alla faccia dell'anomalia

<div align=”justify”><font size=”3″ face=”Georgia”><strong>Domanda: perch&eacute; &egrave; normale che il governo stia eseguendo il programma politico di uno che &egrave; stato condannato, tra l’altro, per &quot;calunnia aggravata dalla finalit&agrave; di terrorismo per aver tentato di depistare le indagini sulla strage alla stazione di Bologna&quot;?</strong></font><br />
<br />
<font size=”3″ face=”Georgia”>Licio Gelli <a href=”http://www.unita.it/news/88800/e_gelli_disse_berlusconi_ha_copiato_il_mio_progetto_politico”>dice</a&gt; che il cafonano &egrave; l&rsquo;esecutore del programma della P2. E’ vero. Pure nelle minchiate. Come quando se ne usc&igrave; con la storia che voleva <a href=”http://archiviostorico.corriere.it/2004/marzo/30/Berlusconi_alleati_divisi_sulle_feste_co_9_040330034.shtml”>abolire i ponti</a>. Ecco, paro paro: <em>b3) eliminazione delle festivit&agrave; infrasettimanali e dei relativi ponti (salvo 2 giugno – Natale – Capodanno e Ferragosto) da riconcedere in un forfait di 7 giorni aggiuntivi alle ferie annuali di diritto</em> – dal piano di rinascita italiana di Gelli, che contiene anche espressioni molto amate dal governo, come &ldquo;chiudere i rubinetti&rdquo;. O cafonani scarsissimi e privi di fantasia! Un bel dossier riproposto qualche giorno fa da</font><font size=”3″ face=”Georgia”> Indymedia Lombardia, </font><font size=”3″ face=”Georgia”><a href=”http://lombardia.indymedia.org/node/22092″><strong>dalla P2 a Forza Italia e il piano rinascita</strong></a>, conclude: </font><font size=”3″>Sono praticamente la met&agrave;, ventuno su quarantacinque, i punti che il Programma di Forza Italia ha in comune con quelli del Piano di Rinascita democratica della loggia P2 ritrovato nel lontano 1981, ossia ben dodici anni prima della costituzione da parte di Silvio Berlusconi del partito di Forza Italia. Coincidenze di qualsiasi tipo, che spaziano dalla riforma istituzionale (in entrambi vi &egrave; l&rsquo;aspirazione alla Repubblica di tipo presidenziale) alla riorganizzazione ministeriale, con in primis l&rsquo;accorpamento dei ministeri economici; dalla struttura dell&rsquo;associazione creata (piccoli clubs d&rsquo;elite) al ruolo di simpatizzanti cui relegare un nucleo scelto di giornalisti (ruolo cui Berlusconi ha posto i vari Emilio Fede, Paolo Liguori e gli altri professionisti del settore sul suo libro paga); le picconate alla Rai e il desiderio di assoggettamento della magistratura; dalla riforma fiscale agli attacchi ai movimenti sindacalisti; dalla riforma sanitaria al sistema maggioritario. E naturalmente non si tratta di idee rimaste scritte in un programma, ma di provvedimenti e riforme per la maggior parte attuate regolarmente. Di anni ne sono passati non dodici, ma ventidue da quel 1981 allo scorso 16 settembre, giorno in cui il governo ha varato un importante disegno di legge che modificher&agrave; met&agrave; della nostra Carta Costituzionale, e che nelle previsioni di Berlusconi dovrebbe essere legge nel 2004 dopo i consueti passaggi alla Camera e al Senato. Sono molti i punti di questo nuovissimo disegno che attualizzano il Piano piduista pi&ugrave; di vent&rsquo;anni dopo, come abbiamo visto: il rafforzamento dei poteri del premier col passaggio di fatto alla formula del &ldquo;premierato&rdquo;, lo snellimento di Camera e Senato, soprattutto la fine del bipolarismo perfetto con la &ldquo;regionalizzazione&rdquo; (federalizzazione) del Senato. Si tratta dell&rsquo;ultima, non dell&rsquo;unica legge-riforma di questo governo (che vanta nella rosa dei suoi ministri due altri ex piduisti come Berlusconi: Antonio Martino alla Difesa e Giuseppe Pisanu agli Interni) che richiama esplicitamente quel Piano: la riforma del ministro Letizia Moratti ha risistemato (o pretende di risistemare, data la mancanza di fondi evidenziata dalla Finanziaria) il settore scolastico, la legge Gasparri in materia di comunicazione &egrave; stata giudicata da molti anticostituzionale e favorisce il monopolio privato del Cavaliere, anche attraverso la cancellazione della vecchia e trasgredita imposizione di mandare Retequattro sul satellite; prima ancora, lo scorso Natale, l&rsquo;ampio dibattito sul presidenzialismo tirato in ballo da Berlusconi, che puntava forte alla presidenza della Repubblica a fine mandato e che invece adesso ripiega sul premierato; la ventilata riforma delle pensioni, come gi&agrave; evidenziato, ricalca molti dei punti che stavano a cuore al vecchio Piano. Che vecchio rimane, anagraficamente; ma che per alcuni versi non &egrave; mai sembrato pi&ugrave; attuale, in balia come siamo di una virata autoritaria.</font></div>

