due o tre cose su hopper e bacon

<div style=”text-align: left;”><span style=”font-size: smaller;”><br />
&ldquo;&Egrave; dalla vita reale che si raccolgono le storie. E le storie pi&ugrave; incredibili sono quelle quotidiane.&rdquo;<br />
&ldquo;Sono d&rsquo;accordo con te. </span><span style=”font-size: smaller;”>&Egrave;</span><span style=”font-size: smaller;”> quasi scandaloso, per chi &egrave; in grado di accorgersene: quanta fantasia c&rsquo;&egrave; nel reale, nella vita di tutti i giorni. Si tratta di ritrarla nel modo giusto, di darle forma o parola, ombra o silenzio, luce che immobilizza o buio che sospende&rdquo;, continua Hopper guardando il cielo.<br />
&ldquo;Proprio cos&igrave;. Ma c&rsquo;&egrave; un&rsquo;altra cosa che considero fondamentale. </span><span style=”font-size: smaller;”>&Egrave;</span><span style=”font-size: smaller;”> una cosa che chi fa arte deve avere a qualunque costo&rdquo;, dice Carver.<br />
E continua: &ldquo;Anche a costo di apparire banale, parlo della capacit&agrave; di rimanere a bocca aperta davanti a qualcosa, qualsiasi cosa.&rdquo;</span></div>
<div style=”text-align: justify;”><br />
<br />
Se, come intuisce anche Nove nel librino <a href=”http://www.skira.net/dettaglio.php?back=home.php&amp;isbn=8857203560″>Si parla troppo di silenzio</a>, di cui quissopra un bel passaggio, il tentativo della pittura di Hopper &egrave; quello di fissare il <em>qui e ora</em> (uno scoop che mi &egrave; costato 14 euro), ebbene in questo c&rsquo;&egrave; una qualche forma di corrispondenza con <a href=”http://petarda.splinder.com/post/17284396/L%27anno+della+minilepre”>Bacon</a&gt;, che sentiva la necessit&agrave; di stare di fronte alla tela come se fosse, ogni volta, la prima volta. Prima volta che, va da s&eacute;, non pu&ograve; che collocarsi <em>qui e ora.</em> <br />
Tutti e due si preparavano in modo quasi maniacale prima di un quadro, ma una volta davanti alla tela entravano in una relazione – con una parte di s&eacute;, con quel che via via nasceva sulla e dalla tela – il cui risultato finale era qualcosa di autentico – non realistico -, pur nella rappresentazione. Bacon afferma questo e quindi ne abbiamo le prove, non so se Hopper l&rsquo;abbia mai detto; io questo tentativo di relazione l&rsquo;ho avvertito tutto osservando le pennellate di <a href=”http://akamrsx.files.wordpress.com/2009/08/edward-hopper-morning-sun.jpg”>Morning Sun</a>: quasi povere, esitanti, a fronte di schizzi preparatori iperprecisi; laddove, invece, ben ricordo la decisione e la sontuosit&agrave; quasi ridondante nel tratto di Bacon. La passione non sembra far parte del mondo emotivo di Hopper; una delle opere degli ultimi anni &egrave; <a href=”http://www.echointeriordesign.com/blog/wp-content/uploads/2008/12/hoppersun-empty-room.jpg”>Sun in a Empty Room</a>. Non so se tra i suoi contemporanei ci sia stato chi lo paragonava pi&ugrave; a un artigiano che a un artista; una delle critiche che gli veniva mossa era che non sapeva ritrarre i volti. Menzogna: in alcuni lavori, &egrave; vero, i lineamenti sono come accennati, o cancellati, ma ci sono opere e soprattutto autoritratti in cui la bravura di Hopper ritrattista emerge splendente e senza nubi. No, se i volti in quadri come <a href=”http://www.ibiblio.org/wm/paint/auth/hopper/street/hopper.sunday.jpg”>Sunday</a&gt; o come <a href=”http://4.bp.blogspot.com/_pXlLvpGlImY/R1FOzbIDNoI/AAAAAAAAAC8/H_duj1d0OEg/s1600-R/Edward+Hopper,+Cape+Code+Evening,+1939.jpg”>Cape Code Evening</a> hanno connotati deformi o inespressivi, &egrave; perch&eacute; paiono fermati in movimento e quindi, a seconda, sfocati o mossi. Indefiniti. Mentre il resto: il paesaggio, le case, le stazioni, le strade, e la luce su paesaggio, case, stazioni, strade, &egrave; reso con una lucidit&agrave; da sala operatoria (e per&ograve; pur sempre esitante: in Morning Sun &egrave; commovente il trapelare del rosa nella porzione di luce sul muro dietro la donna). Sicch&eacute; rimane qualcosa d&rsquo;inspiegato: questi volti, queste maschere, di nuovo lo avvicinano a Bacon. Chiss&agrave;: se prendiamo per buona l&rsquo;intuizione iniziale del qui e ora, si pu&ograve; pensare che quei soggetti si trovino, almeno in parte, in un altrove spaziotemporale. Oppure sono, pi&ugrave; semplicemente, la confessione di un certo disinteresse?<br />
<br />
Compagno e amante di Bacon fu a un certo punto un ladro, <a href=”http://it.wikipedia.org/wiki/Love_is_the_Devil”>George Dyer</a>. Lo trov&ograve; in casa sua: lo stava derubando. Questo fatto mi ha sempre affascinato. Che lavoro interiore ci vuole per vedere uno che ti &egrave; entrato in casa col proposito di derubarti come un possibile partner? Bacon doveva essere, quantomeno, una persona di larghe vedute: gli chiese di spogliarsi e di raggiungerlo a letto. La relazione fin&igrave; sette anni dopo, col suicidio di Dyer. <br />
Hopper si sposa invece dopo i quaranta con una collega coetanea, <a href=”http://www.ownapainting.com/images/RobertHenri-TheArtStudentakaMissJosephineNivison.jpg”>Jo</a&gt;. E vive fino alla morte con Jo, dedica un sacco di lavori a Jo, dipinge Jo; da quando la sposa, tutte le donne dei suoi quadri sono Jo, che lo convinse a non avere altre modelle. Fu il suo supporto, gli fece anche da agente. C&rsquo;&egrave; uno schizzo a matita, nella mostra di Milano, in cui Jo e il suo gatto – in forma umanoide – sono seduti a tavola; mangiano e il gatto osserva beffardo un Hopper piccolo e ignudo strisciare ai piedi del tavolo elemosinando del cibo. Forse per&ograve; l&rsquo;opera che spiega meglio la natura del loro legame &egrave; l&rsquo;ultima: Two Comedians.<br />
<br />
<img align=”cssCenter” alt=”” style=”margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;” src=”https://detoni.files.wordpress.com/2009/10/65deuxcomediens.jpg&#8221; /></div>

