<div align=”justify”><em><img width=”230″ height=”160″ align=”cssLeft” alt=”" style=”margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left;” src=”http://detoni.files.wordpress.com/2007/05/1-05.jpg” /></em><img width=”213″ height=”160″ align=”cssLeft” alt=”" style=”margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left;” src=”http://picnic.ciao.com/it/1317618.jpg” />Sono incappata in un <a target=”_blank” href=”http://www.chetempochefa.rai.it/R2_HPprogramma/0,,303,00.html”>Che tempo che fa</a> con Caprarica che diceva che i francesi son maleducati (si riferiva in particolare alle commesse); poi, in un <a target=”_blank” href=”http://www.mtv.it/tv/programmi/serie/index.asp?id_prog=372″>Italo Francese</a> su Mtv, un’erasmus italiana ribadiva il concetto: <em>Se gli chiedi un’informazione si voltano dall’altra parte. </em><br />
Nel deserto parigino delle buone maniere, forse può tornar utile sapere che da <a target=”_blank” href=”http://www.esteban.fr/”>Esteban</a> nel Marais e al <a target=”_blank” href=”http://www.fra.cityvox.fr/restaurants_paris/le-jardin-des-pates-rue-lacepede_4658/Profil-Lieu”>Jardin de Pâtes</a> nel quartiere latino si parla italiano; e che nel baruccio in rue St. Hilaire (tra Buffon e Poliveau) prima della <a target=”_blank” href=”http://www.mosquee-de-paris.net/vguide.html”>moschea</a> non solo accettano che gli si dica che il cafè fransé in confronto all’italiano è una ciofeca, ma se hanno finito i croissant che vorreste mandano il garçon alla boulangerie affianco a prenderle. <em>Vite, vite. </em>Nulla a che vedere, insomma, con quel che capitava una ventina e più d’anni fa, quando zaino in spalla s’andava, si dormiva in una carissima topaia, e all’ora di pagare un brutto ceffo tatuato e cafone si veniva da costui così apostrofati: <em>Les italiens! Tous vouleurs!</em> Un caso internazionale di ribaltamento della realtà.<br />
A corredo di questo inutile post un paio di foto della moschea. Se ci andate, all’annesso <a target=”_blank” href=”http://www.fra.cityvox.fr/bars-et-boites_paris/cafe-maure-de-la-mosquee-de-paris_6404/Profil-Lieu”>Cafè Maure</a>, potete vedere gli uccellini che svolazzano lieti di qua e di là, e anche loro son cortesissimi, mica fanno la cacca su bevande e vivande.<br />
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Archivio per la categoria ‘paris’
Inparis su 19 maggio 2007 a 17:22
Inciccipuccimucci, il peso della mole, jodorowsky, paris, pessimismo e fastidio su 13 marzo 2006 a 21:01
<div align=”justify”><strong><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”>Wireless</font></span></strong></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ face=”Verdana”> </font></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”>L’albergo vicino a casa mia è fonte (?) di una rete wireless; stamattina mentre preparavo un allegato da mandar via con una mail (dal punto internet sotto casa) m’è comparso per l’ennesima volta il fumetto con dentro scritto "reti senza fili disponibili"; e per la prima volta l’ho cliccato. S’è connesso. Però poi m’è apparsa la mascherina dell’albergo in cui digitare account e pass… cioè, non è che che posso connettermi aumm aumm? E se invece volessi fare le cose proprio molto in regola che cosa dovrei fare? Mettermi io un ambaradan per il wifi in casa? Non posso andare all’hotel e dirgli: io ti do un tot e te mi dai un account? </font></span></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ face=”Verdana”> </font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ face=”Verdana”> </font></div>
<div align=”justify”><strong><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”>Paris, encore</font></span></strong></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ face=”Verdana”> </font></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”>Non riuscirò mai a scrivere un post su Parì, e poi francamente non ne riscontro l’originalità – la Parigi che ho visto io è certo diversa da quella che può vedere ognuno di voi; intanto è in bianco e nero, ma anche qui nulla di nuovo: tra Cartier Bresson, un Truffaut e pure l’ultimo Besson non c’entro un cazzo, pardòn. Ad ogni modo ho in sospeso la narrazione del pomeriggio al <em>Temeraire</em> con