, dei figuri snelli di seta vecchia e ingiallita vagare per i campi bruciati, privi di coscienza e di volont&agrave;. Il vescovo parlava e parlava, con la bocca marcia, da sotto il pergolato di actinidia, lubrico, sordido, mentre Orso incideva il tavolo con un coltello ed Ella ricordava che qualcos’altro l’aspettava.<br />
La Murunera era fresca come un ruscello.<br />
Ai suoi lati cresceva l’erba medica; in fondo, da secoli, non stava una cascina oltre la quale si saliva per un altro sentiero tortuoso, pieno di deviazioni, alla fine del quale s’era davanti al Monte Verde. Qui, sulle proprie gambe o in funicolare, si raggiungevano i Palchi Verdi da cui si poteva guardare, di notte, la citt&agrave; con le sue luci di presepe metropolitano. Ed &egrave; vero che alcuni, una volta raggiunti i Palchi, preferivano non tornare; Ella per&ograve;, pur affascinata da quei marsupii tappezzati d’erba sul fianco della montagna, aveva preso un altro cammino, un cammino in costa di parecchie decine di chilometri, assolato, che passava nell’ultimo tratto per i colli e i paesini di poche case sparse. <br />
Prima di intraprendere il viaggio aveva fatto visita ai parenti; poche parole, dare confidenza agli estranei era tradizione di famiglia. Aveva osservato, sulle cassettiere antiche, le foto sfocate in bianco e nero. Madri bambine spaurite con una smorfia di orrore, di profilo contro un muro, con le mani rattrappite sul cuore, i capelli dritti raccolti in mollettine di farfalle e di fiori grigi; le bimbe zie Pia e Manila, ridenti su un rimorchio pieno di grano, con accanto i piccoli sposi: questa era la foto che preferiva, perch&eacute; a ben guardare conteneva petali di pesco che si agitavano e sbattevano come piccole ali rosa o manine salutanti.<br />
In fondo alla Murunera si era stesa a riposare, con le braccia raccolte sotto il capo; accanto a lei, una fata Faina la guardava di sottecchi. Era arrivato un autobus di persone che appena scese s’erano buttate sui campi d’erba medica, come volessero ararli, o cercarvi qualcosa di prezioso: cos&igrave; camminavano, lenti e chini, in tante direzioni diverse, nella porzione di campo dove l’erba era gi&agrave; stata tagliata. Ogni tanto uno sorrideva e commentava al vicino; Ella smise di osservarli quando tra essi le sembr&ograve; di vedere Marco e Mattia. <em>Com’&egrave; dolce l’odore di erba morta</em>, pens&ograve; e forse disse, ma la fata Faina continu&ograve; a guardarla come se nulla fosse.<br />
Portava con s&eacute; mappe, almanacchi, calendari, raccolte di fogli bianchi, anche spartiti come se avesse saputo suonare; una sciarpa lunga e bianca, e lungo e bianco era il corpo, il suo corpo chiarissimo che stava per entrare nel Nero, che stava per rimanere nel Nero, rimanere nel Nero ma con qualche bianco punto di riferimento che per&ograve; una volta dentro non contava pi&ugrave;, il Nero all’interno era tutto un frusciare silenzioso e un’avanzata prepotente, come a spallate, e morbida, come di chi non pu&ograve; che essere in quel modo.<br />
<br />
<br />
<div align=”right”><em>Questo robo &egrave; dedicato al <a href=”http://ilditoarculo.splinder.com/” target=”_blank”>dito</a>.<br />
<br />
E ha una (involontaria) <a href=”http://petarda.splinder.com/post/6017185″ target=”_blank”>prima parte</a>, che spiega che cosa c’&egrave; da questa parte della strada statale…<br />
<br />
<br />
</em></div>
</div>

Initaliano vero, orrore, pessimismo e fastidio su 17 gennaio 2008 a 14:54

<div align=”justify”><strong>Le parole sono importanti?</strong><br />
<br />
Nel suo discorso alla Camera, Prodi elogia l’operato di Mastella e gli esprime solidariet&agrave;. Assume su di s&eacute; in via temporanea la carica di guardasigilli, in attesa che tutto si chiarisca e Mastella possa tornare. <br />
Grave che il capo del governo si pronunci in questa maniera rispetto a un indagato, per di pi&ugrave; ex ministro della giustizia, ammenoch&eacute; il panegirico non sottenda il timore di un <em>oggi a te, domani – magari – a me</em>.<br />
La beffa: dice che Mastella <em>&egrave; stato colpito negli affetti pi&ugrave; cari</em>; ma la moglie di Mastella non &egrave; morta, &egrave; agli arresti domiciliari, cazzo.<br />
</div>

