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Archivio per la categoria ‘sevilla’
qualcosa di bello
Inesiti resistenziali, sevilla su 15 febbraio 2009 a 12:07Zapatero y tacones cercanos
Inciccipuccimucci, sevilla, viaggi su 15 gennaio 2009 a 13:56<div align=”justify”>
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<p align=”justify” class=”MsoNormal”><font face=”Georgia”><span lang=”ES-TRAD” style=”">Da un tot dico che voglio andare a lezione di flamenco e ieri, già che sono a Siviglia, indovina un po’? Sono andata a vedere un corso a cui partecipa un’amica di qui. Le donne che ho visto ballare son silfidi adolescenti e sessantenni panzone, con calze fini o pedalini verde leopardato, scarpe ai piedi impazienti e gonne nere fruscianti, abili a far volare dita mani e braccia flessuose. Schiena dritta, testa alta, il flamenco mi ha sempre trasmesso passione e fierezza.<o:p></o:p></span></font></p>
<div align=”justify”> </div>
<p align=”justify” class=”MsoNormal”><span lang=”ES-TRAD” style=”"><font face=”Georgia”>L’insegnante ieri ha nominato un pezzo che vado a postar: <em>Las Salinas</em> di Felipe Campuzano.</font><o:p></o:p></span></p>
<div align=”justify”> </div>
<p align=”justify” class=”MsoNormal”><span lang=”ES-TRAD” style=”"><o:p> </o:p></span></p>
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<div align=”justify”> </div>
<p align=”justify” class=”MsoNormal”><span lang=”EN-GB” style=”"><o:p> </o:p></span></p>
<div align=”justify”> </div>
<p align=”justify” class=”MsoNormal”><span lang=”ES-TRAD” style=”"><font face=”Georgia”>Poi c’è Zapy che ha messo sull’internetto il Piano E per il rilancio economico della Spagna, articolato in azioni rivolte a famiglie, imprese, lavoro e settore finanziario. È così rassicurante! Lascio il <a href=”http://www.plane.gob.es/” target=”_blank”>link</a>, ascoltare persone di buon senso fa sempre bene, anche se il confronto coi nostri politici potrebbe non far così bene, cioè insomma: riciao (nessuna voglia di tradurre).</font><o:p></o:p></span></p>
felix
Inesiti resistenziali, sevilla, viaggi su 4 aprile 2008 a 14:12Ho Siviglia in corpo, Tangeri nella testa e San Pietroburgo nello zainetto. <br />
<br />
<font color=”#ff6600″><strong><em>Update</em></strong></font>: ho perso San Pietroburgo.
Insevilla, viaggi su 26 marzo 2008 a 11:06
<div align=”center”><img src=”http://detoni.files.wordpress.com/2008/03/2363712870_ecacf9c0d0_t.jpg” alt=”" /> <img src=”http://farm3.static.flickr.com/2344/2363734230_e4a75b03f7_t.jpg” alt=”" /> <img src=”http://farm3.static.flickr.com/2117/2362893453_19557ac7a4_t.jpg” alt=”" /> <img src=”http://farm3.static.flickr.com/2323/2363720288_541f27d08a_t.jpg” alt=”" /><br />
<img src=”http://farm3.static.flickr.com/2016/2363713224_a315309860_t.jpg” alt=”" /> <img src=”http://farm3.static.flickr.com/2072/2362890625_48d7699c44_t.jpg” alt=”" /> <img src=”http://farm3.static.flickr.com/2312/2363715432_11218c9a71_t.jpg” alt=”" /> <img src=”http://farm3.static.flickr.com/2052/2363728846_65e359e0c1_t.jpg” alt=”" /><br />
<img src=”http://farm3.static.flickr.com/2003/2363731144_33f53d70f4_t.jpg” alt=”" /> <img src=”http://farm3.static.flickr.com/2224/2363717222_d117efde32_t.jpg” alt=”" /> <img src=”http://farm3.static.flickr.com/2095/2363717098_9397c53a18_t.jpg” alt=”" /> <img src=”http://farm3.static.flickr.com/2305/2363725666_b761d7993a_t.jpg” alt=”" /><br />
<br />
<em>(e per il momento non ho altro da aggiungere)</em></div>
Inciccipuccimucci, pessimismo e fastidio, sevilla, viaggi su 19 giugno 2007 a 10:22
<div align=”justify”><strong>O bella ciao</strong><br />
<br />
Questa mattina è iniziata presto, prestissimo. Mi sveglio sempre presto prestissimo, ma stamattina molto presto prestissimo: alle sei. Siccome ho tantissime cose da fare <br />