Jodorowsky; provvedo. </font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”><em>Le Temeraire</em> è un caffè sull’avenue Daumesnil, proprio a lato della gare de Lyon. Tra parentesi, ma che cos’è diventata questa stazione? Una nave di metallo e vetro azzurro incagliata tra i palazzi, come una di quelle navi rompighiaccio incastrata nel pack. Oppure un’astronave antidiluviana atterrata lì, nell’oriente di Parì. Proprio come Porta Nuova qui a Torino, no? (scusate) Ecco Chiamparello, ma se io volessi sapere, tra i vari triccheballacche (sì: triccheballacche) di questi ultimi anni che fine farà Porta Nuova, a chi lo devo chiedere? Visto che m’hai messo un puntoinfo sulla TAV nell’atrio di Porta Nuova, forse allora devo andare a Venaus per capire se la stazione dietro casa mi si trasforma in orrido similaeroporto come da progetto di Grandi Stazioni S.p.A. (cantiere che peraltro sarebbe dovuto partire due anni fa e invece è stato avviato qualche giorno prima dell’inizio delle Olimpiadi, solo che nessuno se n’è accorto perché l’area era già sufficientemente martoriata dai lavori per la metro) e/o se tra cinque sei anni poi me la chiudono anche, la stazione, con trasferimento del traffico ferroviario sul Lingotto, oppure anche se non me la chiudono ma mi riducono i binari, così per prendere un treno per Casale mi tocca andare chissà dove, e se sull’area liberata dai binari ci viene una zona residenziale (un bel parco no, è già sicuro che no, perché poi NO nessuno l’ha spiegato, come nessuno ha spiegato perché SI alla zona residenziale, visto che Torino continua a perdere abitanti), nel qual caso sarebbe certo un bel magnamagna ma anch’io avrei il mio bel tornaconto perché mi si rivaluterebbe la casina, peraltro già rivalutata dall’incombere della metro nei pressi. Chiampa, a chi lo devo chiedere? Forse al tuo <em>caro amico<font color=”#808080″> </font></em></font><a href=”http://www.societacivile.it/primopiano/articoli_pp/tav.html” target=”_blank”><font face=”Verdana” color=”#808080″>Martinat</font></a><font face=”Verdana”>? Dimmi tu.</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”>Ma tornando definitivamente all’avenue Daumesnil, che è quella che porta a Vincennes: ess’è fiancheggiata da un viadotto, anzi un <em>viaduc des arts</em>, con scuole di pittura, e atelier di design, e di moda, e gallerie. Bello. Al <em>Temeraire</em> ogni mercoledì pomeriggio, alle cinque, arriva, puntuale come un medico al suo studio, Alejandro Jodorowsky a tirare i tarocchi. Il café alle tre è già popolato di una fauna cosmopolita. Siamo arrivate così in anticipo perché l’accesso alla divinazione Jodesca è possibile solo mediante l’assegnazione di un numero estratto a sorte. In breve, io vengo estratta, e ho il numero 4. Che è il mio numero, amo il 4. Il quattro è quel piccolo tocco di decadenza dopo la purezza della perfezione, è quindi un numero generoso e sapiente, ed è allegro, gioviale, perché il quarto giorno della settimana – il mio preferito – è appunto il giovedì, o giorno di Giove che, essendo io sagittario, è pure il mio pianeta. Sul mio campanello non ci sono un nome e un cognome, ma proprio quel numeretto lì. Anche a Sara, che aveva iniziato a scuotere la testa come un elefante disilluso, tocca un numero: il 12 (tre per quattro, ah!).</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”>Jodo si siede a un tavolino ricoperto da un drappo viola e inizia a chiamare i numeri. Parla spagnolo e francese, e per gli italiani ha pure un traduttore… i nostri compatrioti sono in maggioranza, mi pare; seguono gli spagnoli. Io sono molto, molto, molto in apprensione. Un’agitazione così me la ricordavo solo alla matura o ai primi esami all’università. I primi tre sono italiani, due ragazze e un ragazzo: si alzeranno dalla sedia in lacrime. Ho formulato un interrogativo assolutamente privo di ogni appiglio: Jodo non mi fregherà. Gli dirò che sono in una situazione di calma apparente ma in me regna il caos, e che ho davanti due opzioni: tornare indietro o andare avanti, cheddevofà? Lui mi tira i tarocchi. Dico solo che è riuscito a far venire fuori una terza opzione, e io l’ho amato per questo, e anche a me è salita l’acqua agli occhi proprio come ai tre ragazzi