Life is too short

Stanotte se n’è andato il padre di una carissima amica.

Mentre scrivo cucino.

Nessuna voglia di preparare la cena di stasera, ma era programmata da tempo, e ci tengo a vedere le persone che ho invitato. Ho messo a bollire i ceci per l’hummus. In un pentolone c’è un soffritto con un po’ di salsa di pomodoro per la minestra di farro e legumi: piselli secchi, lenticchie decorticate e borlotti, per fare una bella crema. Se mi gira, aggiungerò anche dei funghi secchi. Poi c’è una torta salata di pasta fillo (perché non la solita sfoglia congelata? Perché sai, tu, che schifezze di grassi ci mettono dentro? Io no. Nella pasta fillo ci spennello l’olio extravergine – scrivere evo mi fa senso – o il burro buono) con carciofi e cardi.

La cena inizierà con il salame cotto, un salamino morbido e un filetto (una specie di bresaola ma in forma di salamino), due formaggi, uno misto latte di mucca e capra (la “mistica”), l’altro solo capra, con una marmellata di cipolle che ho fatto mesi fa. Poi l’hummus, pomodorini secchi (tenerissimi e delicati, ma che fatica. Li farei pagare almeno 15 neuri al barattolo, e in giro te li tirano dietro. Poi li assaggi e sono suole ipersalate) e peperoncini ripieni di acciughe, capperi e tonno (fatti da mammà). Poi la torta salata. Pane di segale e baguette.

La minestra.

Sto considerando l’idea di un’insalata di finocchio tagliato sottilissimo e trevisana. Sì, con semi di girasole e zucca.

E bon. Perché abboffarsi? Almeno ti godi il dolce: la torta di nocciole con lo zabaglione al moscato.

Moscato che poi rimane da bere. L’enoteca di fiducia (quella con uno strano difetto di pronuncia) ha consigliato per gli antipasti un nebbiolo (my favourite) e per la minestra di farro un brachetto secco. Ci stava bene un vino toscano, ma aveva solo il morellino e ho detto No, grazie.

Anche se poi gli amici porteranno vino e dolci stavolta imporrò la mia linea.

Siccome è molto probabile che questo sia l’ultimo post dell’anno, scrivo ancora due cosette.

Com’è andato il compleanno? Bene, grazie. Con tutta la voglia di starmene per i cazzi miei (a me, troppa gente tutta insieme, troppo spesso, continua a fare male).

Capodanno? Potesse saltare insieme al natale. Lui non salta? Salto io. Avevo voglia di un lungo viaggio in treno, al calduccio, guardando bei paesaggi, leggendo bei libri, con qualcosa di caldo da bere (thermos?). Impossibile, in poco tempo, e con due tre giorni a disposizione, cercare di costruire un viaggino come si deve. Allora, due città opposte, da raggiungere in treno. Budapest, da Venezia. L’arrivo sarebbe alle undici del mattino, s’andrebbe subito a scongelare in uno di quei lussuosissimi centri termali di cui è pieno il centro. Oppure Marsiglia, da Torino. Sono diverse tratte, quella più suggestiva è certo la Cuneo Ventimiglia, che passa per il Col di Tenda. Già fatta, alcuni secoli fa, tornando da un capodanno a Barcellona (chi non ha mai fatto un capodanno a Barcellona?): bellissima. E poi l’idea di vedere Marsiglia: c’ero stata, più di vent’anni fa, insieme ad amici molto motivati a saltellare su e giù per le Calanques. Quel bianco, quell’odore di rosmarino. Ma di Marsiglia non ho ricordi perché ci abbiamo solo cenato, una sera. Poco dopo ho lasciato il mio portafoglio in una cabina telefonica, così gli amici mi hanno dovuto sovvenzionare per l’intera vacanzina. Il debito nei loro confronti mi impedì di insultarli come avrei voluto per la difficoltà delle scarpinate; m’arrabbiai solo una volta, mi pare, ma perché la nostra guida (un omone più vecchio di noi ventenni, soprannominato bionico) s’era persa e continuava a farci zigzagare su e giù per la montagna senza alcun costrutto ma con immane sofferenza. Nella foto, il luogo in prossimità del quale avvenne il cazziatone. Non so se qualcuno avesse mai osato cazziare l’uomo bionico. Marsiglia, Marsiglia: fa più caldo. Almeno dieci gradi, il 31 dicembre. Ma credo ce ne saranno di più.