<br />
[elenco: <br />
1. pulire un po', che oggi viene la signora (<em>oh ssegnora, como lavora, està tuta sudata ssegnora, como trabaglia</em>, mi dice mentre mi vede pulire mentre lei sta, di solito, stirando) <br />
2. preparare i bagagli che giovedì rivado al mare per una settimana, questa volta con un'amica e il di lei pargoletto<br />
3. comprare un po' di robe macrobiotiche atte al prosieguo meno rigido dell'ottima <a target="_blank" href="http://petarda.splinder.com/post/12049374">dieta der cromagnone</a> (contro la ritenzione idrica funzia alla grande: meno jambonette del solito)<br />
4. andare dal dentista che deve controllare se l'estrazione dell'ottavo incluso, avvenuta un mese fa, è andata a buon fine (a parte il fatto che non riesco ancora ad aprire del tutto la bocca direi che è andato tutto a meraviglia)<br />
5. pagare i soliti scandalosi balzelli condominiali<br />
6. andare da decathlon per cercare lettini e ombrelloncino a peso zero > in bus, ché non guido, e 'sto posto è pure lontanissimo dalla fermata > fanchiule a decathlon, alle stanche membra e alla pelle delicata<br />
7. capire che cazzo fare quest'estate, con l'<em>hermano de Sevilla</em> che mi fa tribolare perché a 45 anni è ancora desideroso di vacanze a dormire buttati in spiaggia o per strada, o in un canalone riarso pieno di pantegane; io <font color="#999999" style="background-color: rgb(153, 153, 153);">col cazzo</font> nemmeno per idea invece, ma insomma non è facile e totale il biglietto non l'ho ancora comprato. L'idea è quella di andare a Siviglia, poi - io sola - a Lisbona per qualche giorno, poi ricongiungerci in Algarve, nel parco naturale di <a target="_blank" href="http://www.visitportugal.com/NR/exeres/AC12D688-17AA-4F71-A1CD-50AE69B834EA,frameless.htm">Ria Formosa</a> <br />
8. selezionare, saturare e mandare in giro altre foto di <a target="_blank" href="http://www.flickr.com/photos/77294564@N00/sets/72157600353848710/">artinscena</a>]<br />
<br />
ho deciso di non scrivere un post, oggi.</div>
Incuentos, sevilla, viaggi su 8 marzo 2007 a 11:47
<div align=”justify”><strong>Cuca</strong><br />
<br />
E’ da un po’ che ho in mente Cuca, donna affascinante conosciuta in Spagna dodici anni fa. All’epoca aveva 36 anni e io 28. Ci incontrammo a un seminario di una settimana al monastero de La Rabida, Palos de la Frontera. Certi posti della Spagna son così, il nome richiama viaggi all’esplorazione del mondo; altri paesaggi brulli di terra ocra e ulivi bassi in posa geometrica, certe posadas, fanno pensare a cavalieri caracollanti sui ronzini. <br />
Il seminario era sui movimenti indigeni dell’America Latina. Com’è logico, c’erano anche dei rappresentanti delle comunità indigene. Ricordo una boliviana e un mapuche cileno. Imparai che esistevano anche i mapuche stanziati in Argentina; ma gli argentini si vantavano di essere un popolo di origine europea, e di non avere segmenti indigeni nella composizione demografica, a differenza di tutti gli altri paesi del sud America. Questo ce lo disse appunto un argentino, un damerino come tanti dei suoi compatrioti, che mi ricordava nell’eleganza un po’ dandy un docente qui a Torino, col quale in effetti condivideva la provenienza.<br />