che mi avevano preceduto. Però non ho pianto. Nella terza splendida opzione ci sono io che faccio esattamente quel che mi piace (Jodo non lo sapeva mica quel che mi piace!), e nel far ciò divento papessa. Alla fine mi dice in spagnolo: Ecco, questa è la risposta alle tue domande, ed è una risposta che ti sei data tu, con l’aiuto dei tarocchi. </font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”>Dopo di me, al numero 7, ecco un’altra italiana; di origini sarde, vive a Milano. Con lei Jodo è psicomago; è timida, rannicchiata nelle spalle, parla a voce bassa; le dice di alzarsi, di girarsi verso la clientela e di augurare ad alta voce BUONASERA A TUTTI! Dopo alcuni tentativi poco riusciti ce la fa; allora un avventore dall’accento francese urla stentoreo a sua volta BUONASERA A TUTTI! Si applaude. </font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”>Nell’andarmene ho uno dei soliti accessi iperempatici e mi commuovo al pensiero che tutti noi, poveretti, abbiamo degli euro nel portafoglio. Altiero Spinelli sarebbe ben fiero di me.</font></span></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ face=”Verdana”> </font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ face=”Verdana”> </font></div>
<div align=”justify”><strong><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”><img src=”http://detoni.files.wordpress.com/2006/03/olimpiciu.gif” alt=”" /></font></span></strong></div>
<div align=”justify”><strong><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”>a cura di Kissène e Vaffy</font></span></strong></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ face=”Verdana”> </font></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”>Volano alte le quote azzurre delle nomination: a contendersi l’ambito gagliardetto ecco lo gnomo Berloschino che, fischiato da decine, centinaia di migliaia di torinesi e non alla cerimonia di chiusura dei giochi (sia allo stadio sia nelle piazze in cui i megaschermi trasmettevano la manifestazione), alza il pugno chiuso e sorride; il piccolo, esile Chiamparello che sventola per ore il bandierone pentacerchiato prima di consegnarlo al primo cittadino di Vancouver; il ciccione che strappa uno dei microfoni all’imbelle nodo di smistamento di… parcelle, altrimenti noto come presidente del Toroc Castellani, per urlare qualcosa che non s’è capito; il filosofo Vattimo che prima delle Olimpiadi ha fatto sapere ai giornali che se ne sarebbe andato da Torino per la durata dei giochi perché gli faceva schifo tutto e in centro, vicino a casa sua, ci sarebbe stato troppo casino; durante i giochi ha fatto sapere ai giornali di aver cambiato idea e di esser tornato, e che tutto era bellissimo; all’inizio delle Paralimpiadi ha fatto sapere ai giornali che non ne poteva di nuovo più e che in centro, vicino a casa sua, c’era troppo casino, ed era ora di finirla. Il vero motivo di tanta nevrotica basculanza (o forse di pensiero debole, non so, non ho studiato) pare essere il mancato invito alle varie cerimonie olimpiche da parte del sindaco Camparino. Vattimo, ma perché invece di sfrugugliarci non hai semplicemente telefonato al Chiampa? E su.</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”>Quindi, al primo posto si piazza proprio Vattimo; al secondo Chiamparello (anche perché doveva invitare Vattimo, cazzo); al terzo il ciccione pazzo; al quarto, colpo di scena!, sebbene non in gara, Castellani; al quinto Berloschino.</font></span></div>
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<div align=”justify”><font size=”2″ face=”Verdana”> </font></div>
<div align=”justify”><strong><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”>Uè balengu</font></span></strong></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ face=”Verdana”> </font></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”>Inutile che mi stressiate perché non scrivo se poi non leggete quello che scrivo, tipo <em>Ambreuse</em>. Confesso intanto che non poter leggere toglie anche buona parte dello stimolo a scrivere post di un certo tipo. Inoltre, non poter leggere fa sentire in colpa se si viene letti. Perciò se mi leggete non ditemelo, o ditemelo solo un pochettino, grazie. Però magari lasciatemi dei commenti, perché mi diverte leggerli, e poi non potendovi leggere nelle vostre casine almeno vi leggo lo stesso, un poco. Fatelo, dai, anche se ai commenti non riesco a rispondere quasi mai in tempo reale (benché in uno spazio virtuale) perché mi connetto ormai tipo una volta al mese. Ah, e mi scuso con la sora Trianella (e forse anche con Gabriella?) se non sono riuscita a fare la catena. Quanto prima aggiornerò anche i legàmi.</font></span></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ face=”Verdana”> </font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ face=”Verdana”> </font></div>
