detoni

Archivio per la categoria ‘una bella merda’

lettera uno

Inciccipuccimucci, comunicazioni di servizio, condominio e dintorni, il peso della mole, pessimismo e fastidio, una bella merda su 8 febbraio 2011 a 00:07

<div style=”text-align: justify; “>
<span style=”font-size: 14px; “>S'inaugura, con questa, una serie di tot lettere.</span></div>
<div style=”text-align: justify; “>
<span style=”font-size: 14px; “>Dicono non sia necessario spedirle. Dicono basti scriverle, e qualcosa cambia.<br />
Sono esibizionista, del resto chi ha un blog che cosa pu&ograve; mai essere se non esibizionista.&nbsp;</span><span class=”Apple-style-span” style=”font-size: 14px; “>E poi magari qualche destinatario potrebbe pure trovarle e leggerle. Anche se non sono messaggi in bottiglia. Sono scritti a prescindere.</span></div>
<div style=”text-align: justify; “>
<span style=”font-size: 14px; “>La prima non &egrave; la pi&ugrave; importante.</span><br />
&nbsp;</div>
<div style=”text-align: justify; “>
<span style=”font-size: 16px; “><span style=”font-family: Georgia, serif; “>La prima &egrave; per te, che non sei – anche se ti piacerebbe, visto che ti ci comporti – un cane fuori dalla porta: sei una merda appesa a un palo, oppure un verme senza per&ograve; nemmeno quel minimo di dotazione da essere vivente che potrebbe farmi provare un briciolo di piet&agrave;.</span></span></div>
<div style=”text-align: justify; “>
<span style=”font-size: 16px; “><span style=”font-family: Georgia, serif; “>Stammi a sentire, <a href=”http://en.wikipedia.org/wiki/Homunculus” target=”_blank”>homunculus</a>: puoi andare dove vuoi. Dove ti pare. Questo &egrave; ancora un paese libero. MA: non venirmi vicino. Non venirmi davanti, non venirmi sotto. Gi&agrave; una volta, tanti anni fa, ti ho fatto piangere; e pensa a quante persone hai fatto piangere tu, stronzo da quattro soldi.&nbsp;</span></span><span class=”Apple-style-span” style=”font-family: Georgia, serif; font-size: 16px; “>Posso farti molto male, lo sai. Allora guardati da me: non venirmi vicino. Vorrei dirti di non parlare di me, delle mie cose, coi tuoi amichetti. Ma non posso. Non sarebbe giusto. Anche se mi infastidisce e non sai quanto, perch&eacute; manco mi dovresti nominare. Mi volevi cancellare, e dunque adesso che diavolo vuoi, schifosa imitazione di una blatta? Non mi provocare invadendo i miei spazi. Mai mi verrebbe in mente di fare la stessa cosa con te. Non esisti, se non come un teatro fatiscente al pari della tua casa, piena di trovate a effetto ma senza calore, senza personalit&agrave;. Sei un bluff. E oggi, se ti vedo in strada, manco ti riconosco. Quindi perch&eacute; venirmi di nuovo davanti? Vattene per il tuo cammino, miserabile, sapendo che mai pi&ugrave; s'incontrer&agrave; col mio.</span></div>

sono io, mia suocera?