Dire che mi ricordo delle cose di preciso non sarebbe preciso. Ho in mente come dei flash: l’indigena boliviana che racconta di catene umane per il riconoscimento dei diritti, dei tentativi alcune volte riusciti di coinvolgere la popolazione non indigena, delle sempiterne ingerenze statunitensi, ma anche, e soprattutto, di nomi dati agli alberi, di parole d’affetto e preoccupazione per la terra e quel che ci vive sopra. Poi la bellezza delle relazioni, degli scambi e degli sguardi, qualche incontro interessante con altri latinoamericani, che la Spagna è un avamposto verso le Americhe e infatti molti americani stanno in Spagna, e in specie però l’incontro con la Cuca, che invece era proprio di Siviglia, per la precisione di Triana, che è un quartiere di là dal Guadalquivir, amato dai sivigliani per tanti motivi, primo per tutti la Virgen de Triana, venerata almeno quanto la Virgen de Macarena, perchè ogni quartiere ha la sua Virgen. Io Triana già lo conoscevo. Per il lungofiume dove si mangiano piccoli crostacei o certe lumachelle nei chioschi, per un cinema a due sale, il Corona Center, che fa film belli e dove infatti vidi, fidanzata da un giorno, <em>Caro Diario</em> di Moretti: proposta fatta dal neomoroso sivigliano per allettare l’italiana che è in me. Lo specifico, perché mi vergogno dei connazionali miei che cercano l’italia all’estrangero; ma poi, chi se ne importa. Sul lungofiume è bello impigrirsi e leggere tra l’ombra e il sole, stiracchiarsi con un cafè con leche o una cerveza e due tapas sbocconcellate senza fretta. <br />
A ogni modo. <br />
La Cuca era una donna non bella: era intensa; e, dunque, più bella ancor. Sembrava lei pure un’india, con la pelle olivastra e un po’ segnata, la chioma nera nera, che da bimba le fruttò il soprannome di <em>cucaracha</em>. Ma quel ch’era splendido in lei era la voce: roca, profonda, poche parole lapidarie o un flusso breve, di corsa; e la risata di pancia, quella vera, che rimbalzava in gola. (La voce, a tratti, di Marisa Paredes.) Un paio di volte al giorno Cuca mi rapiva e scappavamo dal gruppo per farci le canne. Io trascuravo le compagnucce italiane con cui ero venuta al seminario. <br />
Una volta tornate a Siviglia prendemmo a frequentarci. Ricordo dei pomeriggi a casa sua, dopo pranzo; mi raccontava di un suo uomo già sposato, dei viaggi a Panama da medico senza frontiere. Io che adesso ho 40 anni e sono più vecchia di quanto lei fosse allora, ricordo quella che all’epoca mi pareva gran maturità, quel suo essere donna leale e generosa, come quando disse: "se decidi di venire a vivere qui non dovrai rinfacciarglielo mai"; dicesi Nobiltà d’Animo, Cuca insegnava quella cosa rara. <br />
Poi tornai a Torino, poi lasciai il moroso. E corrisposi per posta con la Cuca per un po’, ma poi, poi, poi, presa dal vortice della vita qui, cominciai a rispondere con troppo ritardo, e alla fine non risposi più. La cercai cinque anni fa, quando tornai un’estate a Siviglia. Non rispose lei, allora. Un uomo, nel 1995, mi aveva detto nei primi giorni che stavo lì in Andalusia, che era molto difficile diventare amici di un sivigliano, ma se questo succedeva era per sempre. In questo sono un po’ sivigliana pure io, che ho nel cuore persone che non vedo più da anni, e le immagino invecchiare, o rimanere intatte, a fumare riempiendosi la bocca, a bere una birra a Santa Cruz, a fantasticare di vite d’altri ancora, a non poter abbandonare quella città mai, liberi e prigionieri bajo la sombra de la Giralda.</div>
Incondominio e dintorni, madri, pessimismo e fastidio, sevilla su 7 febbraio 2007 a 09:27
<div align=”justify”><strong>Annunciazione alienata</strong><br />
<br />
Oggi, se vogliamo, è un giorno di rinascita, o anche solo di nascita. Infatti è nato il bimbo di una coppia di amici, <a target=”_blank” href=”http://petarda.splinder.com/post/7088750″>Ma e Mo</a>. Il piccoletto stava cercando di suicidarsi con il cordone ombelicale, ma è stato salvato. A ogni spinta usciva un poco, poi veniva risucchiato dentro la madre per via del cordone intorno al collo. Vogliamo considerare l’accaduto una metafora? Magari, non prima però di aver ricevuto il consenso del pargolo; dunque dovrà passare qualche decade.<br />