Initaliano vero, orrore, pessimismo e fastidio su 16 gennaio 2008 a 10:41

<strong>Veltroni: io Berlusconi non lo mollo.</strong><br />
(titolo del <a target=”_blank” href=”http://www.ilmanifesto.it/oggi/”><em>manifesto</em></a> di oggi, pag. 6)<br />
<br />
Invece io, Veltro, &egrave; dal ’94 che t’ho mollato. Ricordi? Avevi avuto l’idea d’allegare i vangeli all’Unit&agrave;. <br />
<br />
(Ma perch&eacute; la dc &egrave; l’unico partito ad aver fatto scuola in Italia?)<br />
(E da quando la politica – in Italia – corrisponde in prima istanza al mantenimento del potere a tutti i costi?)<br />
(Veltrusconi &egrave; una brutta parola.)

Incavalli, orrore, pessimismo e fastidio su 11 novembre 2007 a 18:33

<div align=”justify”><strong>Il confine</strong><br />
<br />
Mentre cercavo notizie sullo sciopero degli sceneggiatori cinema e tv negli Stati Uniti mi sono imbattuta ieri in questo: <a href=”http://www.adnkronos.com/IGN/Esteri/?id=1.0.1493196412″ target=”_blank”>Uccide cane per arte</a>. <br />
Tal Guillermo Vargas <em>Habacuc</em>, artista del Costarica, ha legato un cane di strada, malato e denutrito, in una galleria d’arte di Managua. L’ha lasciato morire di fame per realizzare l’opera <em>Sei quello che leggi</em>, titolo scritto con croccantini per cani in alto sul muro dietro alla bestiola. Dice Vargas: <em>Lo scopo del lavoro non era causare sofferenza alla povera innocente creatura, bens&igrave; illustrare un problema. Nella mia citt&agrave; natale, San Jos&egrave;, Costa Rica, decine di migliaia di randagi muoiono di fame e malattia e nessuno dedica loro attenzioni. Ora, se pubblicamente mostri una di queste creature morte di fame, come nel caso di Nativity, ci&ograve; crea un ritorno che evidenzia una grande ipocrisia in tutti noi. Nativity era una creatura fragile e sarebbe morta comunque su una strada.</em><br />
<br />
<em>Nativity</em>.<br />
<br />
Del resto, &egrave; pure ipocrita che ad avvelenarsi nel verniciare certi giocattoli dei bambini occidentali siano i loro coetanei asiatici, cos&igrave; com’&egrave; ipocrita nascondersi dietro il rispetto della religione e della tradizione altrui quando, in nome di queste, si compiono ogni sorta di sopraffazioni. Se a un certo modo di applicare le regole di mercato e di intendere il dogma religioso non importa un accidente dell’essere umano, ipocrita &egrave; continuare a non volerlo riconoscere. Quindi, appunto, si aprono nuove frontiere artistiche: un bambino installazione che sballa inalando colla, un’opera interattiva consistente nella lapidazione di una donna. Si potrebbe, in nome dell’arte, anche massacrare un’etnia (poco numerosa), o al limite estinguere i panda. Tanto, prima o poi, sarebbero – tutti – morti comunque.<br />
Idea sdoganata: uccidere per l’arte. La rappresentazione, la testimonianza, l’interpretazione possono non bastare a risvegliare le coscienze. Sono contro la tua morte, perci&ograve; t’ammazzo. Oppure: credo che la tua morte possa avere una valenza istruttiva, estetica, provocatoria, quindi ti lascio morire. Esibisco la tua morte (e, non so quanto secondariamente, ne traggo profitto).<br />
Il momento, osservando certe <a href=”http://it.wikipedia.org/wiki/Imbalsamazione” target=”_blank”>tassidermie</a> di <a href=”http://it.wikipedia.org/wiki/Maurizio_Cattelan” target=”_blank”>Cattelan</a> e le ferite autoinferte nei lavori di diversi artisti, una su tutti <a href=”http://www.wikiartpedia.org/index.php?title=Pane_Gina” target=”_blank”>Gina Pane</a>, io me lo sentivo arrivare. Il confine &egrave; l&igrave;: <a href=”http://mauriziocattelan.altervista.org/bae_cattelan_horse.jpg” target=”_blank”>oscilla</a> in mezzo, forse poco oltre. Ancora oltre c’&egrave; il provocare la morte, la morte reale, propria o di un altro, ed &egrave; lo stesso confine che separa un film (d’autore?) da uno <a href=”http://it.wikipedia.org/wiki/Snuff” target=”_blank”><em>snuff movie</em></a>. Una frontiera che vorrei barriera invalicabile, e invece no. Il concetto di sacralit&agrave; della vita (e del corpo) &egrave; stato talmente abusato e distorto che fa ne fa specie il ricorso. Ma: un cadavere, di essere umano o di bestia, va rispettato (non tutti saranno d’accordo: vi sono ancora esseri – come dire – in carenza evolutiva, che godono nel circondarsi di animali impagliati); l’autolesionismo &egrave; un disturbo psichico da curare. Questo &egrave; il mio confine personale. E per&ograve; non paragono Cattelan e Pane a Vargas: mi &egrave; piuttosto chiaro che sono l&igrave;, in bilico tra la raffigurazione e la prefigurazione di qualcosa di inquietante, di terribile. Che fa male, che infastidisce, che fa pensare, e che per&ograve; non nuoce ad altri, se non a loro stessi (…) o a corpi gi&agrave; morti.<br />
<br />
Leggo <a href=”http://elarcadigital.com.ar/240/notas/respeto.asp” target=”_blank”>qui</a> : <em>Due anni fa, un’esposizione del Museo Reina Sofia di Madrid incluse un video di 53 minuti in cui una vacca veniva uccisa a martellate; e il peggio fu il comunicato a difesa della libert&agrave; creativa da parte del Consiglio critico di arti audiovisive. </em><br />
Insomma: tu passi un toro a fil di spada in nome della tradizione, io uccido una mucca a martellate in nome dell’arte. Liberi tutti. E tutti pi&ugrave; colti, certo. Ancora: <strong><em>Il caso Vargas sfiora una questione essenziale, una delle frontiere della civilt&agrave; del XXI secolo: la comprensione della nostra continuit&agrave; organica con gli altri animali, e la certezza che non saremo capaci di rispettare noi stessi se non rispettiamo gli altri esseri viventi.</em></strong><br />
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<a href=”http://www.petitiononline.com/13031953/petition.html” target=”_blank”>Qui</a> la petizione contro la partecipazione di Vargas alla Biennale Centroamericana del 2008.<br />
<a href=”http://cotidievivere.blog.tiscali.it//Cucciolo_immolato_in_nome_dell_arte_1813799.shtml” target=”_blank”>Qui</a> il post accorato di una blogger; ci sono anche delle foto. In una il cane &egrave; ripreso di fronte, col muso rivolto a terra, in una postura come di rassegnazione, sottomissione o semplicemente di sfinimento preagonia; dietro di lui, persone che chiacchierano, in piedi, a piccoli gruppi distanti. <br />
Per una volta, non mettere distanza, non stabilire subito il confine, consente di mettersi nei panni del fotografo, degli spettatori: indignati o indifferenti, impotenti o a caccia di scoop. Significa diventare carnefici per due soldi e un minuto di notoriet&agrave;. Anche, e soprattutto, vuol dire sentirsi uccisi, lentamente, davanti a tutti: malati, scheletrici, senza cibo n&eacute; acqua, senza sguardi n&eacute; carezze; a tratti, ancora capaci di alzare la testa e cercare un contatto, con occhi che chiedono, e si chiedono, il senso.</div>

