oh, insomma

<div align=”justify”>S&igrave;, di come stamattina mentre ero al bar siano entrati due tizi, uno dei due, il pi&ugrave; giovane, forse figlio del primo, con l’aria tonta, teneva l’addome in fuori e in mano un vecchio calcolatore enorme tipo 20×30 cm., si siano diretti al bancone e il pi&ugrave; vecchio abbia detto al gestore che eran l&igrave; per vender del formaggio, dall’accento ho dedotto che invece eran l&igrave; per riscuotere il pizzo; il gestore ha tergiversato, ha detto che non gli risultava di aver fissato un appuntamento con costoro, ha chiesto il nome dell’azienda (che il vecchio chiamava &quot;ditta&quot;), al che il tipo pi&ugrave; giovane ha passato il calcolatore al vegiu, che l’ha aperto come una 24 ore e ha tirato fuori un biglietto da visita che ha dato al gestur.<br />
<br />
E anche di come un amico m’abbia raccontato di un mese via con la nonna 97enne nel suo paese d’origine, che non &egrave; l’Itaglia, di come l’abbia portata anche, in barca, alla spiaggia dove andava lei da giovane, a pascolare le capre, per un sentierino scosceso che all’attuale verde et&agrave; non avrebbe pi&ugrave; potuto affrontare.<br />
Ho pensato al diario che ho chiesto a mio padre di scrivere, prima che scordasse tutto, e che ora ho qui in casa, e alla voglia di far qualcosa per mia madre, per renderla pi&ugrave; felice, e a come questa voglia si scontri con il suo desiderio di star tranquilla, e che per&ograve; insomma, per me esser felici &egrave; meglio, ma siamo diverse in questo, io preferisco la felicit&agrave;, lei la serenit&agrave;. In effetti non sono mai serena, son sempre tirata per i capelli da due signori col nome greco che quasi quasi non avrei voluto mai conoscere.<br />
<br />
E di come infine abbia adocchiato per la pubblica via torinese un poliziotto di Lima, rapato a zero, con quell’andatura lenta da scopa in culo e quella nuca rasata male coi rotolini di ciccia a ridosso del collo, Paco Sanchez, chiamiamolo cos&igrave;. E di come abbia finto di non vederlo, perch&eacute; non mi andava di rimembrare per l’ennesima volta i tempi in cui vivevamo inzieme.</div>

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19 risposte a oh, insomma

  1. Petarda ha detto:

    trianè (per fortuna manca anche a me), ho negli occhi la tua espressione nelle foto di roma e mi vien da abbracciarti forte… peccato che sto qua!!!

    blanche, ma scusi, chi ci può impedire, nei prossimi giorni, di trovarci in un posticino carino e chiacchierare davanti lei a un marocchino e io a un tè? baci 🙂

    jojoy, ecco!!! 🙂

  2. Jojoy ha detto:

    …I celebri formaggi Picòne!
    .-)

  3. biancaneve ha detto:

    Pensa che ogni tanto mi vien voglia di chiamarti, Pet
    fortuna che non l’ho fatto in questi giorni
    che tu sei poco in vena e io son pistinissima…

    un baciottino piccino e umilissimo

  4. triana ha detto:

    Ovvìa, mi accontenterei di una delle due, entrambe beni rari di questi tempi, certo non solo per me (anche se una cosa bellissimissima ce l’ho).
    Petardella, bentornata, coi tuoi diari dolciamari (che bello quello che dici dei tuoi). Ma anche piccanti: poi della guardia di lima coi rotolini nucali e con la scopa in culo mi racconti, ché questo mi manca:::))

  5. Petarda ha detto:

    syn, per san crisostomo, ti stavo saltando a pié pari.
    grazie! :)))

  6. Petarda ha detto:

    roby, non so se era pizzo, ma so che in quel bar il formaggio non lo mangerò più… altro che delimix, se decide di approvvigionarsi dalla strana coppia con la 24h a forma di calcolatrice degli anni ’60. anche a mio padre non è che fosse andato tutto dritto, però scrivere gli piaceva e lo faceva pure bene, e poi gli piaceva anche divulgare il proprio passato (leggi: sfrantumare i cosiddetti). quando vado a casa è impossibile che sia serena, e proprio a causa de ma mère, che è spesso molto ma molto ansiosa…

    marcello: boh. la mia idea di serenità è tipo eternal sunshine in a spotless mind, e la felicità è come se fosse un’aurora boreale.