<div align=”justify”><strong><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”>Coming out</font></span></strong></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ face=”Verdana”> </font></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”>Se siete di Torino e ascoltate la trasmissione radiofonica mattutina di radio Flash <em>Senza Filtro</em>, sappiate che talvolta mando sms (nell’elaborazione dei quali rischio di soffocare dalle risate, benché si tratti per lo più di cagate pazzesche) alla trasmissione stessa sotto le mentite spoglie di Luisello e di Armando Pizzighettone.</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”>Esempi: <em>siete forti come una colica renale; siete lo tsunami delle onde medie; stamattina siete troppo forti e ho dovuto abbassare il volume della radio</em> (Luisello).</font></span></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ face=”Verdana”> </font></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ face=”Verdana”> </font></div>
<div align=”justify”><strong><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”>Buon compleanno Elenoira!</font></span></strong></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ face=”Verdana”> </font></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”>Certe cose che senti nell’aria</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”>non le devi nascondere</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”>le conosci a memoria</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”>ma non puoi condividerle,</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”>se stai cercando il tuo viaggio</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”>in un posto lontano, più libero…</font></span></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ face=”Verdana”> </font></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”>Oltre i muri che vedi andando avanti</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”>fra i discorsi invidiosi e arroganti,</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”>le cose che senti nel cuore</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”>non rinnegarle mai</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”>sono fragili ma possiamo difenderle</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”>se voleranno in alto i nostri pensieri</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”>più limpidi.</font></span></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ face=”Verdana”> </font></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”>Aiutami a ritrovare l’interesse </font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”>per le piccole cose</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”>che sono alla base di tutte le promesse </font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”>del futuro che cresce,</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”>perché sono le sfumature</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”>a dare vita ai colori</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”>e a farci tornare in mente</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”>le cose più pure</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”>dei giorni migliori.</font></span></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ face=”Verdana”> </font></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”>Non ci sono percorsi più brevi da cercare</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”>c’è la strada in cui credi</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”>e il coraggio di andare…</font></span></div>