Ero sveglia dalle sei, causa micia balzante sul letto, e il messaggino delle sette per annunciare la nascita non mi ha colto impreparata. <br />
<img width=”351″ height=”263″ align=”left” alt=”mattina all’albaycìn di granada” src=”http://detoni.files.wordpress.com/2007/01/malvinina.jpg” />Per oggi archivio le fumate e dopo aver scritto qualcosa qua devo spingermi fuori casa per tutto il dì. Il mercoledì è una giornata non malvagia. Dopo aver fatto aquagym mi piace pranzare dalle parti di via Po o piazza Vittorio, magari in un posto corredato di comodi divani dove sprofondare leggendo un libro o il giornale. In questi giorni che sto leggendo <a target=”_blank” href=”http://www.einaudi.it/einaudi/ita/catalogo/scheda.jsp?isbn=978880617872&ed=87″>Infinite Jest</a>, dato il peso del volume, s’impone il quotidiano, e oggi sarà <em>il Manifesto</em>, dal momento che <em>Repubblica</em>, col suo fare da tabloid del cazzo, ha rotto. Tra l’altro nelle prime pagine di IJ c’è la descrizione della preparazione di un tipo a chiudersi in casa con un tot di fumo, che è un po’ divertente e un po’ preoccupante. Lui si chiude in casa perché, si intuisce, ha vergogna di farsi vedere fatto. Che poi, fatto; fatto di fumo. E’ che gli americani devono essere sempre esagerati. La tendenza all’alienazione di questo tizio sarebbe venuta fuori anche se avesse fumato del rosmarino. Cioè, ora non si può uscire se si hanno gli occhi un po’ rossi, se si è un po’ rallentati? Ma se si può anche lavorare. Per esempio una mia amica (ex amica, sono secoli che non la sento) di Siviglia era arrivata a stabilire che per lei ci volevano tre canne al giorno. Faceva la pediatra, e aveva provato con l’alcol e con la coca, ma l’ideale, dopo tante prove, era un bel cannone tre volte al dì. Io se ho fumato cucino meglio: tutto in automatico, e soprattutto me ne sbatto del risultato. <br />
Stamattina devo anche andare a ritirare del pane senza lievito (fingo malesseri curati omeopaticamente) dalla panetteria di <a target=”_blank” href=”http://petarda.splinder.com/post/10668708″>Moirilyn</a>, ma so già che non ci sarà Billy, era lì per un puro caso e non lo rivedrò mai più in tutta la mia vita, anche se il negozio dei suoi genitori è solo a due isolati da casa mia. </div>
Inciccipuccimucci, sevilla su 28 dicembre 2006 a 12:27
<span class=”txt9BoldRosso”><img alt=”" src=”http://detoni.files.wordpress.com/2006/12/sagittario.gif” /><br />
<br />
<font face=”Verdana” color=”#800000″><strong><font size=”1″>Sagittario (22 novembre – 21 dicembre)</font></strong></font></span>
<p><font face=”Verdana” color=”#000000″><span class=”txt11″>È arrivato Sballo Natale, Sagittario! Il mio dono per te è il seguente oracolo: un evento importante della tua vita che si è verificato nel 1995 si ripeterà nel 2007. Come? In tre modi possibili: 1) sarai spinto a modificare quello che è scaturito da quella svolta di 12 anni fa; 2) vivrai una nuova versione di quell’evento, ma stavolta su un’ottava più alta; 3) proverai a compiere un salto quantico simile all’originale, ma in un ambito diverso della tua vita.</span></font></p>
<p align=”right”><font color=”#000000″><font face=”Verdana”>(<a target=”_blank” href=”http://www.internazionale.it/oroscopo/”>oroscopo</a> di <em>Internazionale</em>)<br />
</font></font></p>
<p><font size=”2″ color=”#333333″><font face=”Verdana”>Allora. Nel ’95 ero in Siviglia per la maggior parte dell’anno e mi divertivo un casino. Ma proprio tanto tanto tanto. Ero fichissima. E a un certo punto anche innamoratissima. Totale, è stato un anno vissuto in stato di grazia.<br />
</font></font></p>