Inpessimismo e fastidio, una bella merda su 10 gennaio 2011 a 21:02

<p style=”text-align: justify; “>
Sto seguendo dei lavori di ristrutturazione.<br />
Vado, con un'amica architetto, in un negozio di robe elettriche a parlare col titolare che ci sta facendo un preventivo, e questo a un certo punto se ne esce dicendo che del progetto ne aveva anche parlato, prima di natale, con &quot;mia suocera&quot;.<br />
Non la suocera sua, del negoziante. La mia.<br />
Poi si allontana un attimo, e l'amica ridendo mi chiede: <em>ma ce l'aveva con te o con me?</em><br />
<em>Con me, certo</em>, le rispondo. Anche perch&eacute; mentre lo diceva mi stava guardando.<br />
Ovvio. Mia suocera somiglia a me, mica a mio marito.<br />
<br />
Poi la gente comunque fa tutte le sue cose, vive la sua vita, vota persino.<br />
<br />
Negli ultimi mesi ho messo insieme un campionario di tipi assurdi da farci proprio un bel bestiario. Non &egrave; detto che non lo faccia.<br />
<br />
L'elettricista sar&agrave; pure svampito, per&ograve; i migliori restano quelli che devono sfogare le frustrazioni su qualcun altro, quelli che ci piace che qualcuno sfoghi su di loro le frustrazioni, quelli che hanno capito tutto il mondo e poi non hanno capito nemmeno un minicazzo misurabile col calibro e non avendolo capito – o non avendolo proprio – si sfogano sugli altri, i soliti masochisti che gli piace pure questo tipo di sfogo, gli insicuri che se non gli dai ragione su tutto pensano di essere giudicati sterco fossile cos&igrave; per non sbagliare ti rovesciano addosso della cacca, i masochisti nonch&eacute; coprofagi che anche qui ci vanno a nozze, ecc.<br />
<br />
Dunque non essendo n&eacute; frustrata n&eacute; insicura n&eacute; sadomasochista non mi posso rapportare con la maggior parte di quelli che mi circondano. Spiace. Non ce la posso fare, non ci sono tagliata. Ognuno ha le sue debolezze. Ma, un momento: non posso certo evitare la maggioranza degli esseri umani nei dintorni. Allora dir&ograve; s&igrave;, sorrider&ograve;, e poi far&ograve; come cazzo mi pare, tanto nessuno, in questa foga delirante, si accorger&agrave; di niente. L'importante &egrave; non dirlo. Tenerlo segreto. Se non si dice, non esiste. No?<br />
<br />
A proposito, pu&ograve; darsi che sia stata male per due giorni per aver ingerito della plastica fusa. Cio&egrave;, sono stata male per certo, quel che non &egrave; certo &egrave; che abbia mangiato la plastica fusa, vassapere.<br />
Resto di un certo figume perch&eacute; dal d&igrave; della befana so aprire le porte blindate con una tessera telefonica, anche se dicono che le lastre delle radiografie vanno meglio. Dicono, infatti, che i vigili del fuoco vadano in giro ad aprire le porte alla gente che si &egrave; chiusa fuori da casa con delle tac, delle rx. Magari anche delle mammografie. Io ci avevo un cassetto pieno, ma era dentro casa. Insomma, una giornata – quella della befana – iniziata proprio di merda, ha rimontato alla grande e si &egrave; rivelata una giornatona per gente fighissima. Peccato il giorno dopo aver mangiato la plastica, ma vab&egrave;, non si pu&ograve; essere sempre al top.</p>

Velluto, my favourite

Inil peso della mole, orrore, pessimismo e fastidio, una bella merda, votafazzi su 19 dicembre 2010 a 12:22

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<span style=”font-size: 18px; “><span style=”font-family: ‘Lucida Sans Unicode’, ‘Lucida Grande’, sans-serif; “>Scusate Chiamparini, scusate P(orci)D(ii), ma se proprio proprio non riuscite a candidare <a href=”http://www.youtube.com/watch?v=LIPRH0hEs3Y” target=”_blank”>John Malkovich</a>&nbsp;a sindaco di Torino abbiate&nbsp;</span><span class=”Apple-style-span” style=”font-family: ‘Lucida Sans Unicode’, ‘Lucida Grande’, sans-serif; “>almeno&nbsp;</span><span class=”Apple-style-span” style=”font-family: ‘Lucida Sans Unicode’, ‘Lucida Grande’, sans-serif; “>un minimo di decenza, un soprassalto di credibilit&agrave;, un rigurgito di considerazione verso il meccanismo democratico, e candidate Tafazzi. Cazzo c'entra Fassino? Perch&eacute; volete perdere a tutti i costi? Quanto vi pagano? Maledetti! VoTafazzi! VOTAFAZZI!</span></span></p>
<p style=”text-align: justify; “>
<br />
<img alt=”" src=”http://detoni.files.wordpress.com/2010/12/tafazzi.jpg” style=”border-top-width: 1px; border-right-width: 1px; border-bottom-width: 1px; border-left-width: 1px; border-top-style: solid; border-right-style: solid; border-bottom-style: solid; border-left-style: solid; margin-top: 0px; margin-right: auto; margin-bottom: 10px; margin-left: auto; display: block; text-align: center; width: 300px; height: 269px; ” /></p>

un consiglio accorato

Inciccipuccimucci, il peso della mole, pessimismo e fastidio, una bella merda su 6 novembre 2010 a 09:38