<div align=”justify”><font size=”2″ face=”Verdana”> </font></div>
<div align=”right”><em><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”>I giorni migliori (Zampagliò)</font></span></em></div>
<div align=”right”><em><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font size=”2″ face=”Verdana”></font></span></em></div>
<p align=”center”><em><span style=”font-size: 10pt; font-family: Arial;”><font face=”Verdana”><img src=”http://www.meminisse.it/striscia_alter.jpg” alt=”" /></font></span></em></p>
Inparis, supersicumerone, treni su 6 febbraio 2006 a 19:26
<div align=”justify”><strong><span style=”font-size: 11pt;”><font size=”2″>Ambreuse e altre simpatiche canaglie</font></span></strong></div>
<div align=”justify”><font size=”2″> </font></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 11pt;”><font size=”2″>Anche nell’offerta Artesia più sfigata (Parigi-Torino in cuccette da sei a 35 euro) sono compresi i servigi di un cameriere per ogni carrozza. Il nostro ha la faccia d’Ambrose. Anzi: Ambreuse. E’ un bell’omone in divisa un po’ effesse un po’ circo Togni, col capello nerastro mediolungo e mosso e un fez rosso alto una decina di centimetri, visiera e soprastante nastro in passamaneria dorata. Copricapo che Ambreuse ha deciso di non indossare. </font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 11pt;”><font size=”2″>Possiamo contare su di lui per ogni nostra evenienza.</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 11pt;”><font size=”2″>Sara e io vogliamo occupare le cuccette più in basso per poter andare e venire dal corridoio quanto e come ci gira. In verità di solito preferisco stare nei posti più in alto per poter tenere meglio d’occhio i bagagli, ma capisco che una non abbia voglia di proiettarsi da un’altezza di due metri, in piena notte, rincoglionita dal sonno e dal ballonzolìo del treno, ogni volta che deve usare il bagno. </font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 11pt;”><font size=”2″>Poco prima della partenza del treno arriva una coppia di milanesi sui 35. Sono trafelati e sudati, specie l’uomo, che continua a tenere indosso un maglione di lana pelosa. Potrebbe essere assicuratore, ma anche ricercatore universitario in qualche materia scientifica tipo fisica; lei invece potrebbe essere cassiera al supermercato, ma anche ricercatrice universitaria in qualche materia scientifica tipo fisica. Oppure potrebbero essere entrambi insegnanti. Scambiamo i nostri posti originari, quelli di mezzo, con le loro cuccette rasoterra. La tipa si siede e inizia a parlare con noi, ignorando il marito che tomo tomo cacchio cacchio scivola fuori, agevolato dal sebo, e si trasferisce nello scompartimento vuoto di Ambreuse, a leggere il giornale. Il quale Ambreuse compare alcuni minuti dopo con due cinesi che ci vengono presentati in qualità di occupanti delle cuccette in alto. </font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 11pt;”><font size=”2″>- Ci porti dell’acqua naturale, per favore.</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 11pt;”><font size=”2″>- Subito. Quante ne porto? Quattro?</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 11pt;”><font size=”2″>- Ne porti due anche per i cinesi, sono anche loro esseri umani, in fondo.</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 11pt;”><font size=”2″>Dopo un quarto d’ora ricompare con sei da mezzo litro. Scopriremo durante il viaggio che nel nostro scompartimento sono nascoste chissà da quanto tempo anche delle bottigliette di acqua frizzante: arriviamo a un paio di litri di beveraggio a cranio per passare la notte. </font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 11pt;”><font size=”2″>L’umanità dei cinesi è evidente dal momento in cui si tolgono le scarpe.</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 11pt;”><font size=”2″>- Saranno mica giapponesi, insinua quella vecchia volpe della milanese. Ci sta raccontando che lei e il puzzone sono stati a Parì, per la prima volta, solo per un giorno e mezzo; hanno cercato le banlieu ma non le hanno trovate. – O forse ci siamo stati ma non ce ne siamo accorti.</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 11pt;”><font size=”2″>Un tizio passa sbraitando nel corridoio: – Ma avete visto in che condizioni è il bagno? Ora faccio delle foto!