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15 risposte a due o tre cose su hopper e bacon

  1. Petarda ha detto:

    grazie qlo, benvenuto! 🙂

  2. qlo ha detto:

    non lo sapevo.
    come si erano conosciuti bacon e dyer.
    post interessante questo.

  3. Petarda ha detto:

    è vero birambò, e del resto lo dice anche carlo qui sotto: Dire un pezzetto di quell’indicibile, forse questo è l’arte.
    carlo (molinaro) che, tra l’altro, è in una fase definitoria, ieri o stamattina ha anche scoperto che cos’è l’amor (spot per la nona puntata di one man telenovela) e di conseguenza perché alle volte le persone innamorate rimbambiniscono. 😀

  4. birambai ha detto:

    qui si fa sul serio, sorbole! grande post, Pet. La cosa che mi affascina di Hopper e di Carver è il senso di incompiutezza. Come se ci fosse un’attesa (peraltro inutile) di una rivelazione. Come se ci fosse un tentativo di dire l’incomunicabile.
    E forse anche in Bacon, a pensarci.

  5. Petarda ha detto:

    😀 e vabbè, ma i giappi non c’entrano un kaiser con H e nemmen con B… per quanto quest’anno sian stati molto di moda e mi sia capitato di vederli accostati a qualsiasi roba.
    hai visto cliccando su JO che bella che era lei?
    (comunque potendo scegliere tra i tre il pomeriggio lo passerei dai giappi :D)

  6. varasca ha detto:

    è stato bello.
    neanch’io considero di capirci granché di arte, ed è interessante il tuo raffronto fra i due mostri (ma come hai potuto trascurare i giapppi? come?!?); bacon mi disturba, quindi non lo conosco bene, ma faccio fatica ad associarli, davvero. so solo che preferirei passare un pomeriggio dagli hopper 🙂 lontano dalle grida..

  7. Petarda ha detto:

    carlo, un po’ sì e un po’ no. alle volte le cose quotidiane sono già straordinarie per conto loro. tanto che mi chiedo se non siamo in una rappresentazione.

    namicchiola: vabine! :))) e baci

    curlyzzina, mannò, d’arte ci capisco poco e non ne so quasi nulla. però se mi emoziono inizio a pensarci su. nonostante questo non ho ancora capito fino in fondo perché son quasi scoppiata a piangere davanti a "morning sun" (è linkato nel post). il 15 novembre vengo a roma… magari ci si vede 🙂 baci

    kirch, ma grazie! hai riaperto il blog dopo due anni per linkare ‘sto post 😀

  8. kirchner ha detto:

    http://kirch[..] Splinder (30/10/2009) “È dalla vita reale che si raccolgono le storie. E le storie più incredibili sono quelle quotidiane.” “Sono d’accordo con te. È quasi scandaloso, per chi è in grado di accorgers [..]

  9. CurlyzTerron ha detto:

    sai cosa? è proprio bello sentir parlare d’arte da una persona che la apprezza così tanto!
    … posso averti come "guida" alla prossima mostra?
    besitos

  10. triana ha detto:

    allora venghi  a roma e te lo torni a rivedè co me.