Se uno appena conosciuto, alto, moro, carino e simpatico proprio come piace a voi, alla fine di una chiacchierata dopo uno spettacolo vi chiede &quot;dove ti ritrovo?&quot; non rispondete: &quot;in giro, tanto frequentiamo gli stessi posti&quot;.<br />
Potreste non rivederlo mai pi&ugrave;.

Sbirulini che non siamo altro

Incomunicazioni di servizio, esiti resistenziali, pessimismo e fastidio, sbirulino, una bella merda su 6 ottobre 2010 a 14:16

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<img alt=”" src=”http://emigrationfordummies.files.wordpress.com/2010/09/veronicadonato_sbirulino.jpg?w=420&amp;h=398″ style=”border-top-width: 1px; border-right-width: 1px; border-bottom-width: 1px; border-left-width: 1px; border-top-style: solid; border-right-style: solid; border-bottom-style: solid; border-left-style: solid; float: left; margin-top: 0px; margin-right: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; width: 300px; height: 284px; ” />C'&egrave; stato, in tutto questo tempo, che la Mondaini ha raggiunto Vianello, ma non per&ograve; nel loculo, ha preferito decomporsi vicino alla sua mamma, in Lombardia. Lei che non era riuscita a vivere se non pochi mesi dopo la morte del marito, come Giulietta Masina. Mi fanno tenerezza, queste donne; mi sembrano robe da animali affezionati, pi&ugrave; che da esseri umani.&nbsp;</div>
<div style=”text-align: justify; “>
Le piante crescono meglio insieme, i bambini malati vicino a quelli sani guariscono meglio, anche il brutto anatroccolo per essere felice si cerc&ograve; un intorno pi&ugrave; adatto alle sue esigenze. Quando l'intorno &egrave; una persona sola, &egrave; come se crollasse il mondo e la terra si sfaldasse sotto i piedi. Visti cos&igrave;, i rapporti umani a me fanno, anche, molta paura.</div>
<div style=”text-align: justify; “>
Hanno detto, dopo che &egrave; morta la Mondaini, che s&igrave;, era una brava attrice, ma Sbirulino. Sbirulino proprio no, &egrave; stato una caduta di stile, una cavolata, e anche di peggio, hanno detto.</div>
<div style=”text-align: justify; “>
Ho pensato: piet&agrave; l'&egrave; morta.</div>
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Va bene, Sbirulino. Ma quindi? Se muore un tizio con un orrido porro al naso, qualcuno vorr&agrave; ricordarlo dicendo: s&igrave;, era un brav'uomo, ma con quel porro? Quel qualcuno, magari, in vita non gliel'avrebbe mai neanche fatto notare.<br />La Mondaini, a un certo punto, in tarda et&agrave;, volle fare 'st'accidenti di Sbirulino. Ricordo come Vianello recitasse la parte del criticone insofferente. Faceva bene. Era come un gioco, tra loro due, la Mondaini che sbarella vestita da clown, con quella vociaccia da finto bambino, e Vianello col solito aplomb, a prenderlo, metaforicamente, a calci nel sedere. Anche questo, adesso, fa tenerezza.</div>
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Insoddisfatto desiderio di maternit&agrave;, e quindi: Sbirulino?</div>
<div style=”text-align: justify; “>
Inizio di demenza senile, e quindi: Sbirulino.</div>
<div style=”text-align: justify; “>
Voglia di allegria, di gioco, di non prendersi troppo sul serio, e quindi: Sbirulino!</div>
