i treni che ho perso non erano miei

<div align=”justify”>Domenica, dopo aver perso due treni possibili per andare dai miei, percorrendo quell’ottantina di chilometri che, non avendo l’auto, e in mancanza di treni, diventano una distanza incolmabile, decisi di piantarmi per un’ora davanti al binario 18. Che era quello da cui sarebbe partito il treno successivo. <br />
<br />
Vivo a un minuto – scarso – dalla stazione, ma &egrave; incredibile quanti treni riesca a perdere, specie se devo andare dai miei. Il tutto con comprensibili sensi di colpa, autoinsulti, automaledizioni, autoanatemi, ecc.<br />
Mia madre ormai sa che prima o poi arrivo: non si sa bene quando, ma arrivo. Alle volte la chiamo due, tre volte, per dirle che sto continuando a perdere treni; lei per&ograve; non immagina la dinamica di questo fatto, che &egrave; penosa, ed &egrave; questa: scendo in stazione, perdo il treno, risalgo a casa, ridiscendo per prendere il treno successivo (due ore dopo), e lo riperdo. Risalgo. Riscendo, riperdo. Ogni tanto mi vergogno troppo e incolpo trenitaglia di ritardi che fan perdere coincidenze, soppressione di treni, guasti alle vetture, scioperi locali.<br />
Invano mia madre cerca di allettarmi con la descrizione di cibarie elaborate che mi aspettano se rincaso, puntuale, la domenica a pranzo: la stronco con &quot;un’insalata andr&agrave; benissimo&quot;.<br />
Domenica le avevo detto che sarei arrivata alle sei e mezza di sera; poi alle otto e mezza; poi non le ho pi&ugrave; detto nulla. Tra l’altro ero convinta che lei, luned&igrave; mattina, avesse una visita medica, e quindi volevo assolutamente esser presente. Dovevo, volevo. L’essere riuscita a far coincidere quasi completamente, nel significato, i due verbi mi fa, come contropartita, perdere i treni. Pazienza, almeno non sto continuamente a chiedermi se devo o voglio: lo faccio e basta.<br />
Una volta a casa lei mi apre, anche se non ho citofonato, appena infilo la chiave nella toppa della porta d’ingresso. Ha una smorfia divertita mentre mi dice: <em>Ce l’hai fatta</em>, le sorrido mentre rispondo: <em>S&igrave;, sai: bisogna aver pazienza. </em><br />
Pi&ugrave; pazienza del solito. <em>Sei strana. </em>Gi&agrave;.<br />
<br />
Al binario 20, a un certo punto, arriv&ograve; sbuffando dalle ruote e dal comignolo un treno antico. Pioveva ed era buio, e quel treno pareva guasto; o, altrimenti, si trattava di un comportamento normale, normale per una locomotrice a vapore. Entr&ograve; lentamente in stazione, facendo tutto quel fumo, ed era proprio come in certe stampe o in certi quadri impressionisti. <br />
<br />
<img width=”600″ height=”487″ align=”cssCenter” style=”margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;” src=”https://detoni.files.wordpress.com/2008/11/monet-the-gare-saint-lazare-arrival-of-train.jpg&#8221; alt=”” /></div>

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in esiti resistenziali, il peso della mole, madri, treni, viaggi. Contrassegna il permalink.

19 risposte a i treni che ho perso non erano miei

  1. Petarda ha detto:

    e, comunque, monet batte courbet, e di gran lunga, par di capire.

  2. anonimo ha detto:

    una cosa è sicura: non sono i treni a scegliere noi.
    Potessero, viaggerebbero vuoti.

    Bello il post, ma ancor di più l’aneddoto dei due trafelati, più giù, in un tuo commento.

    syn

  3. 365albe ha detto:

    Anche io perdo continuamente treni.. qualcosa vorrà pur dire!

  4. Petarda ha detto:

    @curlyz cara, grazie della cansiòn che è molto adatta :))) bacione

    @camèl: ce provo 😉

    @carlo: io preferirei salire in gondola, è più strano, e poi treni appena appena più moderni di quella vaporiera ancora viaggiano, presempio, sulla linea casale-vercelli…

    @gemeatorato: anch’io, dopo una trentina d’anni di lotte durissime, son giunta alla conclusione che è meglio arrivare in anticipo… però ci sono casi come quello che citavo che mi provocano una regressione. comunque alle volte noi sagittari (anche lunafraise, da quel che dice) siamo proprio delle strane persone, alle volte dobbiam fare una fatica a sopportarci, quasi come se avessimo in corpo una qualche entità diversa. che sia la dualità del centauro???

    @r3i, ma ciao, bentrovato. 🙂 donne imprevedibili? direi più donne sòle.

    @marcello, tu non lo sai, e io sono qui apposta per dirtelo, che da questa stazionciona che ciò sotto casa partono dei treni che son già delle storie, tipo il NAPOLI CAMPI FLEGREI. cioè, anche i campi flegrei, conosci/ricordi la canzone di bennato? del suo lp più bello :)))
    io a quel treno lì, alcune volte, non ho proprio saputo resistere.