</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 11pt;”><font size=”2″>- ‘Ndo cazzo sta Ambreuse? Guardate che è già un bel tipo!, esclamo spalancando gli occhi.</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 11pt;”><font size=”2″>Se il nostro addetto latita, arriva invece di corsa il maggiordomo dell’intero convoglio o forse <span style=”font-size: 11pt; font-family: Arial;”>maître</span>, in giacca rossa e fiato aglioforo: – Per queste cose (il cesso putrido, n.d.A.) dovete rivolgervi al personale di carrozza (Ambreuse, n.d.A.), ma dov’è?</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 11pt;”><font size=”2″>Ambreuse fa allora capolino da una porta vicino alla latrina incriminata. Il suo corpaccione riempie il corridoio. Ha le guance gonfie e mastica.</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 11pt;”><font size=”2″>- Ah… stai mangiando, gli dice il <span style=”font-size: 11pt; font-family: Arial;”>maître </span>in giacca rossa. E se ne va.</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 11pt;”><font size=”2″>Mentre il tipo indignato si reca di gran carriera alla volta della ritirata con la macchina fotografica, Ambreuse passa per ogni scompartimento impartendo le ultime raccomandazioni: – Chiudetevi dentro: su questo treno sale un… ladrino, è sempre lo stesso, lo conosciamo bene…</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 11pt;”><font size=”2″>- E allora perché non fate qualcosa?</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 11pt;”><font size=”2″>- Non siamo mica poliziotti…</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 11pt;”><font size=”2″>Tra i piedi irranciditi dei cinesi, le ascelle cagliate del milanese e i possibili agguati del ladrino la nottata si prospetta complessa. Intratteniamo in chiacchiere insulse la milanese affinché il di lei consorte si senta escluso dal nostro salotto lesbochic su rotaia e sèguiti a confinarsi nello scompartimento di Ambreuse. Desideriamo tirar giù le cuccette di mezzo il più tardi possibile: quanto più riusciremo a ritardare il momento della chiusura della porta dello scompartimento, tanto più aumenteranno le nostre possibilità di sopravvivere ai lezzi dei nostri compagni di viaggio. Purtroppo la milanese, inizialmente schifata dal compagno non già per il ributtante aspetto fisico o la puteolente traspirazione, ma per un evento verosimilmente occorso poco prima dell’assalto al treno, tipo uno scazzo mentre, la pizza nella strozza, si scapicollavano alla volta di Bercy, e<em> di chi è la colpa se adesso stiamo correndo come i disperati e forse perderemo il treno, brutto lardone di un capodoglio imbalsamato che non sei altro</em>?, oppure <em>sei la solita fanatica, e ancora quello e ancora quell’altro, io tutto quel fiato non so dove prenderlo, non sono mica una scopa impagliata come te, che non pesi un cazzo e potrei tenerti appesa a un filo come un bel palloncino gonfio di merda</em>, purtroppo la milanese, dicevo, sembra aver scordato i motivi di risentimento che l’avevano indotta a prendere una vacanza di un’oretta dal marituccio (sì, vai, vai, ciao); si avvia quindi alla volta dello scompartimento in cui illo si è domiciliato, e ivi permane per qualche tempo. </font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 11pt;”><font size=”2″>Sara sta manducando parte della confezione da dieci kit&kat (unico alimento vagamente commestibile offerto dai distributori di Bercy), io m’en vo alla carrozza ristorante. Fendo il treno calcando corridoi moquettati color champagne, incrocio gentiluomini gottosi dall’occhio lubrico che sorseggiano liquori all’angolo bar e certo rimpiangono di non potersi fumare un sigaro, approdo al ristorante e ritorno alle contemporanee miserie del nostro scompartimento con un tramezzino prosciutto e scamorza e altre due bottigliette d’acqua naturale, si sa mai. I milanesi riappaiono nella cornice della porta, affettuosamente riconciliati nella sfiga perenne delle loro esistenze: si vogliono coricare; cià, facciamo i letti. I cinesi nella loro postazione sopraelevata non muovono un muscolo, forse si sono suicidati con un calzino sul naso.