  11. anonimo ha detto:

    Le loro stesse vite mostrano la straordinarietà delle cose quotidiane. È per mancanza di energia nostra che non restiamo a bocca aperta davanti alle cose, a qualsiasi cosa. Dobbiamo scegliere, e vedere solo una parte. Altrimenti saremmo travolti. Gli artisti, credo, già sono assai più travolti degli altri. Il dono di vedere è anche una condanna, una fatica, una pena di sé stessi. Ma regala squarci di una gioia indicibile. Dire un pezzetto di quell’indicibile, forse questo è l’arte.

  12. anonimo ha detto:

    ih, troppa grazia triané! dille però anche, alla tua amica, che hopper da febbraio è pure a roma: *Dopo la sede milanese la rassegna sarà a Roma, presso il Museo della Fondazione Roma, dal 16 febbraio al 13 giugno 2010*
    http://www.edwardhopper.it/?IDC=32

    bascini bascietti e bascioni a te e alla meraviglia di nipotissima che tieni

    petsloggie

  13. triana ha detto:

    Bello leggere il tuo post e anche il cmmento di Kirchner e la tua risposta. parlavamo ieri della mostra di Hopper con un’amica (che ti presenterò quando vieni a roma) lei vorrebbe andarla a vedere e io le invio subito -gongolante – il link del tuo post.

  14. anonimo ha detto:

    e io ti ringrazio, kirch. sono partita anch’io con l’idea che H e B siano agli antipodi. lo sono, probabilmente, magari con qualche minimo punto di contatto. a me qui interessa più che altro l’aspetto relazionale all’interno del processo creativo, che è anche l’unico su cui posso avere qualcosa di sensato da dire. forse.
    trovo interessantissimo quel che dici dell’aria che sembra mancare nei quadri di B: del silenzio sottovuoto, sotto teca. perché B era in fondo un pittore "da laboratorio", no?
    invece il silenzio nei quadri di H a me sembra un silenzio da istante fissato e congelato. la descrizione di un attimo.
    non riesco a focalizzare appieno la differenza tra i due, alle volte bisogna continuare a pensarci e a confrontarsi per riuscire a mettere a fuoco… 🙂
    alcuni sostengono che la pittura di H rappresenta una realtà metafisica; così iperreale da diventare surreale, direi. il tocco surreale lo enfatizzano i volti/maschere/involucri.
    i volti di B mi sembrano urlanti; quelli di H no, ma dal momento che certe distorsioni mi ricordano i volti di B penso allora che dietro ci sia un urlo: ecco, quello di H è un silenzio con dietro un urlo, forse.

    ancora una cosa che non c’entra una mazza sui confini e sui limiti; trovo che H abbia un occhio fotografico, in molti quadri ci siamo soffermati a notare come l’intelaiatura di una finestra, o un pezzo di balconata, o altro, posti ai lati della tela, fossero una cornice naturale, ma interna al quadro.

    ciao, buona domenica e grazie ancora

  15. anonimo ha detto:

    Il mondo di Hopper e quello di Bacon sembrano, sono, agli antipodi.  O forse no. Un punto di contatto che mi viene in mente in questo momento è che entrambi rappresentano di preferenza la figura umana in uno spazio compresso: stanze di albergo, bar di notte, cucine domestiche ed altri luoghi analoghi per Hopper; per Bacon spazi delimitati da sbarre (celle di carcere?) teche di vetro, spazi appena descritti da poche linee, oppure più realistici, con letti sfatti, latrine…
    In entrambi sembra rappresentato anche il silenzio. Più evidente in Hopper, la cui pittura è maggiormente descrittiva. Meno in Bacon: in quest’ultimo, anzi, il silenzio, a prima vista,  appare negato dalle bocche spalancate ed urlanti dei personaggi di certi suoi quadri. Tuttavia, anche di fronte ad essi,  io ho come la sensazione di suoni congelati, del silenzio, appunto.  
    Può darsi che questa impressione nasca dal fatto che nei quadri di Bacon, o per lo meno in molti di essi, è come se l’aria non circolasse: il colore, che acquista preziose sfumature solo nei corpi ritratti, quando descrive gli spazi è piatto, è una dura barriera che cancella qualsiasi elemento atmosferico o "impressionistico". E dove non c’è l’aria, non c’è suono. 
    Vi sono alcune foto di Bacon nel suo studio, nelle quali l’artista è ritratto in un ambiente che, nei cumuli di detriti, carte, bottiglie, oggetti, reca le tracce di decenni di passaggi, incontri, solitudini, orge, e del lavoro, di tanto lavoro. L’artista, seduto,  ha uno sguardo assorto, e non sembra incline a spiegare direttamente nulla di sè, ma sembra offrirsi passivo al giudizio di chi guarda. Una specie di icona del silenzio, che però riesce a comunicare, anche solo con la postura del corpo. 
    Ecco, ho voluto aggiungere al tuo post – bello come sempre – alcuni pensieri che mi ha suggerito.
                                                          kirchner

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