    caracamèl, e senza neppure un camillino!

    curlyzzina carissima, forsemafforse t’ho capita. io, se t’ho capita, in quella serenità lì ci rimango massimo due settimane (è un record certificato anche dal guinness dei primati – intesi come scimmioni).

    undy, sono esattamente come te.

    bobboti, la serenità è il cielo sempre azzurro e soleggiato visto da un aereo. o no? (dovresti prenderlo più spesso, l’aereo :))

    lunafraise tesorobello, sono urendi!!!

    gemeldito, io non ti posso sentir dire queste cose. tu devi darti una possibilità d’essere felice, cazzo. e io voglio vederti quando sarai felice, sei già meraviglioso così da menesbattod’esserfelice, che poi non è vero, oppure non è vero che siamo gemelli… veda lei! (mica ci uscivo col tipo, eravamo solo coabitanti)

    glorio, tu sei tu. mica pizza&fichi! dunque, una volta avevo congetturato che la felicità fosse uguale alla consapevolezza della serenità. allora però ci sono diversi tipi di felicità-serenità. per esempio, quella che preferisco, l’estatica, di quando ti senti superqui&ora, in pace con tutto quel che ti circonda, padrona del mondo ma proprio perché non hai nulla, non sei attaccata a nulla…

    metalla, no, ecco, infatti ci vivevo solo assieme, nn altro. gioia mi ricorda certi ambienti clericaloidi, ma solo perché da adolescente li bazzicavo, non per altro…

    giorgia, adesso ci scrivo su! 🙂 baci

  7. giorgi ha detto:

    oh insomma, è bello che ti sia sbloccata! Ma ‘sto poliziotto di Lima…?

  8. metallicafisica ha detto:

    o sono come la poesia riportata in calce sul mio blog: Il mio destino è vivere balenando in burrasca (che non prevede né la serenità né la felicità ma tani scossoni più o meno piacvoli e gioiosi= la parola GIOIA mi piace molto, invece)

    Tu che vivevi con un poliziotto cubano rasato male?:)****

  9. gloriagloom ha detto:

    serenità e felicità insieme è roba rischiosa -dicon- perchè può appartenere solo agli stolti. Ma io dico che esser felici e sereni costa nulla, alla faccia di preti e padroni a esser banalmente categorici. Ma io dico pure che felicità&sernità non han bisogno di troppe sovrastrutture, è il bello loro. Ma chi son io per dire tutto questo?
    ciao petarda

  10. IlDitoArCulo ha detto:

    ma i rotolini sul collo gli son venuti dopo, spero…

    geme… io la felicità non me la cago più di pezza. come dio, babbo natale e la pace nel mondo. ma non per questo mi disgemellizzerei, sia chiaro.

  11. lunafragola ha detto:

    ERA ORA! sulla felicità e sulla serenità è meglio che non dica niente, sui rotolini dietro al collo, invece, ma quanto son brutti?

  12. birambai ha detto:

    bentornata bellezza. appunti belli, come sempre.
    la serenità che roba è?

  13. undulant ha detto:

    cacchio, io non sono né felice, né sereno! attivo in cose in cui non vorrei esserlo, inattivo laddove e lorquando (!) vorrei esser attivo.
    ma tu che ti sblocchi, è comunque, e in assoluto, una buona notizia.

  14. CurlyzTerron ha detto:

    madonnina se me se mai mancata Petà!!
    che dire…tra la felicità e la serenità credevo di preferire la seconda ed ora che ho la seconda preferirei avere la prima…
    insomma boh..non so se mi sono capita.
    besos

  15. LadonnaCamel ha detto:

    oh, vedi? anche tu? e senza un camillo! 😉

  16. latendarossa ha detto:

    Felicità o serenità?
    Arduo dilemma.
    Si può essere felici ma non sereni?
    Si può essere sereni ma non felici?

  17. Synesius ha detto:

    finalmente, questi post iniziavano a mancare

  18. RobySan ha detto:

    Il pizzo in un bar di San Salvario? Incredibboli!

    Non ho il coraggio di chiedere a mio padre di scrivere un diario e forse è meglio per lui dimenticare: tanto tutto è andato storto.

    Per fare più felice tua madre dovresti essere più serena.

    Eh, eh: niente da fare monsieur Sanchez (parafrasando J. R. Ribeyro).

  19. Petarda ha detto:

    aho, me so’ sbloccata

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