Lettera uno

S’inaugura, con questa, una serie di tot lettere.

Dicono non sia necessario spedirle. Dicono basti scriverle, e qualcosa cambia.
Sono esibizionista, del resto chi ha un blog che cosa può mai essere se non esibizionista.

E poi magari qualche destinatario potrebbe pure trovarle e leggerle. Anche se non sono messaggi in bottiglia. Sono scritti a prescindere.La prima non è la più importante.

La prima è per te, che non sei – anche se ti piacerebbe, visto che ti ci comporti – un cane fuori dalla porta: sei una merda appesa a un palo, oppure un verme, senza però nemmeno quel minimo di dotazione da essere vivente che potrebbe farmi provare un briciolo di pietà.
Stammi a sentire, homunculus: puoi andare dove vuoi. Dove ti pare. Questo è ancora un paese libero. MA: non venirmi vicino. Non venirmi davanti, non venirmi sotto. Già una volta, tanti anni fa, ti ho fatto piangere; e pensa a quante persone hai fatto piangere tu, stronzo da quattro soldi. Posso farti molto male, lo sai. Allora guardati da me: non venirmi vicino. Vorrei dirti di non parlare di me, delle mie cose, coi tuoi amichetti. Ma non posso. Non sarebbe giusto. Anche se mi infastidisce e non sai quanto, perché manco mi dovresti nominare. Mi volevi cancellare, e dunque adesso che diavolo vuoi, schifosa imitazione di una blatta? Non mi provocare invadendo i miei spazi. Mai mi verrebbe in mente di fare la stessa cosa con te. Non esisti, se non come un teatro fatiscente al pari della tua casa, piena di trovate a effetto ma senza calore, senza personalità. Sei un bluff. E oggi, se ti vedo in strada, manco ti riconosco. Quindi perché venirmi di nuovo davanti? Vattene per il tuo cammino, miserabile, sapendo che mai più s’incontrerà col mio.

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6 risposte a Lettera uno

  1. Petarda ha detto:

    poverettuncazz!

  2. Scantini ha detto:

    E madonna , poveretto !!! 

  3. undulant ha detto:

    non ti ricordavo così tenera, pet!

  4. anonimo ha detto:

    … e io sento il canto del lombrico
    nel cuore di molte bambine.
    federico garcia lorca, new york

    la titulaire

  5. anonimo ha detto:

    la dotazione minima dell'essere vivente è la vita. Costui ne è privo, perciò non puoi volerlo morto: una deduzione confortante, se si considera che la tua lettera potrebbe diventare un messaggio in bottiglia solo a patto di entrare in una molotov.
    Climacus

  6. RobySan ha detto:

    Boia Faust! Homunculus tè, ciapa lì e porta a cà.

    "merda appesa a un palo": il concetto è interessante poiché, da un lato, esclude consistenze al di sotto di quel che si definiva stronzo-duro-che-contro-il-muro-sta-ritto-in-pié (*) e dall'altro implica la precisa volontà d'impiccagione (una sorta di contrappasso e più che dura vendetta) da parte d'una parte offesa o lesa nella propria dignità.

    "verme senza però nemmeno quel minimo di dotazione da essere vivente…": qui l'interpretazione si fa più problematica. Supporrò che si tratti del "verme" nell'accezione più usuale cioè del Lumbricus terrestris, il comune e strisciante Anellide che chiunque ha incontrato almeno una volta nella vita. Ciò stabilito, che sarà mai la minima dotazione da essere vivente? I lombrichi, si sa, sono ermafroditi insufficienti- hanno un qualcosa che aggrega funzioni di pisello e patatina, palline e ovario, per semplificare il discorso –  perciò per fare i vermicelli devono comunque metteresi in due.  Non sono cordati e ciò è senzaltro determinante. Inoltre, pure la sanguisuga fa parte dello stesso genere. Mmmhhhh!

    "Già una volta , tanti anni fa, ti ho fatto piangere…": allora le glandole lecrimali le ha!

    Non possiamo non dirci esterrefatti e commossi al pensiero di questo solido stronzo vermiforme che, appeso a un robusto pruno metropolitano (il palo), lacrima come un vitello.

    (*): chiunque può vedere che è ben difficile sostenere la merda squacchera con una corda! Il soggetto non era dunque ciò che, principalmente nel centro Italia, si definisce stronzo-che-cola.

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