di quando e come, a paco sanchez, andaron le palle di traverso

<div align=”justify”>Ormai son passati tanti, troppi anni da quando Paco Sanchez mi si par&ograve; innanzi: &egrave; dunque venuto il momento di raccontarlo.<br />
Ero alla ricerca di due coinquilini che condividessero una stanza molto grande. Due maschi o due femmine, pensavo. Misi annunci un po’ dappertutto. Ricordo che avevo specificato &quot;no fascisti, no leghisti, no forzaitalioti&quot;. Quando mi chiam&ograve; Paco, studente in economia e commercio peruviano, non ebbi un attimo di esitazione, pensai OK, oltretutto ero impallinata per l’America Latina.<br />
All’epoca capitava di uscire con un paio di ragazzi brasiliani che mi affascinavano, oltre che per l’armonia dell’aspetto, anche per il loro modo di parlare melodioso: chi andava a immaginare che il Paco Sanchez fosse quel botolo che era, con la vociaccia, gli occhi bulbosi, e tenesse pure una decina d’anni pi&ugrave; di me? <br />
Ma non furono questi – ovviamente – i discrimini.<br />
Arriv&ograve; anche Pippi, oggetto di scambio tra me e un’amica, Lul&ugrave;, che cercava pure lei coinquilini/e. Io avevo rabastato un Erasmus spagnolo, Ignacio. Lei invece era stata contattata da Pippi che, pure lei gi&agrave; grandicella, lavorava e poteva quindi permettersi un affitto un po’ pi&ugrave; alto. Cosa che invece lo spiantato Ignacio non poteva fare. Ma non era quello il suo maggior difetto, mi fece poi sapere Lul&ugrave;: il buzzurro infatti gettava ogni mattina i cotton fioc nel cesso, e questa cosa l’aveva quasi ridotta alla follia.<br />
Al momento di spartirsi la camerona, Paco e Pippi si regolarono bene: spostarono anche dei mobili a far da divisorio tra i rispettivi letti. La convivenza per&ograve; fu difficile quasi da subito, infatti Paco era uso russare come dieci omaccioni; inoltre parlava nel sonno e, talvolta, ragliava. Gli bastava posare la testa sul cuscino, anche solo per un dieci minuti postpranzo, et voil&agrave;. La povera Pippi utilizz&ograve; tutte le tecniche in suo possesso per ovviare al problema, ma senza risultato alcuno. Paco, poi, negava tutto, e questo la inferociva ancor di pi&ugrave;.<br />
Facendo un passo indietro, bisogna dire anche che il peruviano s’era scoperto, una sera d’inverno, accrocchiato su una poltrona, avvolto da un plaid, con due bottiglie di latte a portata di mano (si sottoponeva spesso alla <em>cura de leche</em>), a inveire nei confronti di Fausto Bertinotti che parlava alla tiv&ugrave;. Su richiesta confess&ograve; di covare ideali d’estrema destra, e inoltre d’esser stato, in patria, un poliziotto.<br />
Che fare? Oltre a sparare la solita cartuccia: &quot;s&egrave;, di estrema destra, vallo a dire a un paio di naziskin e poi vedi che feste ti fanno&quot;, voglio dire. Gli feci notare che m’aveva ingannato, che sull’annuncio messo all’opera universitaria c’era una specifica: niente. Da quel momento Paco si trov&ograve; tra due fuochi. Da un lato me: avevo preso a detestarlo in silenzio. Dall’altro Pippi, che non vedeva l’ora di estrometterlo per poter regnare incontrastata nella camerona. Stavo comunque fuori dalle loro diatribe, anche perch&eacute; pensavo che essendo cos&igrave; tanto pi&ugrave; vecchi di me avrebbero potuto ben cavarsela da soli. Invece no. S’arriv&ograve; a dei parossismi, tipo il Paco che <em>in camera caritatis</em> mi scongiurava di aprire gli occhi, ch&eacute; Pippi in realt&agrave; era innamorata e mi voleva tutta per s&eacute;: il disgusto.<br />
Per fortuna s’intromise in tutto ci&ograve; la madre di Paco, decisa a traslarsi da Lima per vivere col figlioletto per qualche mese. Cos&igrave; l’ex policeman cerc&ograve; un altro alloggio. Prima di andarsene per&ograve; volle organizzare una cena con le sue future excoinquiline; ci prepar&ograve; un piatto tipico: zuppa di granelle piccantissima di peperoncino e zenzero. Per giorni aveva anticipato che saremmo morte, o almeno svenute, ingurgitando l’intruglio. Credo che l’intenzione – magari inconscia – del piccolo grande uomo fosse quella di farcela pagare, e pure tanto. Invece, purtroppo per lui, Pippi e dio superammo brillantemente la prova; cos&igrave; restammo a contemplare gli occhioni da varano di Paco versare lacrime incontenibili, mentre, cucchiaio dopo cucchiaio, si sforzava di mandar gi&ugrave; la minestrina di palle di toro.</div>

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17 risposte a di quando e come, a paco sanchez, andaron le palle di traverso

  1. lunafragola ha detto:

    sono d’accordo con il tuo geme, je mancavano solo i rotolini, ar botolo!

  2. Petarda ha detto:

    giorgi, macché tosta! :)))

    undy, con tutti i buoni paco che ci sono in giro!

    riccio, ok :)))

  3. riccionascosto ha detto:

    L’attore scozzese era in realtà di Leeds (uno Yorkshire, insomma 😉 ), ma sì, una volta o l’altra ne parlerò.

  4. undulant ha detto:

    ‘sto tizio era un paco di buono!