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Voglia di fare una burla fastidiosissima a Vianello, e quindi: Sbirulino…</div>
<div style=”text-align: justify; “>
Che ne sappiamo?</div>
<div style=”text-align: justify; “>
Ce ne fossero, di Sbirulini. Di persone che, essendo grandi, nella vita prendono decisioni da grandi, e sono responsabili, e hanno capito che &egrave; meglio trattare gli altri come vorrebbero essere trattati loro, e cio&egrave;, almeno, con rispetto e con dolcezza; poi, quando gli gira storta, o stortissima, si mettono una maschera, diventano Sbirulini, e rompono i coglioni, fanno i capricci con la vociaccia insopportabile.&nbsp;</div>
<div style=”text-align: justify; “>
Ma almeno tu lo sai: quando poi si levano la maschera, si son sfogati, e ti ci puoi relazionare. Magari, mentre sono Sbirulini, fai lo Sbirulino pure tu, oppure il Vianello.</div>
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Invece no. Gente che punta i piedi, che sfrange le ovaie come gli infanti quando han le coliche o mettono i denti, e questo nella vita di tutti i giorni, che abbian 30, 40, 50, 60 anni.</div>
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Tu ti sforzi di diventare grande, di non fare la bambina, anche se lo fai per te, perch&eacute; ti fa cagare fare la bambina a 40 anni e pussa, e – anche – ti fanno cagare quelle che lo continuano a fare nonostante l'et&agrave; avanzata, e allora, pur non avendo mai fatto altro che la bambina, cerchi di capire come crescere, prendendo a modello altre vite, parli con la bambina che eri, la convinci a modi pi&ugrave; urbani, a non rompere troppo le balle, che ci sono anche altre cose, magari, nella vita, pi&ugrave; interessanti che star dietro alle menate infantiloidi di 'sta ceppa. Poi ovviamente ricadi, e ti rialzi, dandoti della deficiente e a fatica ti perdoni; vuoi cercare di preservare dentro di te le cose belle dell'infanzia, uno sguardo puro, ed &egrave; difficilissimo; una certa ingenuit&agrave;, anche se quando invecchi pi&ugrave; che ingenua sembri, e sembrerai, cogliona; ma resisti, te ne sbatti, e resisti.</div>
<div style=”text-align: justify; “>
E poi arrivano quelli, e quelle, che danno fiato alle trombe e ti dicono qualsiasi roba, senza pensare a te e alla tua storia, perch&eacute; ci son solo loro. Quelli, e quelle, che gli rode il culo e ti trattano di merda, e tu non c'entri niente, hai solo dato confidenza. Quelli, e quelle, che ti fan trovare lunghissimo, perch&eacute; sono insicuri, insicure, e devono dar prova che invece no, allora magari fanno anche i duri, le dure, e gli sboroni, e le sborone, e i saccentoni, e le saccentone, senza sapere un cazzo, soprattutto di se stessi e di stesse; e magari se 'ste cose se le fossero risolte prima saremmo tutti un pochino pi&ugrave; contenti, e contente. Anche, soprattutto, loro, perch&eacute; non stanno mica bene.</div>
<div style=”text-align: justify; “>
Io mi ci incazzo ancora, ma voglio imparare a fare lo Sbirulino, e quando mi beccano e mi sfiniscono con le loro paturnie gli do delle botte in testa con un clavone di plastica.</div>
<div style=”text-align: justify; “>
Ma ce ne fossero, cazzo, di Sbirulini!</div>

