Paturnie di un pomeriggio di fine estate, o anche: Merdolescenza

P: mi ridà il numero di S.? Mi hanno rubato il cellulare e ho perso un sacco di numeri.

Segretaria: preferisco di no, non vorrei che lo disturbasse mentre lavora…

P: ma guardi che ce l’avevo già! Me l’aveva dato lui!

Segretaria: eh, però non si può fare.

P: senta un po’, sto pensando di dire ai suoi datori di lavoro come si sta comportando, va bene?

Segretaria: le do subito il numero di S.
Ieri, 18 agosto 2010, mi trovavo, verso mezzogiorno, in un bar. Non avendo mangiato nulla a colazione ero decisa a farmi un autobrunch, e nel frattempo gustavo la repubblica neodc, serbando il kordoglio come ultimo, prelibato boccone. Ratto s’appresta un tizio che conosco da mo’ e che non mi piace. Spazio dentale, potrei chiamarlo. Ha sempre – nonostante il vasto Spazio – un sorrisetto sarcastico, ti parla, ti chiede e pare pigliarti pel culo, salvo poi volere dei ragguagli sulla tua vita anche privata, perché, in fondo in fondo, lui ti ama. Senza chiedere il permesso, si siede accanto a me e inizia l’interrogatorio. Alterno la lettura ostentata del giornale a risposte sempre più secche, finché non mi girano proprio del tutto e gli dico, soavemente: beh, ma tra poco potrai fare anche tu quel che ti pare, no? La pensione è vicina… D’improvviso il sorrisetto sarcastico si spegne e lo sguardo diventa fisso e stranito. Colpito. Fatto male. E lo so. L’ho fatto apposta. L’hai voluto tu. Spazio dentale! Non penso di essere cattiva, se non mi ci fanno diventare. Però non è del tutto vero. Da un po’ ho una cosa sulla coscienza e mo’ la voglio scaricare proprio qua, tanto chi legge? Conoscevo uno, tempo fa. Un’amicizia superficiale. Però carina. Una volta eravamo andati a comprare dei fiori, un’altra a vedere le Suburbe. Avevamo preso insieme qualche tè. Poi s’era trasferito in Costa Azzurra e un paio di volte ero andata a trovarlo. Diceva che aveva deciso di andare a vivere in Estremo Oriente. Dopodiché più nulla, il silenzio. Questo accadeva nel 2008. Gli telefonavo, e niente. Ero preoccupata, me l’immaginavo in Thailandia ridotto a mal partito. Poi lo vedo transitare in una via vicino a casa mia. Lo avvicino e a stento mi vede, e mi urla una cosa che non c’entra niente con me e nemmeno con quel momento, è un nome che fa parte di una sua storia immaginaria che riprende tutte le volte che interrompe una cura farmacologica. Me ne vado, poi nel pomeriggio mi telefona e riprende a raccontarmi, in preda al delirio. Gli dico che presto ci vedremo, invece non mi faccio più sentire. Da allora ogni tanto lo incrocio per le vie del mio quartiere (lui abiterebbe da tutt’altra parte), e mi fa pena come un cagnulone randagio.

Però non mi oso più avvicinarlo, in primis perché non vorrei che m’urlasse un’altra volta. Ecco. Son proprio una fetida caccona. Mi faccio anche delle seghe mentali su robe desuete come il pudore e la nobiltà d’animo; quest’ultima, in particolare, sento che mi fa difetto più di un tempo, e non voglio, e non mi piace, però mi dico anche che se il mondo non fosse pieno com’è di brutti irriducibili stronzacci non ce ne sarebbe bisogno. E invece no! Mi rispondo. Perché se il mondo fosse pieno di adorabili personcine, che senso avrebbe la NdA (che sta per nobiltà ecc., chiaro)? Insomma, siam messi alla prova. Anche se questa cosa di esser messi alla prova mi sa tanto di retaggio cattolico dello stracazzo. Fangòlo. Buona fine d’agosto.

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5 risposte a Paturnie di un pomeriggio di fine estate, o anche: Merdolescenza

  1. LadonnaCamel ha detto:

    L'avevo letto al tempo e non sapevo cosa dirti, dunque tacqui.Oggi che sono in quello stato d'animo tra la pigrizia e l'ignavia ti direi: bè, non puoi salvarlo tu, tutto da sola, il mondo.

  2. anonimo ha detto:

    Quando scrivi, bella, ti si legge. Eccome che ti si legge. E si medita anche, un poco almeno. Vedi i pensieri di Carlo, condividìsibili al 100% (cento pi' cciento, nella mia terra d'origine), o del simil mahatma di cui sopra. Al quale dico che sarebbe bello poter credere nel nesso di cui parla: però coi chiari di luna attuali ci si può al massimo sforzare  di non diventare del tutto omologati, mentre il "rendere questo posto migliore" sembra un programma un po' utopistico.  Sarei però felice di ricevere smentite: non voglio diventare un vecchio inacidito.                                                           kirchner (guglielmo)

  3. anonimo ha detto:

    La nobiltà d'animo e il pudore son cose proprio variabili e soggettive, come pure l'onore, che è servito a giustificare stragi e oppressioni permanenti. È tutto un intreccio complicato. Ogni cosa confina con un'altra: il pudore con la sottomissione, la nobiltà d'animo con l'indifferenza, l'onore con la superbia. Tante linee sottili che non tutti collochiamo allo stesso punto. E che noi stessi (intendo: la stessa persona) non sempre collochiamo stamattina al punto di ieri sera. Eccetera. Eppure i valori esistono. Forse il bello (faticoso) della vita è giostrare in questo assetto variabile dei valori, dove spesso la merda a un tratto diventa oro e l'oro merda. E poi c'è tutto il resto, il 99%, che non è né oro né merda, ma una cosa così. E siamo buoni e crudeli, ma non possiamo sapere se è nelle occasioni giuste. Cioè, io no, almeno. Meglio non generalizzare. Buone giornate a vossignoria.Carlo

  4. Nonostantetutto ha detto:

    Fondamentalmente io cerco di adottare lo stratagemma del Mahatma Gandhi: “Diventa il cambiamento che vuoi vedere realizzato nel mondo.”
    Perché infondo penso: “Se non siamo i primi noi a sforzarci di rendere questo posto migliore, non abbiamo alcun diritto di pretendere che ciò accada da solo.”

  5. anonimo ha detto:

    totalmente Off Topicnon riesco a blippare quel youtube della penguin con tuo viso mutante assai sofferto e il sorriso finale che apre il cuore alla speranzami sa che è una questione di permessi, ve'?e me li dai?

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