</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 11pt;”><font size=”2″>Mi reco alla ritirata. Non quella putrida, l’altra. Che dico: vorrei recarmi, perché è sempre occupata. Palle. Finalmente la porticina si apre, e chi ti compare? Ma il buon vecchio Ambreuse, chi altri. Entro, e già ho un mancamento. Il tanfo di merda è notevolissimo. Sono in apnea preasfissia, sbircio nella tazza metallica in cui, come su di un vassoio, mi si porge uno stronzo: intatto e fetido, fuoriuscito dagli intestini di quello scostumato intasacessi di Ambreuse che, è ormai palese, nella sua vita precedente ciondolava per porti e stazioni in guisa di grosso cane pigro e balengo. Insomma, è ancor di grazia se non l’ha mollata nel corridoio.</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 11pt;”><font size=”2″>Ma via, tutti in cuccetta con la porta chiusa e la lucina fioca. Io e Sara leggiamo, la milanese sopra di me quasi ribalta negli aggiustamenti prima di prendere sonno, il verro a lei congiunto inizia un suo onirico grufolare e i cinesi dal rigor mortis passano al coma vigile. Odio il milanese. Sara e io rumoreggiamo con una serie di pciù pciù pciù, nzì nzì nzì, nzà nzà nzà, nel tentativo di farlo smettere; la mogliera a un tratto si scaraventa giù dalla cuccetta causandomi un mezzo infarto, gli si avventa al collo e gli aggiusta per bene il lenzuolino prima di avventurarsi all’esterno in cerca della latrina inesistente. Al suo ritorno, è la volta di uno dei cinesi, che nel risalire alla cuccetta pensa bene di lasciare le scarpe sul pavimento proprio vicino alla testa di Sara, che si alza, le prende e gliele porge, casomai le avesse perse.</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 11pt;”><font size=”2″>Riesco a piombare nel sonno. Ne riemergo subito per via dei cinesi che parlottano e giochicchiano col telefonino. Il milanese, spero si soffochi a forza di grugnire. A un certo punto a uno dei cinesi squilla il cellulare: saranno le quattro del mattino. L’irrispettoso risponde e inizia la prima di alcune lunghe conversazioni da viaggiatore idiota che disturba tutti e se ne frega.</font></span></div>
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<div align=”justify”><span style=”font-size: 11pt;”><font size=”2″>In prossimità di Milano metto fretta a milanesi e cinesi del piffero perché si decidano a far su le loro carabattole, si portino fuori dallo scompartimento e ci lascino dormire almeno un paio d’ore.</font></span></div>
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<div align=”justify”><span style=”font-size: 11pt;”><font size=”2″>A Torino Porta Nuova Sara scendendo dal treno s’infila un gradino nel ginocchio ed è molto se non rovina sulla banchina. Ambreuse in borghese, lì vicino, chiacchiera con un collega: porta una papalina araba. Un Sicumerone ci si appropinqua timido e afono, lascio che con Sara si avvii verso casa mia e vado a procurare croissant, pane e prosciutto, focaccia, latte, yogurt; il caffé già lo tengo.</font></span></div>
<div align=”justify”><span style=”font-size: 11pt;”><font size=”2″>Davanti alla tavola imbandita ricordiamo Jodo, il Sicumerone è un suo fan e ha scoperto che posseggo dei fumetti scritti da lui che manco ricordavo di avere; me li porta; ci accapigliamo, nonostante sia afono, perché lui, non capendo una mazza come al solito, sostiene che Jodo è il disegnatore. Puoi capire. Raccontiamo della mostra sulla malinconia, del maniaco esibizionista nella camera d’albergo di fianco alla nostra e anche di rue de la Roquette, e che bella e che popolare che è. Quel mattino non potevo sapere che una settimana dopo, proprio il giorno prima del mio compleanno, sul treno per Firenze, avrei incontrato una coppia di anziani italofrancesi che abitano proprio in una traversa di quella via lì, sulla sinistra e prossima al cimitero. Ma del resto non potevo nemmeno sapere che in quello stesso scompartimento, quello con gli italiani parigini dico, avrei pure incontrato un signore con la moglie che compiva gli anni lo stesso giorno in cui li compio io; non è che si possa sapere tutto prima, no? Anche se, comunque, di solito basta avere pazienza e aspettare un po’ e le robe prima o poi si sanno. </font></span></div>