Paturnie di un pomeriggio di fine estate, o anche: Merdolescenza

Inuna bella merda su 19 agosto 2010 a 19:32

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P: mi rid&agrave; il numero di S.? Mi hanno rubato il cellulare e ho perso un sacco di numeri.<br />Segretaria: preferisco di no, non vorrei che lo disturbasse mentre lavora…<br />P: ma guardi che ce l'avevo gi&agrave;! Me l'aveva dato lui!<br />Segretaria: eh, per&ograve; non si pu&ograve; fare.<br />P: senta un po', sto pensando di dire ai suoi datori di lavoro come si sta comportando, va bene?<br />Segretaria: le do subito il numero di S.</p>
<p style=”text-align: justify;”>
Ieri, 18 agosto 2010, mi trovavo, verso mezzogiorno, in un bar. Non avendo mangiato nulla a colazione ero decisa a farmi un autobrunch, e nel frattempo gustavo la repubblica neodc, serbando il <a href=”http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20100818″ target=”_blank”>kordoglio</a> come ultimo, prelibato boccone. Ratto s'appresta un tizio che conosco da mo' e che non mi piace. <em>Spazio dentale</em>, potrei chiamarlo. Ha sempre – nonostante il vasto Spazio – un sorrisetto sarcastico, ti parla, ti chiede e pare pigliarti pel culo, salvo poi volere dei ragguagli sulla tua vita anche privata, perch&eacute;, in fondo in fondo, lui ti ama. Senza chiedere il permesso, si siede accanto a me e inizia l'interrogatorio. Alterno la lettura ostentata del giornale a risposte sempre pi&ugrave; secche, finch&eacute; non mi girano proprio del tutto e gli dico, soavemente: <em>beh, ma tra poco potrai fare anche tu quel che ti pare, no? La pensione &egrave; vicina…</em><br />D'improvviso il sorrisetto sarcastico si spegne e lo sguardo diventa fisso e stranito. Colpito. Fatto male. E lo so. L'ho fatto apposta. L'hai voluto tu. Spazio dentale!<br /><br />Non penso di essere cattiva, se non mi ci fanno diventare. Per&ograve; non &egrave; del tutto vero. Da un po' ho una cosa sulla coscienza e mo' la voglio scaricare proprio qua, tanto chi legge?<br />Conoscevo uno, tempo fa. Un'amicizia superficiale. Per&ograve; carina. Una volta eravamo andati a comprare dei fiori, un'altra a vedere le Suburbe. Avevamo preso insieme qualche t&egrave;. Poi s'era trasferito in Costa Azzurra e un paio di volte ero andata a trovarlo. Diceva che aveva deciso di andare a vivere in Estremo Oriente. Dopodich&eacute; pi&ugrave; nulla, il silenzio. Questo accadeva nel 2008. Gli telefonavo, e niente. Ero preoccupata, me l'immaginavo in Thailandia ridotto a mal partito. Poi lo vedo transitare in una via vicino a casa mia. Lo avvicino e a stento mi vede, e mi urla una cosa che non c'entra niente con me e nemmeno con quel momento, &egrave; un nome che fa parte di una sua storia immaginaria che riprende tutte le volte che interrompe una cura farmacologica. Me ne vado, poi nel pomeriggio mi telefona e riprende a raccontarmi, in preda al delirio. Gli dico che presto ci vedremo, invece non mi faccio pi&ugrave; sentire. Da allora ogni tanto lo incrocio per le vie del mio quartiere (lui abiterebbe da tutt'altra parte), e mi fa pena come un cagnulone randagio.<br />Per&ograve; non mi oso pi&ugrave; avvicinarlo, in primis perch&eacute; non vorrei che m'urlasse un'altra volta.<br />Ecco. Son proprio una fetida caccona.<br /><br />Mi faccio anche delle seghe mentali su robe desuete come il pudore e la nobilt&agrave; d'animo; quest'ultima, in particolare, sento che mi fa difetto pi&ugrave; adesso di un tempo, e non voglio, e non mi piace, per&ograve; mi dico anche che se il mondo non fosse pieno com'&egrave; di brutti irriducibili stronzacci non ce ne sarebbe bisogno. E invece no! Mi rispondo. Perch&eacute; se il mondo fosse pieno di adorabili personcine, che senso avrebbe la NdA (che sta per nobilt&agrave; ecc., chiaro)? Insomma, siam messi alla prova. Anche se questa cosa di esser messi alla prova mi sa tanto di retaggio cattolico dello stracazzo. Fang&ograve;lo.<br /><br /><br />Buona fine d'agosto.</p>

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