<p><font color=”#000000″><font face=”Verdana”><font size=”2″ color=”#333333″>Opterei quindi per la due, a scatola chiusa. Anche perché la uno e la tre presuppongono un minimo di impegno. La due, la due. E, magari, senza sensi di colpa. <br />
</font></font></font></p>
<p> </p>
<p><font color=”#000000″><font face=”Verdana”>(ah, e poi come colonna sonora stavamo messi bene: non s’erano ancora sciolti i manonegra, erano usciti da poco cranberries e us3. poi tutto il flamenquito che si sentiva per di là, e che qui non è mai ancora arrivato)<br />
</font></font></p>
Incimenalcinema, il peso della mole, italiano vero, sevilla, torino film festival su 17 novembre 2006 a 18:18
<p align=”justify”><strong><a target=”_blank” href=”http://www.torinofilmfest.org/home.php?lang=ita”><font size=”2″>TFF </font></a></strong><br />
<br />
<font size=”2″>Era da tanto che non andavo al Torino Film Festival. Del vecchio cinemagiovani non è rimasto niente; le tre retrospettive, mi faceva notare un’amica, sono dedicate a un morto (Aldrich), a un vecchio malato (Jordà), a un ottuagenario (Chabrol): "avranno esaurito i vicini di casa a cui chiedere di essere ospiti", dice. Il festival è molto orientato, oltre che sull’America come da tradizione, anche sulla Catalogna. Sai che novità. Ho visto a Siviglia i film (uno si chiama <em>El Traje</em>, l’altro non me lo ricordo) di due registi del posto molto più avvincenti di quelli che mi è capitato di vedere al tff. Una volta, ah una volta, s’entrava a caso in una sala e si beccava un bel film, e ci si sentiva privilegiati perché magari poca gente al mondo l’avrebbe visto. Stavolta han deciso di aprire la manifestazione con l’ultimo di Eastwood, che usciva in sala lo stesso giorno. Sai che anteprima. <br />
<strong>Sottotitoli</strong>: durante la proiezione di <em>Requiem For Billy The Kid</em> i sottotitoli in italiano sono pieni di errori di battitura. Durante la proiezione di <em>Honor de Cavalleria</em> (in catalano – il Quijote che parla catalano!!!!!!!! – in presa diretta, in parte incomprensibile), sulla stessa scena, sottotitoli in inglese: <em>I’m going to sleep, Sancho</em> e sottotitoli in italiano: <em>Ricordati di dire la preghiera, Sancho</em>. Sarà. <br />
<strong>Pubblico</strong>: Nelle proiezioni giornaliere vedo molti accreditati, e poca gente come me non addetta ai lavori. Quella poca, affetta da magagne respiratorie (scaracchi, colpi di tosse, sternuti, sospiri da morente), ballo di San Vito (ballano poltrone e schienali, ballano i piedi) e velleitarismo ubiquitario (entrando e uscendo in qualsiasi momento, facendo suonare il cellulare), si sarà accalcata alla proiezione di <em>Requiem For Billy The Kid</em>. Una volta (ah…) questo non sarebbe successo. Un po’ perché di burini, addetti o meno ai lavori, se ne vedevano pochi al festival, e un po’ perché quei piciu delle sale cinematografiche non facevano entrare gli spettatori dopo l’inizio del film. <br />
<strong>Sinossine</strong>: se qualcuno ha visto <em>Manoro – The Teacher</em> mi piacerebbe sapere che ne pensa di questo: <em>Film di rara intensità, </em>Manoro <em>sembra una cometa luminosa che porta nella sua scia politica e sogno</em>. Quella roba lì mi piacerebbe provarla, comunque. <br />
<strong>L’originale 1</strong>: ieri sera prima della proiezione di <em>The Guatemalan Handshake</em>, il giovane regista statunitense ci dice di non farci impressionare dal modo strano ["diverso dai soliti (???) film indipendenti americani"] in cui è girato: egli ha cercato di restituirci lo sguardo della voce narrante, alias una ragazzina di 10 anni. Dobbiamo resistere e assistere. Ok. Segue film mediocre. Titoli di coda. Ritorna in sala il regista che ci ringrazia e dice una cosa tipo che "magari uno viene convinto di vedere Schwarzenegger e poi si trova davanti una roba del genere e se ne va". Poi magari voleva solo dire che uno veniva per vedere una gara tra macchine scassate come all’autoscontro, e invece. Però l’ha detto male. Comunque c’è, alla fine, una gara tra macchine scassate come all’autoscontro. <br />
