C’è giustizia, nel cosmo

Da un po’ di tempo mi capita di sentire o di leggere di donne piene d’iniziativa, di energia, di generosità, di coraggio, di sensibilità, d’ironia, insomma: delle gran belle donne. E mi capita di sentire o di leggere che queste donne hanno dei dubbi sulle loro capacità; sono diventate insicure, temono di non farcela, per tanti e diversi gravi motivi. Perché sono da sole a badare alla famiglia. Perché di lavoro ce n’è sempre meno. Perché nonostante si facciano il mazzo da una vita non si sentono – forse non sono – riconosciute dai compagni, dai datori di lavoro, dai figli. Perché il tempo passa, per loro e per le persone che hanno accanto. Perché hanno paura della malattia, della morte.
Pur conoscendo e riconoscendo la fondatezza di tutte queste ragioni molto diverse e molto personali di sofferenza, non riesco a non collegare questo star male anche al momento contingente (di merda) che stiamo vivendo. All’aria (di merda) che tira.
Alla preponderanza di certi vecchiacci (di merda) che tutto quel che toccano lo trasformano in: merda, applauditi dai servi (di merda) che per viltà e tornaconto li ossequiano.
Per questi miracolati della selezione naturale le donne non esistono in quanto individui con una propria volontà. Sono belle da usare e da far vedere, poi si buttano, tanto c’è subito chi le rimpiazza: il mercato offre merce sempre più giovane, bella, pure esotica.
Le donne “normali” sono bestie da soma, sono contenitori che fan figli anche da morte, sono sacchi da prendere a botte, sono delle rompicazzo, sono delle vecchie stronze, sono cesse a pedali. Però, per favore, sorridenti. Il sorriso è importante, vuoi mica star sempre lì col muso, a lamentarti. Che palle. Se poi riesci anche a metterti un po’ a posto, tiri fuori un po’ di tetta, un po’ di coscia e un bel tacco, allora guarda, sei quasi più normale di una donna normale. Sei presentabile. Era ora, cazzo.
Tanti anni fa un imam invasato disse in un incontro pubblico sull’età anziana che l’uomo dell’Islam non diventa vecchio. Non è mai un vecchio. Resta sempre un uomo, da onorare, da riverire. Da servire. Le donne, appunto. Donne anziane: non pervenute.
Il tipo era, in effetti, un tantinello integralista, e nei paesi di religione musulmana per fortuna non è così. O almeno, nella maggioranza dei paesi islamici non funziona così. Credo.
Qui da noi, invece, pare di sì.
Figo.
Sembra il solito discorso qualunquista femminista che ci si può aspettare da questo blog, che del resto da ‘st’autunno è pure in ciabatte, e quindi nemmeno più le chiacchiere da bar, ormai, poraccio. Anzi, poraccia, inquantoché trattasi di blog femmina.
Ma invece no, non è sempre il solito discorso.
Intanto, nei primi due paragrafi avrei potuto benissimo scrivere omosessuali, o immigrati, o disabili, e sarebbe stata proprio la stessa cosa.
Poi, quello che voglio dire a queste regine, a queste principesse, e a tutti gli altri nobili esseri che per disgrazia dovessero sentirsi così, è:
Ricordi quante volte ce l’hai fatta?
Ricordi quante cose belle e importanti hai realizzato?
Ricordi tutte le persone che ti ammirano e ti vogliono bene?
E ti ricordi tutte le volte che ti sei detta: non pensavo, ma guarda, ‘sta cosa che nessuno riesce a fare, che nessuno è mai riuscito a fare prima, io invece sì, en souplesse.
Hai presente, sì o no?
Ricordatelo più spesso, per favore.
Perché non meriti di stare così.
Perché è una questione di giustizia cosmica: sei una principessa e una regina.
Vuoi ricordartelo, sì o no?

La rosa,
la rosa immarcescibile che non canto,
quella che è peso e fragranza
quella dell’oscuro giardino della notte fonda,
quella di qualunque giardino e qualunque sera,
quella che risorge dalla tenue
cenere per l’arte dell’alchimia,
la rosa dei persiani e di Ariosto
quella che è sempre sola,
quella che è la rosa delle rose,
il giovane fiore platonico,
l’ardente e cieca rosa che non canto,
la rosa irraggiungibile.

J.L.Borges

In questi giorni ho portato due rose, la rosa rossa e la rosa bianca, l’amore e il silenzio, rubedo e albedo, sole e luna.
Le lascio, anche qui, per chi le volesse.
Poi magari lascio anche una strega, anzi una fata.
E un ponte. Di sole, di luna. Un arcoiris.
Le mie ninnananne.

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5 risposte a C’è giustizia, nel cosmo

  1. othchigastla ha detto:

  2. Petarda ha detto:

    caracamel e cristina, veramente sono io a ringraziare voi! :)))

    guglielmo, se mi paragoni a borges posso anche capire il toppare le arrabbiature mie. 😀 perché vedi, in questo post ero incazzata. in quello precedente, per nulla. semmai un po' scazzata, ma molto va al modo in cui l'ho scritto. 🙂

  3. cristina13 ha detto:

    ringrazio commossa, perfino la poesia di Borges..tutto questo è proprio bello e consolante

    è una questione di giustizia cosmica, per cui teniamo botta e via.

  4. anonimo ha detto:

    Quando non sei troppo arrabbiata (come ad es. nel testo prima della foto delle rose, del quale condivido il contenuto) il ritmo delle cose che scrivi e le immagini che evochi sono per me pieni di fascino. 
    Le poche righe finali del post mi sono sembrate belle come la poesia di Borges che le precede.  
                                                        Guglielmo
                                             

  5. LadonnaCamel ha detto:

    :'-)
    grazie: grazie.

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