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10 risposte a Life is too short

  1. Petarda ha detto:

    cinas, sai perché l'uzbekistan? perché a istanbul ho visto dei cappotti e dei caftani bellissimi, e mi hanno detto che erano uzbeki, fabbricati con sete cinesi. allora quella sensazione, di istanbul porta dell'asia, mi ha fatto venir voglia di asia, a cominciare dall'uzbekistan. ma probabilmente lì non troverei nulla, oggi come oggi. come quelli che vanno a samarcanda e tornano dicendo che gli ha fatto schifo.

    carlo, che dire? buon anno.

  2. anonimo ha detto:

    L'anno scorso, non l'hanno scorso. Pensiero fondente. Non l'hanno fatto l'anno scorso.

  3. anonimo ha detto:

    Io non ho mai fatto un capodanno a Barcellona. L'hanno scorso ho pensato molto a una che stava facendo capodanno a un centinaio di chilometri da Barcellona, ma quello è un altro discorso.
    Quest'anno non so dove ha fatto capodanno e probabilmente è meglio così.
    A Barcellona sono stato tre volte ma sempre fra primavera ed estate.
    Due volte in treno e una volta in automobile.
    L'aereo no, si sa.
    Mi piace Barcellona.
    E la cena di quella sera è stata ottima, nonostante.

  4. cinas ha detto:

    uzbekistan, avevo quasi prenotato, per un viaggio da solo (i maschi soli hanno pochi posti dove andare per non essere sospettati di turismo sessuale: in uzbekistan credo che trombino poco anche gli abitanti) e poi niente.

    però non so, andare nei paesi musulmani mi piace sempre meno.

  5. Petarda ha detto:

    cinas, ti invidio per la mongolia, e però scommetto che non sei mai stato in uzbekistan, che dopo la mongolia è un posto dove vorrei proprio andare. il brachetto secco non si accompagnava; alle carni magari, ma ai legumi proprio no. 

    roby: maledetto, mi fai venire fame e sono solo le sei e mezza.

    giorgia, anche a te, e in culo alla balena di peluche per la presentazione!

  6. anonimo ha detto:

    Buon tutto Pet, e buon viaggio ovunque andrai. Baci
    Giorgia

  7. RobySan ha detto:

    Mentre scrivo cucino. Ma che c… e che sfrontatezza: io non riesco a fare né l'una né l'altra. Nemmeno separatamente.

    Ravioli allo speck e radicchio conditi con una sfoglia di Montasio e burro d'alpeggio.

    "Magrissimo di turgia con castagne" su salsa al moscato e uva passa, decorato con trito di cipolla "sudata" in olio d'oliva di Dolianova [e questa l'ho inventata io, neh!].

    Prosciutto crudo d'oca, affettato, e involtino di sfoglia con ripieno di pera saltata con succo d'arancia.

    Fin qui il vino è il Ruché del mio amico F.G.

    Assaggio di caprino di Martassina. Col caprino tanti i vini adatti, ma ascolta me: birra! Quale? La mia, naturalmente (ho fatto una India Pale Ale che è uno schianto, si fa bere a gargarozzo cantante).

    Il menù l'ho presentato. Ora cerco di farmi venire un'idea per una poesia da scrivere mentre lo cucinerò.

    Buon viaggio marseillaise et coetera.

    P.S.: ti salutano i principini e la regina.

  8. cinas ha detto:

    bel menù. anche se il brachetto dopo il nebiolo, boh, mi sembra molto strano.

    io andrei a Budapest, mi è piaciuta un sacco.

    (sono poi stato in Mongolia, eh)

  9. anonimo ha detto:

    anche a te, mr kelly! ti auguro un 2011 pieno di danze :)))
    miss p, in attesa degli ospiti

  10. varasca ha detto:

    sarà bellissima, miss pettie; marsiglia d'inverno.. buon ttutto a te 🙂

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