<strong>L’originale 2</strong>: uno è andato a Marsiglia e ha filmato dalla finestra dell’albergo quel che succedeva in strada. Aiutiamo il tff il prossimo anno mandando i filmini delle vacanze. <br />
<strong>Chi l’ha visto</strong>: un minuto prima di <em>Politica Zero</em>, arriva un tizio con un foglietto che dice che la proiezione è rimandata a sabato e sostituita da altri due corti. <br />
<strong>E comunque</strong>: dopo 10 minuti che guardo <em>Honor de Cavalleria</em> mi rendo conto che sullo schermo ci sono davvero Don Quijote e Sancho Panza. Per me vuol dire molto, il Don Chisciotte è forse il libro che amo di più. Ho come la sensazione di spiare i due nella loro intimità. Un regalo, queste due facce e questo film. <br />
<br />
<strong>Resumen</strong> <br />
<em>Fotofinish</em>: bello bello (lo spettacolo teatrale di Rezza) <br />
<em>Manoro – The Teacher</em>: bello – gran palla <br />
<em>Before The Olympics</em>: gran palla. <br />
<em>Un Jour à Marseille</em>: inutile – gran palla. <br />
<em>Roi du Silence</em>: bello bello. <br />
<em>H2O</em>: bello bello. <br />
<em>Le variazioni del signor Quodlibet</em>: palla. <br />
<em>Requiem For Billy The Kid</em>: bello – palla. <br />
<em>Honor de Cavalleria</em>: bello bello – gran palla. <br />
<em>98 Octanas</em>: carino – palla. <br />
<em>The Guatemalan Handshake</em>: carino – palla. <br />
<br />
<strong>Totale: poca bellezza e troppe palle</strong></font></p>
Insevilla, viaggi su 24 ottobre 2006 a 15:36
<p><strong><font size=”2″>Chorreando</font></strong></p>
<p align=”justify”><font size=”2″>La tastiera spagnola è: meglio. Sì, perché ha due tastini con l’accento acuto e l’accento grave, e ogni volta che si deve fare una vocale accentata basta pigiare il tasto con l’accento giusto e poi la vocale e vualà.</font></p>
<p align=”justify”><font size=”2″>Seguono temporalini e temporaloni che si abbattono a sprazzi sui viandanti con cambi repentini alla flamenca. Tutti felici perché los embalses (bacini idrici) son pieni almeno per i prossimi cinque mesi, e dunque non ci sará razionamento dell’acqua. Le massaie si lamentano e vogliono un día de descanso perché si asciughi la roba stesa. Nel nostro patio un esercito di magliette prende pioggia da domenica mattina; uno stendino interno ospita mutande e calze, ma il tasso d’umiditá in casa è del 99%, esattamente come quello fuori casa, e niente si asciuga. </font></p>
<p align=”justify”><font size=”2″>Sui giornali leggo del proprietario di un bar assolto per aver cacciato con una spranga di ferro due gay che si effondevano ardentemente di prima mattina; pare che la scena abbia leso il comune senso del pudore. </font></p>
<p align=”justify”><font size=”2″>Intanto sabato c’è stata la manifestazione </font><a href=”http://actualidad.terra.es/sociedad/articulo/manifestacion_hombres_clama_violencia_mujer_1156461.htm” target=”_blank”><em><strong><font size=”2″>Hombres contra la violencia machista</font></strong></em></a><font size=”2″>. Io ero al campo, peró.</font></p>
<p align=”justify”><font size=”2″>Mi piacerebbe partecipare a un tour dei patios privati piú belli, ma non lo fanno.</font></p>
<p align=”justify”><font size=”2″>Ecco infine, per chi volesse migliorare la propria conoscenza dell’idioma spagnolo d’Andalusia, un esaustivo </font><a href=”http://www.youtube.com/watch?v=wJgr_mwcR1g” target=”_blank”><em><strong><font size=”2″>corso d’andaluso</font></strong></em></a><font size=”2″>.</font></p>