il passato come rappresentazione

nello scrivere queste poche pagine di ricordi mi è parso abbastanza inquietante di aver spesso avuto l’impressione di rappresentare non dei fatti, ma solo delle versioni già esistenti e già in possesso di una qualche veste letteraria. in fondo ho iniziato il tempo non perduto a partire dall’infanzia del protagonista e alla fine ho deciso di eliminare completamente quella parte introduttiva del libro, dopo averla riscritta e rielaborata molte volte. era proprio là che si trovava la maggior parte dei materiali costituiti dai ricordi della mia infanzia. inoltre diversi frammenti di quella parte sono andati a sparpagliarsi anche in altri libri, dunque mi trovo nell’ingrata situazione di una persona che non può semplicemente ricorrere a una riserva di fatti accaduti, magari anche mescolati in maniera assolutamente caotica, ma che deve strapparli quasi a forza alle più svariate costruzioni, dove possono essere stati ricorperti da perfette imitazioni della verità. una variante ironica del destino del discepolo di un mago o anche semplicemente di un bugiardo che inizia a confondersi tra le sue stesse invenzioni.

stanislaw lem

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