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6 risposte a alla faccia dell'anomalia

  1. Petarda ha detto:

    carlo. ci sono radici lontane, è vero. lo spiegò bene anche – tra gli altri – paul ginsborg nel suo "storia d’italia dal dopoguerra ad oggi". che se per caso l’ha aggiornato ("oggi" eran gli anni ’90) me lo ricompro. l’america nel secondo dopoguerra rivitalizzò sicuramente anche la massoneria, le cui logge non credo fossero e siano esattamente un ritrovo di buontemponi (tipo la loggia del giaguaro del papà di ricky cunningham, te la ricordi?). quantomeno ci si fanno affari, si trovano aggangi, e in questo niente di male: peccato che chi non ne fa parte resta fuori, e in un contesto che si pretenderebbe meritocratico come quello americano non mi torna tanto. qui in italia, visto che siamo – sono – quattro gatti, credo che i massoni, di destra e di sinistra, detengano una notevole fetta di potere. a questo link trovi un’affermazione sconcertante: l’80-90% dei parlamentari sarebbe massone: http://antonellarandazzo.blogspot.com/2008/09/massoni-in-parlamento.html.
    ma, dicevo, siamo quattro gatti: non c’è quindi da stupirsi se, gira e gira, alla fine si trovano tutti: la massoneria faceva affari con la ‘ndrangheta, e marcinkus, con buona pace di quelli che difendono la laicità della massoneria d’antan, era iscritto alla P2.
    in quest’ottica, per esempio, non mi stupiscono tanti comportamenti sconcertanti di d’alema.
    una cosa curiosa: gelli, oltre che collaboratore – pare – della CIA, fu dirigente della permaflex (http://www.loggiap2.com/permaflex.htm), poi diventata eminflex, della quale questo articolo ben spiega i legami con la mafia: http://www.accadeinitalia.it/index.php?option=com_content&task=view&id=18&Itemid=30 (massoni, mafia e materassi, chi l’avrebbe detto?).

    paolo, sono perfettamente d’accordo. ormai berlusca è impresentabile o, chissà, non risponde più ai requisiti richiesti da chissà chi (non necessariamente italiano, penso a murdoch) e quindi va sostituito.

    gemelluzzo… ci sei ben dentro pure tu, a giudicare da quel che scrive una certa signora romagnola nel suo primo post. 😀

    birambò: o_O

  2. oh petygememia… come sei dentro tutto questo. ti andrebbe una piadina speck, stracchino e rucola?
    (poi torno che ho -tanto per cambiare- un bel po’ di arretrati)

  3. gloriagloom ha detto:

    si vabbè, ma la gellizzazione (oddio che orrore linguistico mi è scappato) del suolo patrio è processo irreversibile in atto dal dopoguerra, il porco di arcore è solo un passaggio obbligato di questa strategia e anche la sua attuale deriva e messa in disgrazia, il prossimo atto sarà il governo diretto di confindustria (con l’avallo di quegli stracciapenne di repubblica) e non so francanmente cosa sia peggio.

  4. anonimo ha detto:

     Ci sono stati tanti burattinai. Secondo un capitolo di una seria opera di cui sto facendo l’editing, il carattere «pacifista» della nostra costituzione (lo è molto di più delle costituzioni degli altri paesi europei), lo scarso accento sul nazionalismo e sull’idea di patria (che solo in Italia è associata a qualcosa di "fascista"), e anche il parlamentarismo proporzionale, tutte cose che sembrano (e anche sono) virtù, furono imposti dagli Stati Uniti, che volevano mantenere l’Italia, paese inaffidabile, in uno stato di scarsa identità, quasi una colonia. D’altronde ci furono anche ordini precisi (un mio amico era quasi arrivato a trovare i documenti ufficiali, poi è morto) su cose apparentemente frivole, ovvero: almeno il 50% della musica trasmessa dalla RAI doveva essere americana. E così fu. Non era una «moda», era una direttiva dall’alto. Dopodiché, c’erano piani ben precisi di intervento nel malaugurato caso che il PCI avesse vinto le elezioni: il voto sarebbe stato immediatamente delegittimato. Si ha l’impressione che non abbiamo mai scelto niente, tutto è stato imposto. Ora però, a guerra fredda terminata da vent’anni, con un po’ più di senso civico nazionale lo psiconano lo manderemmo via… O dunque non è un caso che non si è fatto nulla per costruire questo senso civico nazionale? L’America, considerandoci merdacce che cambiano bandiera a guerra in corso, non voleva un’Italia "vera". Certo, cambiammo bandiera a loro favore, ma, come deve avere scritto da qualche parte Cervantes, "il tradimento è utile, ma il traditore fa schifo". Insomma, ci sono radici lontane (anche più lontane: pure l’Unità d’Italia fu un’operazione condotta dall’alto, soprattutto al Sud il popolo non la voleva affatto: nessuna coscienza italiana) per la nostra disgregazione. Che però non ci impedirebbero adesso di cambiare rotta… se lo volessimo. Ho un po’ divagato… Ma almeno per una volta non ho parlato di fanciulle, vah! Ciao!

  5. Petarda ha detto:

    questo post comparirà sul blog a cadenza fissa.

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