  5. giorgi ha detto:

    La mia gatta si chiama Pippi… Anche lei ha del soprannaturale 😉 Ora capisco perché sei così tosta, sarà stata la minestrina piena di testosterone?

  6. Petarda ha detto:

    e lo so. comunque me so’ sbajata: era er ’93.
    ma perché si chiameranno granelle? sono enormi.

  7. RobySan ha detto:

    I conti tornano, l’epoque no!

    Le granelle (ma tra di noi possiamo pure chiamarle col loro vero nome cioè: palle) sono assai più buone del rognone; almeno deuxieme moi.

    E chi ha parlato di refuso?

  8. Petarda ha detto:

    roby, l’epoque era per la precisione il ’92: tornano i conti?
    granelle… grazie! va detto a mia discolpa che una serie di persone di mia conoscenza li chiamano rognoni. epperò e dio non è un refuso… (abbi pazienza)

    mr kelly, invece quando me ne andai a far l’erasmus io mi subentrò una creatura di incredibile bellezza proveniente dalle canarie. peccato, mi raccontava pippi, che, avendo la mania dei fritti, avesse ridotto il cucinino a un’unica macchia oleosa e polverosa (indi pelosa); poi, nei momenti di depressione, anche lei si installava davanti alla tv, fumando come una ciminiera e gettando i mozziconi accesi direttamente al suolo! :DDD

    riccio, grazie anche a te per la correzione! quella dell’attore scozzese però la vorrei sapere meglio. si può?

    ditamor, la cosa peggiore, alla fin fine, di paco, era la sua saccenteria… inoltre era impallinato con tutta una serie di robe esoteriche che anche a me interessavano, ma non necessariamente in relazione a lui: ancora adesso, se lo incontro, mi deve fare tutta una menata sul destino che ci unisce: capirai, abitando nello stesso quartiere, che stranezza beccarsi in strada ogni due o tre anni!

    carlo, guarda, non oso pensare a quelle lenzuola, figuriamoci al cesso senz’asse… brrrr 😉

    trianella, purtroppo però in seguito mi accompagnai brevemente a un rospo che mi si installò in casa dopo avermi fatto un sortilegio; era basso, quasi calvo e con gli occhi fuori dalla testa, però aveva una bella voce e suonava benissimo.

    jojoy & curlyssima, beh, ma se una volta ne scrivete a me mi piace poi venirvi a leggere, assai.

    bobbò, son ricordi bruttissimi… però anche divertenti, tipo pippi e io che l’osserviamo riverso mentre emette i suoni più improbabili…

  9. birambai ha detto:

    A “talvolta ragliava” ho avuto l’immagine precisa.

  10. CurlyzTerron ha detto:

    potrei scrivere un trattato sui coinquilini che ho avuto… tipo “La convivenza ai tempi dell’università: come tenere a bada i testadicazzo che varcano la soglia di casa”!
    un pò di guttalax nella minestrina l’avete messo spero!?

  11. Jojoy ha detto:

    Storie di convivenze vissute, ho presente.
    🙂

  12. triana ha detto:

    Ah, che sollievo…per un attimo avevo pensato che il varano nucocicciuto fosse stato una delle tue piccanti avventure passate!:))

  13. anonimo ha detto:

    I cottonfiocchi nel cesso! Non lo facevamo neppure quando eravamo quattro studenti ventenni maschi in un alloggio, nel 1974-75-76. È anche vero che nessuno di noi usava cottonfiocchi. Ho il sospetto che non li avessero ancora neppure inventati. In compenso il suddetto cesso l’asse non l’aveva proprio, e quindi le visitatrici femmine (a un certo momento accadde che avevamo tutti la morosa, io poi pure la sposai) non potevano attaccar discorsi sulla sua alzatezza o abbassatezza. La cosa più complessa era casomai la gestione delle stanze e, in subordine, delle lenzuola. Ma tutto filò decentemente. Ricordo che avevamo il telefono con un enorme contascatti a turbina, credo pesasse tre o quattro chili, e ognuno segnava gli scatti delle sue telefonate su un brogliaccio a quadretti. Eh, le convivenze! Una miniera di cose da narrare!

  14. IlDitoArCulo ha detto:

    la cosa più brutta di paco, a mio avviso, restano i rotoli di ciccia nella nuca.
    il resto sono semplici aggravanti.
    la pippi mi piace invece. e si è meritata lo stanzone da sola, o con coinquilino mento rotolociccioso. 🙂

  15. riccionascosto ha detto:

    Su “Pippi e dio” 😉 e i granelli, RobySan mi ha preceduto.
    (io, comunque, gli avrei lasciato pure i rognoni, per non parlare del resto).

    Di convivenze “terne” io ho solo una esperienza tutta al femminile (o quasi, perché poi c’erano i rispettivi partner, e con una si doveva pure smistare il traffico).
    Quindi, per fortuna, il water era salvo. Il peggio che poteva capitare era trovarsi un attore scozzese che vagava di notte per casa trasportando tappeti, o che chiedeva gli fosse letta la corrispondenza per telefono.

  16. varasca ha detto:

    a me e la futura moglie andò meglio: alla ricerca del terzo, sull’annuncio mettemmo, fra i requisiti, openminded; ci arrivò una giovane fotografa di tel aviv e, nonostante impestasse il cesso con i suoi acidi, la convivenza funzionò. ci sentiamo ancora 🙂

  17. RobySan ha detto:

    Ah, sapere le cose per tempo: in quell’epoca ero single, guadagnavo un accidenti di stipendio, non russavo, ero di aspetto gagliardo e mai mi sarei sognato derive nazi-fascio-razziste. Quando si dice le occasioni perse…

    P.S.: rognone o granelle?

    epperò: “Pippi e dio superammo brillantemente la prova”

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