Inorrore su 23 ottobre 2007 a 18:13

<div align=”center”><font size=”6″ face=”Georgia” color=”#000000″>TROVATI I GENITORI DEI TRE POVERI GEMELLINI!</font><br />
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&nbsp;<img width=”180″ height=”248″ alt=”" src=”http://detoni.files.wordpress.com/2007/10/festerino.jpg” />&nbsp;&nbsp;<img width=”180″ height=”175″ alt=”" src=”http://digilander.libero.it/essenziale4/shrek.jpg” />&nbsp; <img width=”180″ height=”227″ alt=”" src=”http://digilander.libero.it/essenziale4/pezzalino.JPG” />&nbsp; <br />
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<font size=”6″ face=”Georgia” color=”#000000″>ECCOLI!</font><br />
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<img width=”180″ height=”232″ alt=”" src=”http://digilander.libero.it/essenziale4/mazzingherino.JPG” />&nbsp; <img width=”180″ height=”219″ src=”http://digilander.libero.it/essenziale4/hulk.jpg” alt=”" /> <br />
<div align=”justify”><font size=”4″><font face=”Georgia” color=”#000000″><strong><br />
La madre J.</strong>: Ach, poferi pimpi! Kvesta folta fecontazione eterol… Zpirito Zanto a fato pel kazino, ja?<br />
<strong>Il padre H.</strong>: ARGHHH!!! AHHHH!!!! RRRROARRRR!!!!<br />
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<strong>LE PRIME REAZIONI DEI POLITICI</strong><br />
<strong>Sen. U. Bossi</strong>: Urgh prrrrr verddd plfushhhh rmmm ladrnnn protz.<br />
</font></font></div>
</div>

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