    @mr kelly, a te che sei così, un po’ internescional, dono una classica storiellina da stazione vista domenica che stavo, appunto prendendo il mio treno (talmente mio che è partito con 10 minuti di ritardo, se partiva puntuale non riuscivo mica a prenderlo:)): lei e lui, belli, un po’ trafelati, lei che parla molto, gesticola, straparla come elencando una serie di robe e nel far ciò guarda fisso un trolley davanti a lei; lui che a un certo punto l’interrompe emozionatissimo, per dirle: “and I love you”. (titoli di coda)

    @bobbò, quei treni lì fanno sballare, sbiellare e sbomballare, è questa la verità.

    @trianella, ecco, ora quel trenino lì voglio prenderlo anch’io! devi vedere, se non l’hai ancora fatto, il treno per darjeeling! ba-ciottoli

    @lunabella: oh, anch’io nella neve! chebillo!

    @giorgi cara, più che altro, e stranamente, pare siano loro a non perdere me! ti bacio 🙂

  5. giorgi ha detto:

    ciuf, ciuf, ciuf, ciuf…
    Quelli antichi che vanno piano però non li perdi, eh?
    bacio

  6. lunafragola ha detto:

    sono le attese che non ci piacciono. Non sono dello stesso giorno, ma sono dello stesso segno, so bene quanto ci sfrantuma i maroni fare qualcosa per forza. Però il trenino a vapore mi piace. Io lo vorrei prendere e passare in mezzo ai boschi con la neve.

  7. triana ha detto:

    Un trenino che fa ciuf ciuf e canta fischiando note diverse arrampicandosi in salita su binariascartamento ridottoinmezzo ai boschi c’è credo ancora ( a almeno io l’ho preso a fine anni ottanta) in India, per andare aSimla, il paese delle scimmie. Ha i vagoni colorati, siriempie e si svuota dei personaggi più tipici, vari e diversi e sembra di essere in una favola.
    Il quadro è
    stupendo,mi fa venire nostalgia di qualcosa che non ho vissuto.

  8. birambai ha detto:

    C’è quel bel palindromo: i treni inerti. Ecco, dovrebbero stare così, fermi, pigri, finché non si arriva anche noi alla stazione.
    Come nel quadro che hai messo, bellissimo, che però ti ha sbomballato le pagine.

  9. varasca ha detto:

    anch’io ciuffciuff, tuttalavita 🙂 come in quel quadro bellissimo che hai messo! e se penso che l’unica volta che ci siamo incontrati è stato in una stazione dei treni, questo post assume i toni di una biografia a vapore!

  10. anonimo ha detto:

    Perdere i treni,a volte anche nella vita, metaforicamente, tipo arrivare in stazione e vedere che sta partendo in quel momento o salire su quello sbagliato che va in direzione opposta a quella dove volevi andare tu.

  11. r3i ha detto:

    O_O Non so che dire… ma cmq dai è bello che non si sappia il tuo orario di arrivo: effetto sorpresa.. no? Yeye..viva le donne imprevedibili

  12. IlDitoArCulo ha detto:

    cmq, almeno a te, ti sviluppa la vena poetica perdere treni. (cmq resti troppo geme, inside, nella cosa di perdere, risalire, riscendere e riperdere :))

  13. IlDitoArCulo ha detto:

    sai geme? in questa cosa non siamo più tanto geme. ho perso talmente tanti treni che a forza di mangiarmi il fegato, e di incazzarmi per lunghe e trafelate corse che oltre a rivelarsi inutili mi facevano ritrovare sudato come una merda, ho scelto alla lunga di sfrantumarmi i coglioni in lunghissime attese (che per me sono tali quando superano i 5-10 minuti) arrivando in stazione con largo anticipo.

  14. anonimo ha detto:

    Ah già che c’era quel treno… L’avevo letto che c’era! Ogni tanto, ma molto di rado, gli fanno fare un giro, al treno con la vaporiera. Salirci mi sa di cosa da turisti, come americani in gondola, e poi costa un sacco (come la gondola), ma guardarlo è bello. Uff, me lo sono perso. Però l’hai visto tu e ne sono contento.

  15. LadonnaCamel ha detto:

    Brava, stacci vicina alle cose, toccale, tienile strette, carezzale con le parole.

  16. CurlyzTerron ha detto:

    E se l’amore che avevo non sa più il mio nome.
    E se l’amore che avevo non sa più il mio nome.
    Come i treni a vapore come i treni a vapore
    di stazione in stazione e di porta in porta
    e di pioggia in pioggia …

    … schiùsa tesorella ma oggi mi
    sento mollemente romantica! 😀
    ti strabacio

  17. Petarda ha detto:

    a me mai mi sceglierebbe, l’eurostar 🙂

    il trenino che fa ciuf ciuf è esattamente quello del binario 20.
    ultimo binario, binario semifantasma :))

  18. killerpiteless ha detto:

    e se fossero i treni a scegliere noi?
    si… un treno che seleziona i passeggeri…
    Lei no… è troppo chic.. eurostar…
    tu? tu si? vieni con me!

    io vorrei un treno che fa ciuf ciuf

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...